Inseguire la Juve, la svolta degli ad. Ora Milano ci prova
Andrea Sorrentino , di ANDREA SORRENTINOI piani di Marotta e Gazidis per Inter e Milan: aumento dei ricavi e vivai. Oggi Gattuso contro il Toro. E arriva Paquetà
MILANO - Sono come due morbi, ma ormai anche due necessità. Si tratta della Juventite e del montepremi della Champions: due entità, quasi incorporee eppure più che mai materiali, che calano sull'Italia e sull'Europa come la cortina di ferro di Churchill, da Mosca a Lisbona anziché da Stettino a Trieste, e ne sconvolgono assetti e tradizioni, rivalità storiche comprese. Per capirlo basta infilarsi nelle vicende milanesi, annotare cifre, comportamenti e parole di Inter e Milan, e subito è chiaro come si stia vivendo un'epoca nuova, quella dei miniobiettivi, però tanto grassi.
Con la sconfitta di Torino, l'Inter ha visto salire il distacco dalla Juventus a 14 punti, insomma l'1-0 di Mandzukic ha confermato la tendenza degli ultimi anni, quella dei 30 punti di differenza a campionato. Eppure le scelte di Spalletti hanno fatto capire che la partita davvero importante, per l'Inter, è quella di martedì co…
Con la sconfitta di Torino, l'Inter ha visto salire il distacco dalla Juventus a 14 punti, insomma l'1-0 di Mandzukic ha confermato la tendenza degli ultimi anni, quella dei 30 punti di differenza a campionato. Eppure le scelte di Spalletti hanno fatto capire che la partita davvero importante, per l'Inter, è quella di martedì co…
MILANO - Sono come due morbi, ma ormai anche due necessità. Si tratta della Juventite e del montepremi della Champions: due entità, quasi incorporee eppure più che mai materiali, che calano sull'Italia e sull'Europa come la cortina di ferro di Churchill, da Mosca a Lisbona anziché da Stettino a Trieste, e ne sconvolgono assetti e tradizioni, rivalità storiche comprese. Per capirlo basta infilarsi nelle vicende milanesi, annotare cifre, comportamenti e parole di Inter e Milan, e subito è chiaro come si stia vivendo un'epoca nuova, quella dei miniobiettivi, però tanto grassi.
Con la sconfitta di Torino, l'Inter ha visto salire il distacco dalla Juventus a 14 punti, insomma l'1-0 di Mandzukic ha confermato la tendenza degli ultimi anni, quella dei 30 punti di differenza a campionato. Eppure le scelte di Spalletti hanno fatto capire che la partita davvero importante, per l'Inter, è quella di martedì contro il Psv, decisiva per centrare gli ottavi di Champions: le rinunce a due titolari come De Vrij e a Vecino, non infortunati ma in panchina, e la sostituzione di Politano "che due partite intere di seguito fatica a giocarle", segnalano che per una volta, un allenatore dell'Inter non ha ritenuto fondamentale una gara contro la Juve. Perché tanto è un avversario imbattibile a gioco lungo, e perché la Champions ora conta molto più di 109 anni di inimicizia. Della sconfitta, rimangono le polemiche per la sostituzione di Politano, fin lì il migliore. L'ha criticata pure Fabio Capello a Sky. E molti hanno ricordato un'altra sostituzione-harakiri di Spalletti, Santon per Icardi nell'ultimo Inter-Juve di aprile, ma si sa che la Juve per Luciano è un incubo: l'ha battuta una volta in 24 incroci in A.
Poche ore dopo, a Milanello, vigilia di un Milan-Torino con cui il Milan potrebbe artigliare l'Inter a -1, Rino Gattuso si esprime così, lucidissimo e al punto, al solito: "Ho visto una grande Inter. E non l'ho gufata di certo. Il mio obiettivo non è mica arrivare prima dell'Inter in classifica: metterei una firma grande questo tavolo per far arrivare loro terzi e noi quarti". E ci siamo, dunque. Non conta più la rivalità tra Inter e Juve o tra Milan e Inter, nei nuovi assetti del calcio italiano. Non conta nemmeno vincere lo scudetto, tanto non si può, c'è quell'infiammazione, la Juventite, che non perdona nessuno da 7 anni, quasi 8: molto più importante è non arrivare quinti. Conta, per Inter e Milan che si stanno rimettendo a inseguire la Juve dopo anni grami, intascare il denaro della Champions, che garantisce il circolo virtuoso col quale far partire la ruota. E intanto, rafforzarsi, dentro e fuori il campo.
