Marco Giampaolo “Se cambio gioco perdo credibilità. I Rolling Stones non fanno il liscio"
Stefano Zaino , di STEFANO ZAINODopo un periodo di crisi in cui è stato messo in discussione, il tecnico della Samp prepara il derby di Genova. Sarrista e amico dell'allenatore del Chelsea, è convinto che la Juve sia talmente forte da vincere decidendo quanta benzina usare prima di scendere in campo
GENOVA - Sarriano. Marco Giampaolo non si offende. È lo stesso Maurizio Sarri ad affermare di aver preso molto dall'allenatore della Samp. I due sono amici. Poco importa se è nato prima l'uovo o la gallina. Contano le idee, la filosofia di calcio, l'attaccamento al lavoro, la coerenza. Giampaolo non rinnegherà mai i propri principi di gioco, se fosse, è pronto ad annegare con loro.
Ha battuto il Napoli, vinto a Bergamo entrando in zona Europa, ma dopo tre sconfitte di fila la mettono in discussione.
"Io non mi posso far condizionare dall'oggi e dal calcio isterico. Sono alla Samp da due anni e mezzo, non cancello 29 mesi per 20 giorni, abbiamo tracciato una strada, non cambio, seguo il mio percorso, con serietà e ambizione".
Chi la critica però la definisce "talebano". Non potrebbe mutare qualcosa, magari la difesa a tre?
"Sarebbe come se i Rolling Stones si mettessero a suonare il liscio".
Eppu…
Ha battuto il Napoli, vinto a Bergamo entrando in zona Europa, ma dopo tre sconfitte di fila la mettono in discussione.
"Io non mi posso far condizionare dall'oggi e dal calcio isterico. Sono alla Samp da due anni e mezzo, non cancello 29 mesi per 20 giorni, abbiamo tracciato una strada, non cambio, seguo il mio percorso, con serietà e ambizione".
Chi la critica però la definisce "talebano". Non potrebbe mutare qualcosa, magari la difesa a tre?
"Sarebbe come se i Rolling Stones si mettessero a suonare il liscio".
Eppu…
GENOVA - Sarriano. Marco Giampaolo non si offende. È lo stesso Maurizio Sarri ad affermare di aver preso molto dall'allenatore della Samp. I due sono amici. Poco importa se è nato prima l'uovo o la gallina. Contano le idee, la filosofia di calcio, l'attaccamento al lavoro, la coerenza. Giampaolo non rinnegherà mai i propri principi di gioco, se fosse, è pronto ad annegare con loro.
Ha battuto il Napoli, vinto a Bergamo entrando in zona Europa, ma dopo tre sconfitte di fila la mettono in discussione.
"Io non mi posso far condizionare dall'oggi e dal calcio isterico. Sono alla Samp da due anni e mezzo, non cancello 29 mesi per 20 giorni, abbiamo tracciato una strada, non cambio, seguo il mio percorso, con serietà e ambizione".
Chi la critica però la definisce "talebano". Non potrebbe mutare qualcosa, magari la difesa a tre?
"Sarebbe come se i Rolling Stones si mettessero a suonare il liscio".
Eppure qualche allenatore, nei momenti difficili, lo fa.
"Se entrassi nello spogliatoio e dicessi da oggi si cambia perderei credibilità. Peggio: farei smarrire certezze al mio gruppo, perché loro sono convinti del calcio che vogliamo esprimere. Deragliare dalla propria idea è sempre sbagliato. È anche un problema di caratteristiche della squadra, la Samp è stata costruita per giocare in questa maniera. Possono cambiare gli interpreti, ma il modello è questo, non posso venire al campo con il frac e la Ferrari, mi devo presentare in tuta. Pensare che cambiando il sistema, mutano i risultati, è calcio da bar. Di più: se perdessimo con uno schema nuovo, si direbbe che questa squadra è senza identità. Ma il protagonista resta il calciatore, con la sua qualità".
E Sarri?
"Un maestro per espressione di gioco e cambio di mentalità. Non avrebbe mai tradito le sue idee, pronto a giurarci. Ma senza quei talenti, avrebbe fatto più fatica".
Qualità dei singoli, idea di gioco. Basta per uscire dalla crisi?
"Tattica, intensità, tecnica, divertimento. Una squadra deve giocare a calcio, avere la passione per ciò che fa. Avete presente il riscaldamento prima di Inter-Barcellona? I catalani: 20 minuti, giochicchiando, secondo il luogo comune italiano un brutto approccio alla partita. Gli interisti, invece: tre quarti d'ora alla massima intensità. Poi c'è il fischio dell'arbitro e si parte da zero. Decidono la qualità dei singoli, la forza mentale, la cura dei dettagli. Questione di cultura. Se pensi alla Spagna, immagini quel tipo di calcio. Ma qualcosa sta mutando anche da noi. Le energie nervose sono quelle: se le consumo prima, poi non ne ho più in campo".
Affermazione curiosa proprio alla vigilia del derby.
