✕
(reuters)

Lo strano caso di Mourinho, da Special One a bersaglio mobile

In Chelsea-United l'assistente di Sarri, l'aquilano Marco Ianni, ha esultato in faccia al portoghese per il 2-2 al 96' per provocarlo. Ma basta la presunta antipatia del portoghese a spiegare gli attacchi continui?
2 minuti di lettura
Se qualcuno ha qualcosa che gli brucia dentro, vuole sfogarsi, se uno si sveglia storto e deve a tutti i costi tirare fuori un dito medio entro una certa ora, offendere a casaccio, rompere una sedia in testa al prossimo, non dimentichi questo nome: José Mourinho. È il moving target del poligono del calcio e magari ci stiamo anche tenendo stretti perché non è detto che fuori dal mondo del pallone non accada la stessa cosa, non regni la stessa atmosfera.

Mourinho è il faccione da clown disegnato al centro del bersaglio per il gioco innocente dei tanti bambini adulti che circolano intorno a questa giostra milionaria. Gli arrivano freccette, frecciate, sputi, parolacce, pomodori marci. Non sarà simpatico, d’accordo. Però adesso abbiamo veramente oltrepassato ogni decenza. È assurdo ma è anche un fatto concreto: da ogni angolo del mondo vengono allo scoperto persone pronte a perdere il controllo soltanto davanti a l…
Se qualcuno ha qualcosa che gli brucia dentro, vuole sfogarsi, se uno si sveglia storto e deve a tutti i costi tirare fuori un dito medio entro una certa ora, offendere a casaccio, rompere una sedia in testa al prossimo, non dimentichi questo nome: José Mourinho. È il moving target del poligono del calcio e magari ci stiamo anche tenendo stretti perché non è detto che fuori dal mondo del pallone non accada la stessa cosa, non regni la stessa atmosfera.

Mourinho è il faccione da clown disegnato al centro del bersaglio per il gioco innocente dei tanti bambini adulti che circolano intorno a questa giostra milionaria. Gli arrivano freccette, frecciate, sputi, parolacce, pomodori marci. Non sarà simpatico, d’accordo. Però adesso abbiamo veramente oltrepassato ogni decenza. È assurdo ma è anche un fatto concreto: da ogni angolo del mondo vengono allo scoperto persone pronte a perdere il controllo soltanto davanti a lui, come se fosse la sua presenza a giustificare una reazione scomposta, non una rete all’ultimo minuto come è successo allo Stamford Bridge dove il Chelsea ha chiuso sul 2-2 con il Manchester United nell’ultima azione disponibile al 96’.

Mourinho è una cannuccia infilata nel corpo della gente: tira fuori la bile. Chissà cosa gli rimproverava Marco Ianni, 36 anni, aquilano, da questa stagione secondo assistente di Maurizio Sarri al Chelsea e con lui già al Napoli (con precedenti esperienze al Cosenza e al Campobasso), quando è uscito di senno al pareggio di Barkley. Prima ha cominciato a festeggiare muovendosi sguaiatamente verso la panchina dello United e poi, tornando verso il suo box, ha precisato meglio l’obiettivo delle sue emozioni attaccando Mourinho che poveraccio se ne stava seduto al suo posto, evidentemente non troppo contento dei tre punti appena svaniti, ma certamente inoffensivo. Un festeggiamento mirato.

Mourinho è scattato come se lo avessero attaccato a una presa di corrente e ci sono voluti almeno sette cristiani, fra steward, poliziotti, colleghi, per fermarlo prima che mettesse le mani addosso all’incauto Ianni. Una scena francamente orrenda. Chissà quale ruggine aveva accumulato l’assistente di Sarri (e prendendola poi da dove?) che non era uno del Chelsea quando c’era Mourinho in panchina e che quindi non può avere un contenzioso personale aperto col portoghese, non può avere in archivio scintille dirette. Chissà cosa si racconta negli anfratti dello spogliatoi, chissà quali fantastiche o distorte avventure si narrano circa l’esperienza dello Special One a Londra. Sarri ha subito chiesto scusa e negli spogliatoi ha chiesto scusa anche Ianni, Mou ha detto che l'incidente è chiuso. Rimane il mistero del perché la rabbia universale, compressa in una o più persone alla volta, esca meglio quando c’è di mezzo lui o se Mourinho è a portata di vaffa. Fa comodo.

Se avesse la barba farebbero la fila per tirargliela. La sua antipatia (presunta, vociferata, reale) è un antidoto per tutti, antipatici compresi. È come se i gesti sgradevoli o inopportuni, è come se le parole grosse, fuori posto, rimaste lì per mesi a covare, trovassero conforto, rinvigorendosi, quando il viaggio degli stati d’animo più acidi si conclude nelle vicinanze di questo signore al quale, viene ancora da pensare, dobbiamo molto. Un signore che, come avrebbero scritto i maestri della commedia italiana, paga a caro prezzo una “nominata” che lo precede sporcandogli il cammino più di quanto non lo agevoli. Come la “bersagliera” Gina Lollobrigida. C’è tanto di fantasioso nella sua personalità spacciata per vera. La scena di Chelsea-Manchester United è la conferma che Mourinho scatena in molti almeno due peccati capitali, ira e invidia in ordine sparso. Catalizza l’amore di chi ha vissuto accanto a lui momenti esaltanti. Ma mai abbiamo visto l’amore mutare così rapidamente in odio viscerale, come se in vita sua quest’uomo avesse fatto solo danni, rubato soldi a presidenti imbambolati e provocato sofferenza. E non di una squadra di calcio o di un popolo di tifosi.  Ma dell’intero genere umano.
Mai il disprezzo è stato tanto contagioso, fino a toccare gente che probabilmente ha vissuto soltanto per sentito dire la sua presunta e totalizzante arroganza. Ma sarà veramente così?