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“Regole e denaro, che noia questa F1. Ma niente batte l’odore dell’asfalto"

Impegnato con la Ferrari nel mondiale endurance, Giancarlo Fisichella parla del suo nuovo libro: "Ormai il talento viene dopo ai soldi che porti al team, per questo oggi non sarei un pilota". E poi i ricordi: "Schumacher il più grande, gli insegnavo a calciare i rigori"
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A 45 anni, Giancarlo Fisichella è ancora un pilota Ferrari. Il prossimo 18 novembre corre la Sei ore di Shanghai, quinta prova del mondiale endurance. "Perché sono sempre veloce. Mi diverto. Amo il profumo dell'asfalto". Ha scritto un romanzo sulla Formula Uno pieno di aneddoti, sorpassi, avversari. "La storia di un ragazzo d'una borgata romana, Pietralata. A quei tempi, quando dicevi di venire da là, ti guardavano male".

Uno condannato a vincere fin da bambino.
"Mio padre aveva un'officina, non era mica ricco: servivano soldi per realizzare il sogno e l'unico modo era guadagnarli in pista. All'inizio con i kart e le categorie minori. Ho cominciato a 8 anni. Finita la terza media mi sono ritrovato tutto solo su di un circuito di Hong Kong. Poi in un collegio di Oxford, perché dovevo imparare l'inglese".

La Formula Uno, il sogno realizzato, dal 1996 al 2009: 14 stagioni e 3 gp vinti, 4 pole. Per gli add…
A 45 anni, Giancarlo Fisichella è ancora un pilota Ferrari. Il prossimo 18 novembre corre la Sei ore di Shanghai, quinta prova del mondiale endurance. "Perché sono sempre veloce. Mi diverto. Amo il profumo dell'asfalto". Ha scritto un romanzo sulla Formula Uno pieno di aneddoti, sorpassi, avversari. "La storia di un ragazzo d'una borgata romana, Pietralata. A quei tempi, quando dicevi di venire da là, ti guardavano male".

Uno condannato a vincere fin da bambino.
"Mio padre aveva un'officina, non era mica ricco: servivano soldi per realizzare il sogno e l'unico modo era guadagnarli in pista. All'inizio con i kart e le categorie minori. Ho cominciato a 8 anni. Finita la terza media mi sono ritrovato tutto solo su di un circuito di Hong Kong. Poi in un collegio di Oxford, perché dovevo imparare l'inglese".

La Formula Uno, il sogno realizzato, dal 1996 al 2009: 14 stagioni e 3 gp vinti, 4 pole. Per gli addetti ai lavori era "the most underrated driver", il pilota più sottovalutato.
"Potevo fare di più, è vero: ma quelle sono le carte che mi ha servito il destino. Inutile guardarsi indietro, pensiamo alla prossima gara. Quest'anno sono arrivato 2° alla 24 Ore di Le Mans, adesso sono 4° in classifica. Corro, e mi basta. Sono fortunato".

Oggi una carriera così sarebbe impossibile.
"Ma non perché non ci siano talenti in Italia, anzi: nel kart, che è la palestra della F1, siamo i migliori. La Driver Academy Ferrari sta facendo un lavoro straordinario. È che non basta, il talento. O sei in una grande squadra - Ferrari, Mercedes e Red Bull, che fanno crescere dei potenziali campioni di 13-14 anni - o hai uno sponsor alle spalle. La maggior parte dei piloti attuali paga per poter correre in F1: le squadre non ufficiali, per chiudere la stagione, hanno bisogno di gente che porti 10-20 milioni. La Williams un tempo vinceva i mondiali e pagava bene, ora cerca piloti che mettano ossigeno nelle casse".

Non è più la F1 di Fisichella. E di Schumacher, Barrichello, Hakkinen. È diventato uno sport noioso.
"Diciamo che la macchina è diventata sempre più importante del pilota. Ci sono 3 team in paradiso (Ferrari, Mercedes, Red Bull, ndr) e gli altri da serie B: è assurdo che finisca come l'altra domenica, con tutti doppiati. Diciamo che comandano gli ingegneri, si fanno tempi pazzeschi, sono cambiati i regolamenti e certe scelte - come i 100 chili di carburante, che ti impongono di risparmiare e non poter dare il massimo - proprio non le capisco. Ma resta lo sport più bello. Sarebbe migliore, se i team minori fossero supportati economicamente".

L'ad Camilleri ha detto che è stata la più bella stagione della Rossa, e che è stata sfortunata.
"Ma io sono un tifoso e un pilota Ferrari, non sono obiettivo. Stiamo crescendo, è stata una grande stagione e le prossime saranno migliori. Sebastian Vettel è un fuoriclasse. Come Lewis Hamilton, che nel 2018 non ha sbagliato nulla".

Chi è il più grande con cui ha corso?
"Michael Schumacher. Un pilota e una persona straordinaria: qualche volta - poche - ho avuto anche l'onore di finirgli davanti. Al Kaiser ho dedicato un capitolo. Giocavamo a calcio con la nazionale piloti. Un perfezionista che metteva la passione davanti a tutto: mi chiedeva consigli su come calciare i rigori. Col fratello Ralf, invece, non sono mai andato d'accordo".

Nel 2019 ci sarà di nuovo un italiano in F1: Antonio Giovinazzi.
"Sono felice, perché corre per un team svizzero ma con un motore Alfa Romeo. Gli italiani sono i piloti migliori. È che per realizzare certi sogni, servono i soldi. E tanta fortuna".