Franco Carraro: “Se lo sport va riformato ne discuta il Parlamento”
Emanuela Audisio , di EMANUELA AUDISIOL'ex presidente del Coni dal 1978 all’87: "L’organizzazione sportiva è stata spesso la faccia sana del Paese. Alla politica e al governo dico: cambiate il futuro, ma prima studiatelo"
È l'uomo che più conosce lo sport italiano. Lo ha diretto e riformato. Franco Carraro, ex presidente del Coni, dal '78 all'87, e di molto altro, è anche l'uomo che nell'80 disse no al governo che voleva boicottare i Giochi di Mosca. Accetta di parlare a "titolo personale", non come Coni, né come membro Cio, ma come persona che da più di 50 anni è stata ai vertici dello sport azzurro.
Il Coni è ormai un cadavere eccellente?
"A me interessa altro: nel nostro paese lo sport è quasi assente nelle scuole, in più gli impianti sono carenti, soprattutto al sud. Nonostante questo i nostri risultati sono ottimi".
Non sia diplomatico.
"Dal '45 a oggi sono passati 73 anni. In un paese che non brilla per trasparenza e per la sua bella posizione nella classifica della corruzione, non c'è un presidente del Coni che sia risultato colpevole in tribunale. Qualcuno è stato …
Il Coni è ormai un cadavere eccellente?
"A me interessa altro: nel nostro paese lo sport è quasi assente nelle scuole, in più gli impianti sono carenti, soprattutto al sud. Nonostante questo i nostri risultati sono ottimi".
Non sia diplomatico.
"Dal '45 a oggi sono passati 73 anni. In un paese che non brilla per trasparenza e per la sua bella posizione nella classifica della corruzione, non c'è un presidente del Coni che sia risultato colpevole in tribunale. Qualcuno è stato …
È l'uomo che più conosce lo sport italiano. Lo ha diretto e riformato. Franco Carraro, ex presidente del Coni, dal '78 all'87, e di molto altro, è anche l'uomo che nell'80 disse no al governo che voleva boicottare i Giochi di Mosca. Accetta di parlare a "titolo personale", non come Coni, né come membro Cio, ma come persona che da più di 50 anni è stata ai vertici dello sport azzurro.
Il Coni è ormai un cadavere eccellente?
"A me interessa altro: nel nostro paese lo sport è quasi assente nelle scuole, in più gli impianti sono carenti, soprattutto al sud. Nonostante questo i nostri risultati sono ottimi".
Non sia diplomatico.
"Dal '45 a oggi sono passati 73 anni. In un paese che non brilla per trasparenza e per la sua bella posizione nella classifica della corruzione, non c'è un presidente del Coni che sia risultato colpevole in tribunale. Qualcuno è stato indagato, ma tutti sono stati assolti con formula piena, non per prescrizione. Eppure di soldi pubblici al Coni ne girano. L'onestà è una precondizione, non un merito, ma ricordare che l'organizzazione sportiva, con i suoi difetti e le sue imperfezioni, è stata spesso la faccia sana del paese, non è male".
Il sottosegretario Giorgetti dice che il Coni è un'anomalia.
"E ha ragione. Francia, Spagna, Inghilterra e Germania, quattro paesi democratici con cui ci confrontiamo, non ce l'hanno. E se lui e il governo lo vogliono cambiare e riformare, ne hanno il diritto. A me sembra che il Coni sia stato un modello onesto e funzionante, ma se il governo, che ha il merito di garantire un finanziamento automatico, lo vuole rivedere, non è uno scandalo. Chiedo solo una cosa: se ne discuta seriamente, in Parlamento, con un disegno di legge o con un decreto legge".
Invece di farlo all'interno della legge di stabilità?
"Esatto. Vogliamo revisionare le competenze del Coni? Bene. Ma dal '45 il Coni rappresenta anche l'associazionismo sportivo italiano. Può essere che meriti di essere riformato, non contesto. Tra l'altro il risultato elettorale di marzo rappresenta la svolta più radicale che ci sia mai stata in questo paese dal '48. Ma Giorgetti sa che l'approvazione di una legge di bilancio necessita di discussioni lunghe e convulse, riformare il Coni in due minuti, come una pratica da sbrigare, è sottovalutare l'importanza dello sport".
Lei vuole una riflessione più seria.
"Lo sport merita grande attenzione politica. Vorrei che in Parlamento se ne discutesse, usare lo strumento delle legge di stabilità per fare la riforma di un organismo che funziona, mi sembra riduttivo. Quando il governo ha deciso il reddito di cittadinanza e la modifica delle pensioni ha trovato i soldi e ora farà la legge. Quello che chiedo: perché non fa lo stesso con il Coni?"
Il presidente Malagò grida all'occupazione dello sport.
"Trovo che si stia un po' abusando della parola fascismo, forse c'è stato un malinteso. Lo sport ha una sua peculiarità: è trasversale e interclassista. Togliatti, capo del Pci, e Agnelli, presidente della Fiat, tifavano per la stessa squadra: la Juventus. Io ho molto rispetto per Felice Mariani, parlamentare M5S, primo azzurro a vincere una medaglia olimpica nello judo, che è nella commissione cultura e che sta collaborando con Marco Marin, Forza Italia, oro nella scherma, per potenziare l'attività fisica nelle scuole elementari. Lo sport va sempre oltre".
