Anche l’Inter cambia le strisce. Il mercato batte la tradizione
Andrea Sorrentino , di ANDREA SORRENTINONella maglia del prossimo anno avranno orientamento diagonale in vista della vera rivoluzione Nike nel 2020-21. Aspettando l’arrivo di Marotta e i suoi progetti di espansione
MILANO - È identica da 110 anni, fin dalla fondazione del club al ristorante L'Orologio, 9 marzo 1908. La ideò un illustratore, Giorgio Muggiani, che la volle con i colori della notte e del cielo, e soprattutto a righe verticali. È stato, ed è, un successone. È finita che in ogni luogo del pianeta, il più remoto o il più inatteso, che sia un villaggio vacanze in Polinesia, uno stadio di calcio a Tokyo o un campo profughi in Medio Oriente, spunta sempre qualcuno con indosso la maglia dell'Inter, nera e azzurra a righe verticali larghe e ben distese, originalissima e pressoché unica, per questo è un simbolo che va ben al di là della nostra comprensione, perché è andando in giro per il mondo che se ne apprezza il fascino, o l'effetto che provoca nelle persone.
Ma todo cambia, cantava Mercedes Sosa, e recita così anche il mantra dei creativi, sempre alla ricerca di nuove idee per vender…
Ma todo cambia, cantava Mercedes Sosa, e recita così anche il mantra dei creativi, sempre alla ricerca di nuove idee per vender…
MILANO - È identica da 110 anni, fin dalla fondazione del club al ristorante L'Orologio, 9 marzo 1908. La ideò un illustratore, Giorgio Muggiani, che la volle con i colori della notte e del cielo, e soprattutto a righe verticali. È stato, ed è, un successone. È finita che in ogni luogo del pianeta, il più remoto o il più inatteso, che sia un villaggio vacanze in Polinesia, uno stadio di calcio a Tokyo o un campo profughi in Medio Oriente, spunta sempre qualcuno con indosso la maglia dell'Inter, nera e azzurra a righe verticali larghe e ben distese, originalissima e pressoché unica, per questo è un simbolo che va ben al di là della nostra comprensione, perché è andando in giro per il mondo che se ne apprezza il fascino, o l'effetto che provoca nelle persone.
Ma todo cambia, cantava Mercedes Sosa, e recita così anche il mantra dei creativi, sempre alla ricerca di nuove idee per vendere il benedetto prodotto sui mercati. E le cose cambiano soprattutto per chi ha successo, o sta per averlo. Dato che l'Inter del gruppo Suning, ora che ha perfezionato i quadri dirigenziali con l'ingresso di Beppe Marotta, ha grossi progetti di espansione sui mercati, a qualcuno è venuta un'idea rivoluzionaria, o bislacca, o intelligente, o assurda, a seconda dei punti di vista, per le divise della stagione 2019-2020: una maglia a strisce nerazzurre, sì, ma diagonali.
Uno shock, una bomba, un cambio di prospettiva clamoroso e una cosa che farebbe discutere moltissimo, quindi ottenendo il suo scopo. Quando l'Inter nel 2012 ebbe una seconda maglia tutta rossa (un'idea di Moratti in omaggio a un partner cinese che però non arrivò mai), le proteste furono furibonde: la maglia non venne mai esibita in campionato, ma fu venduta moltissimo, anzi è stata la più venduta degli ultimi anni. Qui le discussioni sono già iniziate e la reazione dei tifosi è stata veemente: giù le mani dalle righe verticali.
Non ci sarà bisogno di scendere in piazza, non ora. I tempi tecnici di certe scelte sono molto anticipati, quindi lo sponsor tecnico dell'Inter, Nike, ora è al lavoro per la maglia della stagione 2020-2021. Quella per il 2019-2020 è già pronta e prevede una prevalenza dell'azzurro sul nero e in effetti righe diagonali, ma solo intorno al logo dello sponsor, al centro del petto. Non una cosa enorme, ma l'inizio di un percorso che porterà alle righe diagonali per l'anno a venire, chissà.