L'Inter con Beppe Marotta, che già lavora per il club ma verrà annunciato dopo il Psv, presiederà il mercato di gennaio e le strategie future su giocatori, allenatori e assetti interni, mentre è da non trascurare il capitale del vivaio nerazzurro, basti un dato: in questo mese nelle nazionali azzurre giovanili, tra under 19 e under 15, ci sono 24 interisti. Punterà forte sul vivaio pure il nuovo ad milanista, Ivan Gazidis, che come primi atti ufficiali ha visitato il Vismara, dove si allenano i giovani, e ingaggiato Geoffrey Moncada, enfant prodige dei talent scout europei; ma il potenziamento dei ricavi è la sfida prioritaria, mentre oggi arriva a Milano il brasiliano Paquetà, 21enne giocoliere dal Flamengo. Gioventù in campo, progetti di espansione, manager scafati dietro le scrivanie, insomma le milanesi ci provano, a risalire. Ma quanto è lontana, la Juve, ancora. Meglio tenersela come amica che come rivale, a questo punto. Poi si vedrà.
Con la sconfitta di Torino, l'Inter ha visto salire il distacco dalla Juventus a 14 punti, insomma l'1-0 di Mandzukic ha confermato la tendenza degli ultimi anni, quella dei 30 punti di differenza a campionato. Eppure le scelte di Spalletti hanno fatto capire che la partita davvero importante, per l'Inter, è quella di martedì contro il Psv, decisiva per centrare gli ottavi di Champions: le rinunce a due titolari come De Vrij e a Vecino, non infortunati ma in panchina, e la sostituzione di Politano "che due partite intere di seguito fatica a giocarle", segnalano che per una volta, un allenatore dell'Inter non ha ritenuto fondamentale una gara contro la Juve. Perché tanto è un avversario imbattibile a gioco lungo, e perché la Champions ora conta molto più di 109 anni di inimicizia. Della sconfitta, rimangono le polemiche per la sostituzione di Politano, fin lì il migliore. L'ha criticata pure Fabio Capello a Sky. E molti hanno ricordato un'altra sostituzione-harakiri di Spalletti, Santon per Icardi nell'ultimo Inter-Juve di aprile, ma si sa che la Juve per Luciano è un incubo: l'ha battuta una volta in 24 incroci in A.
Poche ore dopo, a Milanello, vigilia di un Milan-Torino con cui il Milan potrebbe artigliare l'Inter a -1, Rino Gattuso si esprime così, lucidissimo e al punto, al solito: "Ho visto una grande Inter. E non l'ho gufata di certo. Il mio obiettivo non è mica arrivare prima dell'Inter in classifica: metterei una firma grande questo tavolo per far arrivare loro terzi e noi quarti". E ci siamo, dunque. Non conta più la rivalità tra Inter e Juve o tra Milan e Inter, nei nuovi assetti del calcio italiano. Non conta nemmeno vincere lo scudetto, tanto non si può, c'è quell'infiammazione, la Juventite, che non perdona nessuno da 7 anni, quasi 8: molto più importante è non arrivare quinti. Conta, per Inter e Milan che si stanno rimettendo a inseguire la Juve dopo anni grami, intascare il denaro della Champions, che garantisce il circolo virtuoso col quale far partire la ruota. E intanto, rafforzarsi, dentro e fuori il campo.
L'Inter con Beppe Marotta, che già lavora per il club ma verrà annunciato dopo il Psv, presiederà il mercato di gennaio e le strategie future su giocatori, allenatori e assetti interni, mentre è da non trascurare il capitale del vivaio nerazzurro, basti un dato: in questo mese nelle nazionali azzurre giovanili, tra under 19 e under 15, ci sono 24 interisti. Punterà forte sul vivaio pure il nuovo ad milanista, Ivan Gazidis, che come primi atti ufficiali ha visitato il Vismara, dove si allenano i giovani, e ingaggiato Geoffrey Moncada, enfant prodige dei talent scout europei; ma il potenziamento dei ricavi è la sfida prioritaria, mentre oggi arriva a Milano il brasiliano Paquetà, 21enne giocoliere dal Flamengo. Gioventù in campo, progetti di espansione, manager scafati dietro le scrivanie, insomma le milanesi ci provano, a risalire. Ma quanto è lontana, la Juve, ancora. Meglio tenersela come amica che come rivale, a questo punto. Poi si vedrà.