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L’autunno di Borriello, il vitellone del gol: “Mi diverto, sono vivo, ma voglio un figlio”

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L'attaccante, 96 gol con 12 maglie diverse in A, gioca a Ibiza, nella serie C spagnola. Allenamenti, pranzi di pesce in spiaggia e pantaloncini corti. "Ho giocato con 5 Palloni d'Oro e girato tanto perchè il Milan aveva campioni veri. Oggi ci sono troppe figurine"
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IBIZA - A mezzogiorno l'allenamento è finito, e la giornata è ancora lunga. Per fortuna. Autunno inoltrato: mentre in Europa ci avvolgiamo in cappotti e calosce, la Isla registra 23 gradi, cielo azzurro paradiso, luce che obbliga a socchiudere gli occhi, spiagge punteggiate di una varia umanità che svacanza in controtempo, c'è chi può. O c'è chi vive qui. Come Sandy Marton, che balla e canta sulla sabbia come ai vecchi tempi, ogni fan italiano chiede una fotografia: "Eri il mio idolo 30 anni fa". "Vieni a vedermi in concerto, suono ancora". Non mancheranno, anche se l'idolo s'è arrotondato.

Socchiude gli occhi, anzi quei due laghi neri che tante vittime hanno mietuto, pure Marco Borriello, da settembre centravanti dell'UD Ibiza, Segunda División B, serie C spagnola. E dalle labbra tirabaci fiorisce un sospiro: "È un sogno. La vita ci ha dato la fortuna di giocare qui. Vivia…
IBIZA - A mezzogiorno l'allenamento è finito, e la giornata è ancora lunga. Per fortuna. Autunno inoltrato: mentre in Europa ci avvolgiamo in cappotti e calosce, la Isla registra 23 gradi, cielo azzurro paradiso, luce che obbliga a socchiudere gli occhi, spiagge punteggiate di una varia umanità che svacanza in controtempo, c'è chi può. O c'è chi vive qui. Come Sandy Marton, che balla e canta sulla sabbia come ai vecchi tempi, ogni fan italiano chiede una fotografia: "Eri il mio idolo 30 anni fa". "Vieni a vedermi in concerto, suono ancora". Non mancheranno, anche se l'idolo s'è arrotondato.

Socchiude gli occhi, anzi quei due laghi neri che tante vittime hanno mietuto, pure Marco Borriello, da settembre centravanti dell'UD Ibiza, Segunda División B, serie C spagnola. E dalle labbra tirabaci fiorisce un sospiro: "È un sogno. La vita ci ha dato la fortuna di giocare qui. Viviamo in pantaloncini corti. Ora me ne andrò a pranzo al mare, ovvio. Magari al pomeriggio torno al campo per un po' di fisioterapia. Arriva l'ora dell'aperitivo, e che fai, non te ne bevi uno in spiaggia, col tramonto? Ma niente stravizi, mangio bene ed equilibrato: al mattino ci si vede alle 8.30 allo stadio".

Animo, c'è di peggio. Anzi nulla di meglio a 36 anni, le ossa e i muscoli che hanno dato quasi tutto, 96 gol in serie A in 14 club diversi, e intanto aver visto e vissuto il massimo: "Ho giocato con 5 Palloni d'oro: Ronaldo, Ronaldinho, Shevchenko, Rivaldo e Kakà. Con tre Palloni d'oro mancati: Buffon, Del Piero e Totti. Ho sfidato Cristiano Ronaldo e Messi. Il giorno dell'addio al calcio di Roberto Baggio ero lì. Sono stato testimone del ventennio migliore del calcio italiano e mondiale. È stato meraviglioso. Adesso è cambiato molto, soprattutto i calciatori sono cambiati".

Lui è arrivato a Ibiza quasi per caso, anzi no: "Ad agosto mi chiama Galliani, che nell'Isla ormai è un habitué, e mi dice di correre da lui al ristorante, l'Ibiza cercava un attaccante. Io non sapevo neppure che avessero una squadra, anche se vengo in vacanza qui da tanto e ho casa, anzi già pensavo di poterci vivere 6-7 mesi l'anno. Avevo offerte da Qatar, Cina, Emirati, posti così, e ho scelto subito Ibiza. È serie C ma il livello è alto, si corre, si picchia, è dura. Non è che dato che vengo dalla serie A italiana, segno 5 gol a partita perché questa è serie C. Non funziona così. Ma è bello, mi diverto, sono ancora vivo. Le donne? Ancora questi discorsi... Ne ho avute a fianco di bellissime, certo. Ora cerco l'anima gemella: si deve dire così, no?".