Giorgetti critica che sia il Coni a finanziare le federazioni.
"Vuole che una Spa di proprietà del governo assegni i finanziamenti, in modo che non ci siano flussi di denaro tra chi è eletto e gli elettori? La faccia. A me farà piacere avere una nuova legge che con chiarezza spieghi ai tesserati quanto spetta alle discipline sportive. E chi supervisionerà. Non è un segreto che Malagò e Barelli, n°1 della Federnuoto, siano nemici da anni. Eppure Malagò ha tolto soldi al calcio per darne di più al nuoto, perché se vince un azzurro vince anche il presidente del Coni. Nell'80 ho sfidato il governo, ma senza gli ori di Mennea, Simeoni e di tanti altri, al rientro mi avrebbero insultato. Io appartengo al passato, questo modello del Coni mi piace, perché è quello in cui sono vissuto. Ma non deve contare. Perciò alla politica e al governo dico: cambiate pure il futuro, ma prima studiatelo".
Il Coni è ormai un cadavere eccellente?
"A me interessa altro: nel nostro paese lo sport è quasi assente nelle scuole, in più gli impianti sono carenti, soprattutto al sud. Nonostante questo i nostri risultati sono ottimi".
Non sia diplomatico.
"Dal '45 a oggi sono passati 73 anni. In un paese che non brilla per trasparenza e per la sua bella posizione nella classifica della corruzione, non c'è un presidente del Coni che sia risultato colpevole in tribunale. Qualcuno è stato indagato, ma tutti sono stati assolti con formula piena, non per prescrizione. Eppure di soldi pubblici al Coni ne girano. L'onestà è una precondizione, non un merito, ma ricordare che l'organizzazione sportiva, con i suoi difetti e le sue imperfezioni, è stata spesso la faccia sana del paese, non è male".
Il sottosegretario Giorgetti dice che il Coni è un'anomalia.
"E ha ragione. Francia, Spagna, Inghilterra e Germania, quattro paesi democratici con cui ci confrontiamo, non ce l'hanno. E se lui e il governo lo vogliono cambiare e riformare, ne hanno il diritto. A me sembra che il Coni sia stato un modello onesto e funzionante, ma se il governo, che ha il merito di garantire un finanziamento automatico, lo vuole rivedere, non è uno scandalo. Chiedo solo una cosa: se ne discuta seriamente, in Parlamento, con un disegno di legge o con un decreto legge".
Invece di farlo all'interno della legge di stabilità?
"Esatto. Vogliamo revisionare le competenze del Coni? Bene. Ma dal '45 il Coni rappresenta anche l'associazionismo sportivo italiano. Può essere che meriti di essere riformato, non contesto. Tra l'altro il risultato elettorale di marzo rappresenta la svolta più radicale che ci sia mai stata in questo paese dal '48. Ma Giorgetti sa che l'approvazione di una legge di bilancio necessita di discussioni lunghe e convulse, riformare il Coni in due minuti, come una pratica da sbrigare, è sottovalutare l'importanza dello sport".
Lei vuole una riflessione più seria.
"Lo sport merita grande attenzione politica. Vorrei che in Parlamento se ne discutesse, usare lo strumento delle legge di stabilità per fare la riforma di un organismo che funziona, mi sembra riduttivo. Quando il governo ha deciso il reddito di cittadinanza e la modifica delle pensioni ha trovato i soldi e ora farà la legge. Quello che chiedo: perché non fa lo stesso con il Coni?"
Il presidente Malagò grida all'occupazione dello sport.
"Trovo che si stia un po' abusando della parola fascismo, forse c'è stato un malinteso. Lo sport ha una sua peculiarità: è trasversale e interclassista. Togliatti, capo del Pci, e Agnelli, presidente della Fiat, tifavano per la stessa squadra: la Juventus. Io ho molto rispetto per Felice Mariani, parlamentare M5S, primo azzurro a vincere una medaglia olimpica nello judo, che è nella commissione cultura e che sta collaborando con Marco Marin, Forza Italia, oro nella scherma, per potenziare l'attività fisica nelle scuole elementari. Lo sport va sempre oltre".
Giorgetti critica che sia il Coni a finanziare le federazioni.
"Vuole che una Spa di proprietà del governo assegni i finanziamenti, in modo che non ci siano flussi di denaro tra chi è eletto e gli elettori? La faccia. A me farà piacere avere una nuova legge che con chiarezza spieghi ai tesserati quanto spetta alle discipline sportive. E chi supervisionerà. Non è un segreto che Malagò e Barelli, n°1 della Federnuoto, siano nemici da anni. Eppure Malagò ha tolto soldi al calcio per darne di più al nuoto, perché se vince un azzurro vince anche il presidente del Coni. Nell'80 ho sfidato il governo, ma senza gli ori di Mennea, Simeoni e di tanti altri, al rientro mi avrebbero insultato. Io appartengo al passato, questo modello del Coni mi piace, perché è quello in cui sono vissuto. Ma non deve contare. Perciò alla politica e al governo dico: cambiate pure il futuro, ma prima studiatelo".