"Infatti devo togliere, non dare. È il mio quinto derby, non ho mai portato la squadra in ritiro. Se pensi sia una guerra, hai già perso. Uno lo abbiamo messo sulla fisicità, contro Ballardini, e abbiamo pareggiato. Tre li abbiamo vinti giocando a calcio".
È il motivo per cui lo scudetto è sempre della Juve?
"Esattamente. Giocatori più forti, mentalità vincente. Ogni anno migliora. L'ho detto ad Allegri, è talmente più forte che si aggiudica le partite decidendo prima quanta benzina usare. Mentre le altre devono pigiare l'acceleratore al massimo. Anche Napoli e Inter, o chi sta dietro, il Milan di Gattuso, che a me piace molto, la Lazio e la Roma, che ora è una squadra da lavori in corso".
Anche la Nazionale?
"Mancini da giocatore è stato un fuoriclasse e da tecnico non ha rinnegato sé stesso. Privilegia la qualità, calcio propositivo, la strada giusta. Poi ogni ciclo dipende dagli interpreti, un selezionatore ha poco tempo e privilegia chi è più adatto al suo gioco. Tiriamo via un'altra balla del pensiero comune: non c'è allenatore, almeno nel mio calcio - penso a Skriniar, Torreira, Andersen o Schick - che guarda la carta d'identità. Chi è più bravo, scende in campo. Il problema è meritarselo".
Ha battuto il Napoli, vinto a Bergamo entrando in zona Europa, ma dopo tre sconfitte di fila la mettono in discussione.
"Io non mi posso far condizionare dall'oggi e dal calcio isterico. Sono alla Samp da due anni e mezzo, non cancello 29 mesi per 20 giorni, abbiamo tracciato una strada, non cambio, seguo il mio percorso, con serietà e ambizione".
Chi la critica però la definisce "talebano". Non potrebbe mutare qualcosa, magari la difesa a tre?
"Sarebbe come se i Rolling Stones si mettessero a suonare il liscio".
Eppure qualche allenatore, nei momenti difficili, lo fa.
"Se entrassi nello spogliatoio e dicessi da oggi si cambia perderei credibilità. Peggio: farei smarrire certezze al mio gruppo, perché loro sono convinti del calcio che vogliamo esprimere. Deragliare dalla propria idea è sempre sbagliato. È anche un problema di caratteristiche della squadra, la Samp è stata costruita per giocare in questa maniera. Possono cambiare gli interpreti, ma il modello è questo, non posso venire al campo con il frac e la Ferrari, mi devo presentare in tuta. Pensare che cambiando il sistema, mutano i risultati, è calcio da bar. Di più: se perdessimo con uno schema nuovo, si direbbe che questa squadra è senza identità. Ma il protagonista resta il calciatore, con la sua qualità".
E Sarri?
"Un maestro per espressione di gioco e cambio di mentalità. Non avrebbe mai tradito le sue idee, pronto a giurarci. Ma senza quei talenti, avrebbe fatto più fatica".
Qualità dei singoli, idea di gioco. Basta per uscire dalla crisi?
"Tattica, intensità, tecnica, divertimento. Una squadra deve giocare a calcio, avere la passione per ciò che fa. Avete presente il riscaldamento prima di Inter-Barcellona? I catalani: 20 minuti, giochicchiando, secondo il luogo comune italiano un brutto approccio alla partita. Gli interisti, invece: tre quarti d'ora alla massima intensità. Poi c'è il fischio dell'arbitro e si parte da zero. Decidono la qualità dei singoli, la forza mentale, la cura dei dettagli. Questione di cultura. Se pensi alla Spagna, immagini quel tipo di calcio. Ma qualcosa sta mutando anche da noi. Le energie nervose sono quelle: se le consumo prima, poi non ne ho più in campo".
Affermazione curiosa proprio alla vigilia del derby.
"Infatti devo togliere, non dare. È il mio quinto derby, non ho mai portato la squadra in ritiro. Se pensi sia una guerra, hai già perso. Uno lo abbiamo messo sulla fisicità, contro Ballardini, e abbiamo pareggiato. Tre li abbiamo vinti giocando a calcio".
È il motivo per cui lo scudetto è sempre della Juve?
"Esattamente. Giocatori più forti, mentalità vincente. Ogni anno migliora. L'ho detto ad Allegri, è talmente più forte che si aggiudica le partite decidendo prima quanta benzina usare. Mentre le altre devono pigiare l'acceleratore al massimo. Anche Napoli e Inter, o chi sta dietro, il Milan di Gattuso, che a me piace molto, la Lazio e la Roma, che ora è una squadra da lavori in corso".
Anche la Nazionale?
"Mancini da giocatore è stato un fuoriclasse e da tecnico non ha rinnegato sé stesso. Privilegia la qualità, calcio propositivo, la strada giusta. Poi ogni ciclo dipende dagli interpreti, un selezionatore ha poco tempo e privilegia chi è più adatto al suo gioco. Tiriamo via un'altra balla del pensiero comune: non c'è allenatore, almeno nel mio calcio - penso a Skriniar, Torreira, Andersen o Schick - che guarda la carta d'identità. Chi è più bravo, scende in campo. Il problema è meritarselo".