✕

Paulo Futre: “Vi mancano i 10, ma Verratti è degno dell’Italia di Bearzot”

Una Coppa dei Campioni con il Porto, dribbling e gol con il Portogallo, l'Atletico Madrid e anche in Italia. Nel 1987 Maradona gridò allo scandalo per la mancata assegnazione del Pallone d'Oro in favore di Gullit. Di Ronaldo dice: "Pensavo che in Serie A avrebbe avuto più difficoltà"
3 minuti di lettura
Esiste un passato remoto in cui la stella più luminosa del Portogallo poteva scaldare la provincia. Paulo Futre, campione d'Europa con il Porto nel 1987, genio e lampo, quando cambiava marcia lasciava ai difensori solo una ciocca della sua zazzera. Nel novembre del '93, dopo aver affrontato l'Italia nelle qualificazioni mondiali, debuttò con la maglia della Reggiana: un gol splendido alla Cremonese e, un attimo dopo, le lacrime per il fallo di Pedroni che fece deragliare la sua carriera. Oggi ha 52 anni, vive fra Lisbona e Madrid, è stato dirigente dell'Atletico e firma di Marca, tiene una rubrica domenicale su Record.

Futre, le fa male ricordare?
"Ho vissuto in Italia il giorno più doloroso, l'infortunio all'apice della mia storia, ma anche l'orgoglio più grande, firmare per il Milan di Capello. La squadra più forte di sempre, con Baresi, Maldini, Baggio, Boban, Savicevic, Donadoni, Desailly. Una sola partita…
Esiste un passato remoto in cui la stella più luminosa del Portogallo poteva scaldare la provincia. Paulo Futre, campione d'Europa con il Porto nel 1987, genio e lampo, quando cambiava marcia lasciava ai difensori solo una ciocca della sua zazzera. Nel novembre del '93, dopo aver affrontato l'Italia nelle qualificazioni mondiali, debuttò con la maglia della Reggiana: un gol splendido alla Cremonese e, un attimo dopo, le lacrime per il fallo di Pedroni che fece deragliare la sua carriera. Oggi ha 52 anni, vive fra Lisbona e Madrid, è stato dirigente dell'Atletico e firma di Marca, tiene una rubrica domenicale su Record.

Futre, le fa male ricordare?
"Ho vissuto in Italia il giorno più doloroso, l'infortunio all'apice della mia storia, ma anche l'orgoglio più grande, firmare per il Milan di Capello. La squadra più forte di sempre, con Baresi, Maldini, Baggio, Boban, Savicevic, Donadoni, Desailly. Una sola partita ufficiale, ma ho vinto lo scudetto del '96".

Nel 1987 al Pallone d'oro lei arriva secondo dietro Gullit. Maradona si schiera: "È un'ingiustizia". E tutta l'Italia cerca Futre.
"L'Avvocato mi voleva alla Juve. Viola tentò più volte di portarmi alla Roma. Berlusconi ci riuscì col Milan. In realtà nell'87 ero dell'Inter. Avevo vinto la Coppa dei Campioni, il Porto era a San Siro per il Mundialito, a cena ci fu l'accordo con Ernesto Pellegrini: sarei stato uno dei due stranieri, l'altro era Scifo. Il giorno dopo piombò a Milano Jesus Gil, candidato presidente dell'Atletico, a tre giorni dal voto. Offrì il doppio a me e al Porto e andai a Madrid".

Sorpreso dalla mancata qualificazione dell'Italia in Russia?
"Ma lo sapete che nell'82 io tifavo per voi al Mondiale? Avevo 16 anni, ero innamorato di Bruno Conti, m'immaginavo con lui nella Roma. Per la mia generazione, la Serie A era "il" sogno. Perciò accettavi anche la provincia, oggi non sarebbe possibile. Il Mondiale senza gli azzurri è stata una tragedia non solo per voi, ma per chiunque ami il calcio. Con tutto il rispetto per la Svezia, come si fa a giocare uno spareggio con De Rossi e Insigne in panchina? Avete avuto Giannini e Baggio, Totti e Del Piero, ora non allevate numeri 10. I vostri dirigenti dovrebbero domandarsi cos'hanno combinato in questi anni. La mia impressione è che la sentenza Bosman abbia fatto del male all'Italia più che agli altri Paesi".