Da un mesetto Marco, che arrivava da 10 mesi di inattività dopo l'infelice annata alla Spal, è finito in panchina: tale Sergio Cirio, attaccante di categoria, gli ha soffiato il posto, l'Ibiza ha infilato 3 vittorie su 4, però il Nostro mica è imbronciato per le esclusioni. Dopo l'ultimo 2-0 a Granada, visto che il volo di rientro su Ibiza era stato cancellato, ha offerto un aereo privato a metà dei compagni di squadra. I problemi logistici per l'Ibiza sono numerosi, anche se la Lega finanzia una parte delle spese per le trasferte.

È un'avventura partita dal nulla, quella del presidente Amadeo Salvo, imprenditore nell'azienda di famiglia, la Power Electronics, un passato alla guida del Valencia (portato dal fallimento alla Champions), nell'orbita di Jorge Mendes. Ha preso l'Ibiza nel 2015 ed è già passato dalla sesta alla terza serie. Con un gesto, sembra dire "qua una volta era tutta campagna": "La sfida è arrivare in alto, magari alla Liga, partendo da zero: qui non c'era nulla. L'isola delle vacanze che diventa l'isola del calcio, bello no? Molto più difficile che a Tenerife o Maiorca, lì c'è una tradizione: qui mancano strutture e l'isola è minuscola. Abbiamo iniziato cambiando i colori, con l'azzurro che è il colore dominante a Ibiza, poi il logo col castello. Ricorda quello del City? Il nostro è nato sei mesi prima. Stiamo creando il club, la struttura della comunicazione, del marketing, amplieremo lo stadio se saliremo in B. Un passo alla volta. La promozione è difficile, siamo partiti lenti, ma nel calcio non si può mai dire".

L'allenatore, subentrato a ottobre, è Andrés Palop, ex portiere del Siviglia: ha riportato la squadra a metà classifica, ora è a -4 dalla quarta. Marco cerca di entrare in forma per quando ci saranno le partite decisive, l'esperienza è tutto: "Ho cambiato tante squadre perché ero di proprietà del Milan ed ero chiuso da gente come Sheva, Inzaghi, Rivaldo, Crespo. Così giravo, anche perdendo molti soldi di ingaggio, botte da 2-300mila all'anno. Poi mi prende la Roma, ma poco dopo cambia la proprietà e ricomincio a girare. Ma sono fiero del mio percorso. Conosco tutta l'Italia da nord a sud e pure Londra, ho un bagaglio incredibile, di aneddoti su compagni, allenatori, spogliatoi. Conosco tutto, ho tonnellate di bei ricordi".

Ed è già nostalgia: "Oggi vedo troppe figurine mediatiche. Appena fai due cose in campo diventi un idolo dei social, sei famoso prima ancora di capire se davvero sei un bravo calciatore e così la crescita non è lineare. Prendete Balotelli. In carriera ha dimostrato poco, eppure avrà 10 milioni di followers, mentre Vieri, uno dei più grandi di tutti, ne ha cinque volte meno. Il livello del calcio si è alzato, perché ora devi essere pure un vero atleta, ma in Italia il livello tecnico si è abbassato. Saranno le generazioni, boh. Vista dalla Spagna, dove tutti corrono e sanno toccare la palla, perché glielo insegnano da bambini, la nostra situazione è preoccupante".

Ma Borriello a moglie e figli pensa? "Mi piacerebbe, sì. Ma prima la moglie bisogna cercarla, poi ci devi andare d'accordo, poi devi averci pure l'intesa sessuale, insomma tante cose... Facciamo che la predisposizione ce l'ho, poi vedremo, ahah". Mentre scappa a spararsi un pescetto alla brace con i piedi infilati nella sabbia, un'ultima cosa: ma ce la fate a salire in serie B? "Ci proveremo con tutte le nostre forze. Se non ci riusciremo, vabbè. Tanto come si dice? Dove c'è gusto, non c'è perdenza". Dagli torto. A noi non resta che recuperare il cappotto: si torna alla realtà.