Dicono che l'Inter dovrebbe comunque essere grata: se lo sponsor tecnico vuole cambiarne qualche connotato è perché crede in lei e prepara massicci sbarchi sui mercati, come si conviene ai grandissimi club. Sarà. Ne è pronta anche un'altra, di divisa, per i 20 anni di alleanza con lo sponsor: un patchwork con le 20 maglie diverse dal 1998 a oggi. È già successo al Barcellona, che da questo punto di vista è un vero laboratorio di cambiamenti, dato che è il club più importante d'Europa per Nike (gli altri sono appunto l'Inter, il Manchester City e il Psg): tre anni fa, stagione 2015-2016, il Barça esibì addirittura righe azulgrana orizzontali anziché quelle verticali della tradizione, mentre per il prossimo anno è pronta una maglia simil-Croazia, con l'azzurro e il granata a scacchi, e anche in Catalogna i tifosi non approvano, ma ingoiano, perché lo sponsor tecnico tutto può. Anche se all'Inter, ad esempio, nell'ultima stagione ha versato solo 3,8 milioni (Real Madrid e Barcellona, per dire, viaggiano sui 100 milioni a stagione), perché dopo 6 anni senza Champions League i contratti prevedevano cifre simili, anche se da quest'anno si arriverà a 10 milioni. Per ottenerne di più, si dovranno attendere i risultati del campo. Dove un giorno le diagonali non saranno solo quelle difensive, ma pure le strisce nere e azzurre di una delle magliette più amate al mondo.
Ma todo cambia, cantava Mercedes Sosa, e recita così anche il mantra dei creativi, sempre alla ricerca di nuove idee per vendere il benedetto prodotto sui mercati. E le cose cambiano soprattutto per chi ha successo, o sta per averlo. Dato che l'Inter del gruppo Suning, ora che ha perfezionato i quadri dirigenziali con l'ingresso di Beppe Marotta, ha grossi progetti di espansione sui mercati, a qualcuno è venuta un'idea rivoluzionaria, o bislacca, o intelligente, o assurda, a seconda dei punti di vista, per le divise della stagione 2019-2020: una maglia a strisce nerazzurre, sì, ma diagonali.
Uno shock, una bomba, un cambio di prospettiva clamoroso e una cosa che farebbe discutere moltissimo, quindi ottenendo il suo scopo. Quando l'Inter nel 2012 ebbe una seconda maglia tutta rossa (un'idea di Moratti in omaggio a un partner cinese che però non arrivò mai), le proteste furono furibonde: la maglia non venne mai esibita in campionato, ma fu venduta moltissimo, anzi è stata la più venduta degli ultimi anni. Qui le discussioni sono già iniziate e la reazione dei tifosi è stata veemente: giù le mani dalle righe verticali.
Non ci sarà bisogno di scendere in piazza, non ora. I tempi tecnici di certe scelte sono molto anticipati, quindi lo sponsor tecnico dell'Inter, Nike, ora è al lavoro per la maglia della stagione 2020-2021. Quella per il 2019-2020 è già pronta e prevede una prevalenza dell'azzurro sul nero e in effetti righe diagonali, ma solo intorno al logo dello sponsor, al centro del petto. Non una cosa enorme, ma l'inizio di un percorso che porterà alle righe diagonali per l'anno a venire, chissà.
Dicono che l'Inter dovrebbe comunque essere grata: se lo sponsor tecnico vuole cambiarne qualche connotato è perché crede in lei e prepara massicci sbarchi sui mercati, come si conviene ai grandissimi club. Sarà. Ne è pronta anche un'altra, di divisa, per i 20 anni di alleanza con lo sponsor: un patchwork con le 20 maglie diverse dal 1998 a oggi. È già successo al Barcellona, che da questo punto di vista è un vero laboratorio di cambiamenti, dato che è il club più importante d'Europa per Nike (gli altri sono appunto l'Inter, il Manchester City e il Psg): tre anni fa, stagione 2015-2016, il Barça esibì addirittura righe azulgrana orizzontali anziché quelle verticali della tradizione, mentre per il prossimo anno è pronta una maglia simil-Croazia, con l'azzurro e il granata a scacchi, e anche in Catalogna i tifosi non approvano, ma ingoiano, perché lo sponsor tecnico tutto può. Anche se all'Inter, ad esempio, nell'ultima stagione ha versato solo 3,8 milioni (Real Madrid e Barcellona, per dire, viaggiano sui 100 milioni a stagione), perché dopo 6 anni senza Champions League i contratti prevedevano cifre simili, anche se da quest'anno si arriverà a 10 milioni. Per ottenerne di più, si dovranno attendere i risultati del campo. Dove un giorno le diagonali non saranno solo quelle difensive, ma pure le strisce nere e azzurre di una delle magliette più amate al mondo.