Non c'è un azzurro su cui puntare?
"Verratti. Uno come lui avrebbe potuto giocare nell'Italia dell'82 o in quella del '90".

Come ha fatto il Portogallo ad arrivare ai vertici?
"Il Mondiale in Brasile era stato un disastro anche per noi. Sembrava non avessimo un futuro oltre Cristiano. E che a centrocampo non ci fossero alternative a Veloso, Moutinho e Meireles. C'è stata la lungimiranza e il coraggio di puntare sugli emergenti: Renato Sanches, Adrien Silva, Bernardo Silva, André Gomes, André Silva, Joao Mario, Cancelo".

Gli ultimi tre sono noti alla A.
"André Silva è fortissimo, per il senso del gol e per i movimenti che fa fuori dall'area. Si è risollevato a Siviglia, forse è arrivato al Milan in una fase sbagliata del club. Per Joao Mario sono felice, è in ripresa: qualità purissima in una posizione del campo fondamentale. Cancelo è incredibile, ha piede, fisico e due polmoni inesauribili, gioca a tutto campo: se sarà continuo, diventerà il più forte del mondo. Negli ultimi anni il Portogallo ha avuto una tradizione di grandi terzini".

Manca Ronaldo, sembra concentrato sulla Juve.
"Cristiano è un fenomeno. Per l'idea che ho io del calcio italiano, molto tattico e spigoloso, immaginavo che avrebbe avuto meno occasioni rispetto alla Liga. Invece poteva essere già a 20 reti".

È il più grande di sempre?
"Come goleador, sì, non c'è discussione. Se allarghiamo il dibattito, ogni amante del calcio potrà parteggiare per chi lo emoziona di più: Maradona, Messi, Ronaldo. Extraterrestri. Gli argentini hanno una tecnica raffinatissima, ma Ronaldo è il più completo per potenza ed esplosività. Un atleta irraggiungibile. Eppure in Portogallo c'è chi lo critica appena ha un momento di difficoltà o sbaglia una dichiarazione a caldo. Il 99 per cento del Paese è orgoglioso di lui. Poi c'è l'1 per cento di stronzi, che non lo ama".

La Juve può vincere la Champions?
"Dopo due finali in quattro anni, con Cristiano ha acquistato quel plus vincente che le mancava. Allegri fa un lavoro incredibile, mi piaceva già al Cagliari".

Lei è un cholista convinto.
"Il cholismo unisce solidità difensiva, organizzazione, grinta, coraggio di attaccare. Simeone ha cambiato pelle all'Atletico, ma questa è un'epoca di tecnici fenomenali, ciascuno con un'idea originale, diversa. Penso a Mourinho, Guardiola, Ancelotti. Nell'ultimo articolo su Record ho tessuto l'elogio di Carlo: l'ho sempre ammirato per l'eleganza da avversario nei derby di Madrid, mi ha fatto piacere la sua proposta di sospendere le partite in caso di insulti: si è dimostrato un cavaliere, una volta di più".

Cosa pensa del gesto di Mourinho a Torino?
"L'Italia conosce José e José conosce l'Italia. Ha fatto una cosa naturale, dopo essere stato insultato per tutta la partita. Non è la prima volta, non sarà l'ultima".

Suo figlio Paulo junior preferisce la pittura al calcio.
"Il talento risiede nella testa, può attraversare le mani o i piedi. Il calcio ne è solo una forma d'espressione. Il gol di Cristiano allo United è arte purissima, un quadro che ti lascia senza parole. Mi ha fatto saltare sulla sedia. Le opere di mio figlio non sono ancora a quei livelli, ma mi lasciano ammirato".