“Milano avrà tempo per alzare la coppa, ma si gioca troppo e si perde qualità”
Nicola Apicella , di NICOLA APICELLAIl coach dell'Olimpia Simone Pianigiani, pronto a sfidare il Panathinaikos in Eurolega: "Voglio il bis dello scudetto, non è scontato nel basket. Tra un anno, con la A e l’Eurolega a 18 squadre, dove troveranno le date per tutte le partite?"
L'Italia e lo scudetto. "L'obiettivo è ripeterci perché Milano non ci riesce da troppo tempo". L'Europa e l'Eurolega, argomento da maneggiare con cura perché un po' di notte è calata dopo un avvio coi botti. Simone Pianigiani racconta la sua Olimpia, venerdì nella tana del Panathinaikos per provare ad interrompere la striscia di 5 sconfitte consecutive in Europa.
L'impressione è che da un po' si sia accesa la spia della riserva.
"Ma è normale che sia così. A parte le corazzate costruite per vincere, non esiste una squadra di Eurolega che riesca a completare una stagione senza accusare passaggi a vuoto".
Tutto secondo i piani, quindi?
"L'aggravante per noi è stata l'infortunio di Nedovic (rientrato da una settimana, ndr) che ci ha costretti a giocare in modo diverso. Nonostante questo, la squadra ha reagito, combattuto".
Aver vinto 6 delle prime otto parti…
L'impressione è che da un po' si sia accesa la spia della riserva.
"Ma è normale che sia così. A parte le corazzate costruite per vincere, non esiste una squadra di Eurolega che riesca a completare una stagione senza accusare passaggi a vuoto".
Tutto secondo i piani, quindi?
"L'aggravante per noi è stata l'infortunio di Nedovic (rientrato da una settimana, ndr) che ci ha costretti a giocare in modo diverso. Nonostante questo, la squadra ha reagito, combattuto".
Aver vinto 6 delle prime otto parti…
L'Italia e lo scudetto. "L'obiettivo è ripeterci perché Milano non ci riesce da troppo tempo". L'Europa e l'Eurolega, argomento da maneggiare con cura perché un po' di notte è calata dopo un avvio coi botti. Simone Pianigiani racconta la sua Olimpia, venerdì nella tana del Panathinaikos per provare ad interrompere la striscia di 5 sconfitte consecutive in Europa.
L'impressione è che da un po' si sia accesa la spia della riserva.
"Ma è normale che sia così. A parte le corazzate costruite per vincere, non esiste una squadra di Eurolega che riesca a completare una stagione senza accusare passaggi a vuoto".
Tutto secondo i piani, quindi?
"L'aggravante per noi è stata l'infortunio di Nedovic (rientrato da una settimana, ndr) che ci ha costretti a giocare in modo diverso. Nonostante questo, la squadra ha reagito, combattuto".
Aver vinto 6 delle prime otto partite di Eurolega ha creato aspettative eccessive?
"Dentro di noi no, tant'è che di fronte agli infortuni non ci siamo scomposti. Sappiamo che il progetto di Milano va oltre questa stagione, oltre una partita vinta o persa, si basa sulla crescita graduale".
In Italia siete ancora imbattuti: dieci vinte su dieci.
"Il livello del campionato è cresciuto, lo pensiamo in tanti. Essere favoriti non ci disturba, ma chi dice che vincere sia facile sta solo cercando di sottrarsi alle sue responsabilità. Vogliamo ripeterci perché Milano non ci riesce dal 1987, e ci sarà un motivo se non succede da oltre 30 anni".
Il nostro basket che momento vive?
"Il problema è che tendiamo a fare processi ogni due giorni. Quello che dovremmo fare è migliorare l'atmosfera negli impianti, enfatizzare le cose buone che abbiamo. Altre leghe si propongono meglio della nostra ma non sempre è davvero così".
Lei passa per uno che dorme pochissimo.
"Ma trovo il tempo per staccare ogni tanto la spina. Dentro ogni settimana di ogni stagione ci sono esperienze umane che eliminano la monotonia, si vive in un contesto che mischia ragazzi provenienti da culture e lingue diverse. Chiaro che con questo ritmo non mi vedo ad invecchiare in panchina, non è possibile pensare di fare tutto questo per altri 15 anni".
Gregg Popovich ha detto di odiare il basket contemporaneo e il tiro da tre. Cosa ne pensa?
"C'è una componente tecnica che rende tutto più imprevedibile e avvincente. Può capitare che costruisci un tipo di partita in cui tutto funziona e poi tre tiri da tre presi con l'uomo addosso cancellano quanto avevi fabbricato in uno spazio di secondi. Sappiamo tutti che è così, ci sono giocatori che rendono tutto possibile, sempre, nel bene e nel male".
