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La storia di Nadia Battocletti, la piccola regina del fango: “Imparo da papà”

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L'oro nel fango e nella sabbia di Tilburg comincia a brillare con la “Ciaspolada” del 2007, uno dei fiori all’occhiello della Val di Non (il pianeta delle mele): «Papà era in testa con ampio margine e gli organizzatori mi dettero il permesso di accompagnarlo negli ultimi metri, mano nella mano, lui con le ciaspole ai piedi, io con tutta la felicità del mondo». Era la prima volta di Nadia, bimba illuminata e precoce. Sperimentò lì il mistero, i piaceri, la profondità e l’umanità della corsa, tutte verità e sensazioni che non l’avrebbero più abbandonata: «Prima avevo giocato a tennis, il mio primo amore. In realtà nel tempo ho praticato tutti gli sport. Danza, nuoto, arrampicata. Tranne uno: il calcio». A 18 anni, dopo aver vinto a settembre il titolo italiano dei 5000, lei che è ancora juniores, Nadia corre un cross da principessa: «È la sua corsa…
L'oro nel fango e nella sabbia di Tilburg comincia a brillare con la “Ciaspolada” del 2007, uno dei fiori all’occhiello della Val di Non (il pianeta delle mele): «Papà era in testa con ampio margine e gli organizzatori mi dettero il permesso di accompagnarlo negli ultimi metri, mano nella mano, lui con le ciaspole ai piedi, io con tutta la felicità del mondo». Era la prima volta di Nadia, bimba illuminata e precoce. Sperimentò lì il mistero, i piaceri, la profondità e l’umanità della corsa, tutte verità e sensazioni che non l’avrebbero più abbandonata: «Prima avevo giocato a tennis, il mio primo amore. In realtà nel tempo ho praticato tutti gli sport. Danza, nuoto, arrampicata. Tranne uno: il calcio». A 18 anni, dopo aver vinto a settembre il titolo italiano dei 5000, lei che è ancora juniores, Nadia corre un cross da principessa: «È la sua corsa e la sua tattica che hanno lasciato di stucco», ammette il dt La Torre. Nadia incassa con gioia ma poi riconosce: «Devo ancora migliorare sotto il profilo dell’autostima. Guardo le altre e dico sempre: e quelle chi le prende?». Poi vince lei però: «Domenica ho capito che era fatta soltanto negli ultimi dieci metri. Tuttavia qualcosa dovevo intuire: alla fine delle collinette riprendevo sempre tutte...». La svizzera Scablas e la turca Kalkan finiscono dietro, stracciate dall’allungo di Nadia. Il suo oro, conquistato sotto la pioggia e con le mani nascoste dai guanti, è una primizia assoluta. Nadia è la prima azzurra a vincere una medaglia nel cross (il 6° oro italiano dopo i 3 di Lalli e i 2 di Crippa). «Ma non mi pesa, non sento responsabilità, amo il cross ma è sempre un rito di passaggio, l’obiettivo vero è la pista del futuro. Non so ancora se buttarmi su 1500 o 5000. Decideremo». Con calma. Tanto c’è tempo. Tanto tempo. Nadia è una “millennial” da strofinare e da coccolare. A casa Battocletti, a Cavareno, tutti mezzofondisti. Scarpe dappertutto, calzini, maglie leggere e pesanti, ricordi, coccarde, foto. Papà Giuliano è il suo allenatore, che gongola e insieme protegge. Mentre già nel suo natìo Marocco mamma Jawhara correva cross e 800 metri. «Ora mi alleno sui campi da golf del Dolomiti Golf Club di Sarnonico. Ovviamente devo trovare gli orari giusti per non dar fastidio ai soci. Gli allenamenti sono acqua per riempire la botte. La gara è il momento in cui svuotarla». Il momento in cui imbottigliare insomma. Mentre si allena trova palline da golf dimenticate o perdute: «E le colleziono, sono ottime per fare stretching alle piante dei piedi, su e giù o fermandosi nei punti più affaticati, per provocare quel misto dolore-piacere necessario a chi corre e che è molto difficile spiegare a chi non lo conosce». Ogni tanto Nadia scappa via per qualche sentiero di montagna come un capriolo: «Impossibile resistere alla tentazione». Il segreto della corsa? «La tecnica. Bisogna saper correre bene, correndo bene si va più veloci e si fatica meno. Mio padre è assai meticoloso nel migliorare la qualità del mio gesto: non sai quante “andature”...!». Le andature sono tutti gli esercizi per allenare la postura e la tecnica dell’appoggio statico e dinamico. «Adesso voglio tornare a correre il “Campaccio” (il prossimo 6 gennaio, ndr)». E poi c’è da correre la vita. Che è appena iniziata.