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Vite da maratoneti, l’Africa rincorre la parità di salario

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I bianchi vincono poco e incassano molto più dei neri: per gli sponsor conta il mercato, non le gambe. Si corre la maratona di New York
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NEW YORK - È la corsa, bellezza. Genera soldi, salute, indipendenza, carità. New York è la maratona number 1 del mondo: più di 50mila partecipanti, l'Italia con 3.162 concorrenti è la nazione estera più rappresentata, 825 mila dollari di montepremi, un indotto da 366 milioni di euro. Oggi si corre: 14.400 banane distribuite sul percorso, più 40.800 barrette energetiche alla partenza. Senza scomodare Sinatra, se ce la fai a New York, finisci nell'immaginario del Paese, tanto che quest'anno ad Halloween in tante si sono vestite come Shalane Flanagan, campionessa 2017, quinta americana a vincere, la prima dal 1977. E la maratona quest'anno è hot in tutti i sensi: per il record del mondo del keniano Eliud Kipchoge (2h01'39") e perché il riscaldamento climatico che rallenta le corse è diventato il grande nemico. A qualcuno spiace calda. Sono già nate preoccupazioni per la gara di Tokyo 202…
NEW YORK - È la corsa, bellezza. Genera soldi, salute, indipendenza, carità. New York è la maratona number 1 del mondo: più di 50mila partecipanti, l'Italia con 3.162 concorrenti è la nazione estera più rappresentata, 825 mila dollari di montepremi, un indotto da 366 milioni di euro. Oggi si corre: 14.400 banane distribuite sul percorso, più 40.800 barrette energetiche alla partenza. Senza scomodare Sinatra, se ce la fai a New York, finisci nell'immaginario del Paese, tanto che quest'anno ad Halloween in tante si sono vestite come Shalane Flanagan, campionessa 2017, quinta americana a vincere, la prima dal 1977. E la maratona quest'anno è hot in tutti i sensi: per il record del mondo del keniano Eliud Kipchoge (2h01'39") e perché il riscaldamento climatico che rallenta le corse è diventato il grande nemico. A qualcuno spiace calda. Sono già nate preoccupazioni per la gara di Tokyo 2020: i medici giapponesi hanno chiesto di anticipare la partenza alle 5,30 "per evitare tragedie", mentre l'anno prossimo ai mondiali di atletica di Doha il via sarà a mezzanotte.

New York aspetta l'eroe di casa, l'ultimo che ci è riuscito nel 2009 tra gli uomini è Meb Keflezighi, rifugiato eritreo, arrivato in Usa dall'Italia, ora ritiratosi, che l'anno scorso a 42 anni anni è arrivato 11° collassando sul traguardo. Abdi Abdirahman, somalo, naturalizzato americano, è quello che nelle ultime edizioni ha ottenuto i miglior risultati (3° nel 2016). È raro che New York si conceda due volte di seguito. Può riuscirsi Geoffrey Kamworor, 25 anni, keniano, campione uscente, che può diventare il secondo negli ultimi 20 anni ad aggiudicarsi consecutivamente la gara. È un atleta versatile: ha vinto sotto la pioggia di Cardiff e sotto l'umidità di Kampala.È allenato da Patrick Sang e lavora con Kipchoge, il maratoneta più veloce del mondo.

Ma ora veniamo al segreto più custodito: quanto guadagna un top-maratoneta? Se i chilometri sono uguali per tutti (42,195) e anche i premi, non lo sono gli ingaggi e le sponsorizzazioni. I neri corrono, l'Africa domina, ma i bianchi guadagnano. I siti specializzati che hanno fatto ricerche, garantendo l'anonimato, confermano che a parità di risultati i bianchi ricevono più soldi. Ad esempio Galen Rupp (ora infortunato), biondo, americano, 32 anni, 3 figli, bonzo ai Giochi di Rio, vincitore a Chicago nel 2017 dopo 37 anni di digiuno a stelle e strisce, zero presenza sui social, riceve otto volte di più di Tamirat Tola, etiope, 27 anni, bronzo a Rio nei 10mila e argento ai mondiali di Londra. Per Rupp la base è di circa 785.333 dollari contro i 93.750 di Tola. Non solo: Rupp ha il contratto di scarpe più alto, anche rispetto al recordman Kipchoge che è molto più forte e vanta più successi di lui. Rupp all'anno dalla Nike riceve 200 mila dollari più del keniano. E questo perché è il cocco (bianco) dell'America, perché ha una bella faccia, perché dietro ha un mercato con potere d'acquisto. Così sempre secondo i manager Matthew Centrowitz, campione olimpico nei 1500 a Rio, che appena lasciato il chiacchierato centro di Salazar in Oregon, guadagna 10 volte di più di Timothy Cheruiyot, keniano, miglior specialista 2018, imbattuto nei quattro confronti con l'americano.

Anche tra le donne c'è la stessa differenza: tra Edna Kiplagat, 38 anni, keniana, 2 ori e 1 argento mondiali, prima a Boston nel 2017 e Shalane Flanagan, 37, ballano 100 mila dollari. Lei ci riprova anche oggi contro gli 80 kg in due della coppia keniana Mary Keitany-Vivian Cheruyiot, la prima, 36 anni, tre volte prima a Ny e Londra, la seconda, 35 anni, è stata campionessa mondiale e olimpica in pista. Prima dei soldi, viene il cuore.