Un giocatore così è Mike James. Solo delizia o anche croce?
"Non ho la sensazione che Mike divida, anzi mi pare che metta tutti d'accordo. A me piace perché è un combattente e gioca per vincere".
Le troppe partite non rischiano di far scadere lo spettacolo?
"La direzione è quella. Il prossimo anno sia in Eurolega che in Italia ci saranno 18 squadre e non ho idea di come faranno a trovare le date per giocare. Devi fare scelte di programmazione che spesso incidono sulla qualità di quello che proponi, è un fatto reale".
A febbraio l'Italia si giocherà la qualificazione al Mondiale. Le sembra normale per un ct dover rinunciare ai giocatori migliori?
"Non credo che il problema sia l'Eurolega. Nel basket esiste una situazione anomala, la presenza di una lega sopra le parti come la Nba che esclude la possibilità che i migliori giocatori al mondo possano vestire la maglia della propria Nazionale durante la stagione. La domanda che dobbiamo farci è se questo va bene per le competizioni e gli appassionati. Il calendario di Eurolega viene molto dopo come problematica".
L'impressione è che da un po' si sia accesa la spia della riserva.
"Ma è normale che sia così. A parte le corazzate costruite per vincere, non esiste una squadra di Eurolega che riesca a completare una stagione senza accusare passaggi a vuoto".
Tutto secondo i piani, quindi?
"L'aggravante per noi è stata l'infortunio di Nedovic (rientrato da una settimana, ndr) che ci ha costretti a giocare in modo diverso. Nonostante questo, la squadra ha reagito, combattuto".
Aver vinto 6 delle prime otto partite di Eurolega ha creato aspettative eccessive?
"Dentro di noi no, tant'è che di fronte agli infortuni non ci siamo scomposti. Sappiamo che il progetto di Milano va oltre questa stagione, oltre una partita vinta o persa, si basa sulla crescita graduale".
In Italia siete ancora imbattuti: dieci vinte su dieci.
"Il livello del campionato è cresciuto, lo pensiamo in tanti. Essere favoriti non ci disturba, ma chi dice che vincere sia facile sta solo cercando di sottrarsi alle sue responsabilità. Vogliamo ripeterci perché Milano non ci riesce dal 1987, e ci sarà un motivo se non succede da oltre 30 anni".
Il nostro basket che momento vive?
"Il problema è che tendiamo a fare processi ogni due giorni. Quello che dovremmo fare è migliorare l'atmosfera negli impianti, enfatizzare le cose buone che abbiamo. Altre leghe si propongono meglio della nostra ma non sempre è davvero così".
Lei passa per uno che dorme pochissimo.
"Ma trovo il tempo per staccare ogni tanto la spina. Dentro ogni settimana di ogni stagione ci sono esperienze umane che eliminano la monotonia, si vive in un contesto che mischia ragazzi provenienti da culture e lingue diverse. Chiaro che con questo ritmo non mi vedo ad invecchiare in panchina, non è possibile pensare di fare tutto questo per altri 15 anni".
Gregg Popovich ha detto di odiare il basket contemporaneo e il tiro da tre. Cosa ne pensa?
"C'è una componente tecnica che rende tutto più imprevedibile e avvincente. Può capitare che costruisci un tipo di partita in cui tutto funziona e poi tre tiri da tre presi con l'uomo addosso cancellano quanto avevi fabbricato in uno spazio di secondi. Sappiamo tutti che è così, ci sono giocatori che rendono tutto possibile, sempre, nel bene e nel male".
Un giocatore così è Mike James. Solo delizia o anche croce?
"Non ho la sensazione che Mike divida, anzi mi pare che metta tutti d'accordo. A me piace perché è un combattente e gioca per vincere".
Le troppe partite non rischiano di far scadere lo spettacolo?
"La direzione è quella. Il prossimo anno sia in Eurolega che in Italia ci saranno 18 squadre e non ho idea di come faranno a trovare le date per giocare. Devi fare scelte di programmazione che spesso incidono sulla qualità di quello che proponi, è un fatto reale".
A febbraio l'Italia si giocherà la qualificazione al Mondiale. Le sembra normale per un ct dover rinunciare ai giocatori migliori?
"Non credo che il problema sia l'Eurolega. Nel basket esiste una situazione anomala, la presenza di una lega sopra le parti come la Nba che esclude la possibilità che i migliori giocatori al mondo possano vestire la maglia della propria Nazionale durante la stagione. La domanda che dobbiamo farci è se questo va bene per le competizioni e gli appassionati. Il calendario di Eurolega viene molto dopo come problematica".