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(agf)

L’utopia di Spalletti: fermare il Barcellona con un piano sarrista

A San Siro il nuovo record d’incasso per l’Italia: 5,8 milioni. Messi in dubbio fino all’ultimo, il tecnico nerazzurro punta sul possesso palla
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MILANO - Chi se ne importa se Leo Messi parteciperà da subito o arriverà in ritardo al party, il più costoso di sempre. Con i suoi 5,8 milioni di incasso, record di tutti i tempi per l'Italia, è Inter-Barcellona in sé che conta, mica gli interpreti. Anche se la Pulce è sempre la Pulce, cioè il migliore, e vorrebbe proprio giocare, qui poi ci terrebbe un sacco, perché adora Milano e per farsi notare un po' dal suo nemico CR7 che lo osserverà in tv a non molti chilometri di distanza, mentre nel Barça frenano, vorrebbero rischiarlo al massimo nella ripresa, la frattura al braccio destro è fresca di appena 18 giorni. La vedremo.

È la cornice che vale, per una volta, e anche l'idea meravigliosa di Luciano Spalletti, forse l'utopia, vedremo anche questa: affrontare il Barça fissandolo negli occhi, puntare sul gioco e non sul non-gioco, contendergli il pallone e gestirlo, mica parchegg…
MILANO - Chi se ne importa se Leo Messi parteciperà da subito o arriverà in ritardo al party, il più costoso di sempre. Con i suoi 5,8 milioni di incasso, record di tutti i tempi per l'Italia, è Inter-Barcellona in sé che conta, mica gli interpreti. Anche se la Pulce è sempre la Pulce, cioè il migliore, e vorrebbe proprio giocare, qui poi ci terrebbe un sacco, perché adora Milano e per farsi notare un po' dal suo nemico CR7 che lo osserverà in tv a non molti chilometri di distanza, mentre nel Barça frenano, vorrebbero rischiarlo al massimo nella ripresa, la frattura al braccio destro è fresca di appena 18 giorni. La vedremo.

È la cornice che vale, per una volta, e anche l'idea meravigliosa di Luciano Spalletti, forse l'utopia, vedremo anche questa: affrontare il Barça fissandolo negli occhi, puntare sul gioco e non sul non-gioco, contendergli il pallone e gestirlo, mica parcheggiare l'autobus davanti all'area. Ci vorrà una grandissima Inter però, contro i maestri del palleggio e del fraseggio corto, come da antica lezione imparata da Cruyff in poi, e come si è visto già due settimane fa al Camp Nou, quando il bignamino sul possesso palla e sue applicazioni fu impartito con severità noncurante. Il pentolone, anzi ormai lo si deve chiamare il wok di San Siro, con 73500 spettatori anziché il pieno da 78mila (quasi 5mila catalani hanno dato buca nel settore ospiti, forse per i prezzi altini), è pronto. Ci saranno macchine sparamagliette e truccatrici ad hoc, disseminate sugli spalti, per i tifosi che vorranno imbellettarsi il viso di nero e di azzurro. Verranno il presidente dell'Uefa Ceferin e il sindaco Sala, Valentino Rossi e Jorge Lorenzo, il ct Mancini e tutte le glorie nerazzurre possibili, da Andy Brehme a Mario Balotelli, mentre sono annunciati club dall'Arabia Saudita, dalla Cina, dagli Usa.

Questa Inter in pieno risveglio che affronta i maestri è una creatura interessante. A Spalletti anche un pareggio non dispiacerebbe (ma occhio a una sconfitta e alla contemporanea vittoria del Tottenham, complicherebbe tutto), ma non ci vuole arrivare per tentativi o per muraglie difensive: "Siamo cresciuti. Abbiamo compiuto un percorso e vogliamo mantenere un certo livello di calcio. Che Messi giochi o no fa differenza, certo, ma l'atteggiamento non cambia. Noi marchiamo gli spazi, non gli uomini. Vogliamo guadagnare campo, pressarli alti, e se battono il nostro pressing correre indietro a recuperare. Sappiamo che a loro non piace affatto non avere la palla, ce la vorranno riprendere subito: dovremo essere bravi a gestirla senza ansie e in velocità". È un piano ardito, di fatto ricalca quello della Roma di Di Francesco che lo scorso aprile eliminò il Barça nei quarti con l'ormai celebre 3-0 dell'Olimpico, ed è pure l'unica alternativa possibile alla linea Maginot che alcuni hanno opposto al Barça negli anni, a volte riuscendo (l'Atletico di Simeone nel 2015, il Chelsea di Di Matteo nel 2012).

Del resto questa è un'Inter manovriera, che punta sul possesso palla per allontanare i pericoli dalla propria area, anzi c'è un dato che la renderebbe addirittura "sarrista": Marcelo Brozovic in campionato ha toccato più palloni di tutti, ben 1018, più dei 917 giocati un anno fa da Jorginho, allora regista del Napoli. Gestendo il pallone con continuità l'Inter quest'anno è cresciuta, il segreto è quello, anche se in Champions è un altro paio di maniche. Ma la tecnica è al centro di tutto. Proprio come fa il Barça da 40 anni. Per questo l'ordalia di stasera avrà molti significati, anche filosofici. Sempre che poi Leo non decida di metterci del suo, e a quel punto ci si dovrà raccomandare ai numi tutelari. In tribuna ce ne saranno a mucchi.