La lunga attesa di Nainggolan, il rinforzo che logora Spalletti
Andrea Sorrentino , di ANDREA SORRENTINOL’Inter col Chievo (sabato, ore 18) seguita dai soliti dubbi sulle condizioni del centrocampista che il tecnico definiva “la nostra turbina” ed è costato 39 milioni. Finora, più guai che calcio
MILANO - Oggi ci sarà? Pare di sì. E se sì, in quali condizioni? In allenamento l'hanno visto correre e calciare in porta al volo, ma l'unica ormai è attendere, fischiettare noncuranti in attesa del responso, e sperare che oggi in Chievo-Inter accada davvero qualcosa. Da cinque mesi va così. Aspettavano un guerriero Ninja, finora si è visto un placido monaco shintoista, e la metafora, va da sé, è riferita solo alle cose del campo.
Doveva prendere in mano l'Inter, offrirle il salto di qualità, era "la turbina che mancava al nostro motore, ci darà le fiammate giuste" (Luciano Spalletti dixit), invece ormai metà stagione è alle spalle, e di Radja Nainggolan non c'è traccia sensibile. Di sicuro non nelle partite dell'ultimo mese, quelle che hanno scavato il solco tra l'Inter e la Champions, o il solco nell'umore di Spalletti, cui la qualificazione agli ottavi a…
Doveva prendere in mano l'Inter, offrirle il salto di qualità, era "la turbina che mancava al nostro motore, ci darà le fiammate giuste" (Luciano Spalletti dixit), invece ormai metà stagione è alle spalle, e di Radja Nainggolan non c'è traccia sensibile. Di sicuro non nelle partite dell'ultimo mese, quelle che hanno scavato il solco tra l'Inter e la Champions, o il solco nell'umore di Spalletti, cui la qualificazione agli ottavi a…
MILANO - Oggi ci sarà? Pare di sì. E se sì, in quali condizioni? In allenamento l'hanno visto correre e calciare in porta al volo, ma l'unica ormai è attendere, fischiettare noncuranti in attesa del responso, e sperare che oggi in Chievo-Inter accada davvero qualcosa. Da cinque mesi va così. Aspettavano un guerriero Ninja, finora si è visto un placido monaco shintoista, e la metafora, va da sé, è riferita solo alle cose del campo.
Doveva prendere in mano l'Inter, offrirle il salto di qualità, era "la turbina che mancava al nostro motore, ci darà le fiammate giuste" (Luciano Spalletti dixit), invece ormai metà stagione è alle spalle, e di Radja Nainggolan non c'è traccia sensibile. Di sicuro non nelle partite dell'ultimo mese, quelle che hanno scavato il solco tra l'Inter e la Champions, o il solco nell'umore di Spalletti, cui la qualificazione agli ottavi avrebbe fatto gran piacere e gran comodo, invece ancora gli si legge in viso la delusione, il dispetto, la rabbia per l'insuccesso e per tutti i commentacci che gli sono piovuti addosso, peraltro inevitabili, siamo all'Inter e non al Pizzighettone, se si falliscono le qualificazioni non arrivano mazzi di fiori, ma si parla degli allenatori che verranno.
Ha avuto la sventura, Spalletti, di perdere nel momento topico Vecino, l'uomo delle grandi serate, di non aver mai avuto il vero Perisic e soprattutto mai il vero Nainggolan, da lui fortissimamente voluto, per la modica cifra di 39,2 milioni (con dentro il promettente Zaniolo), anche se il fatto che il Belgio fosse arrivato in semifinale ai Mondiali dopo aver fatto fuori il Ninja poteva già essere un avvertimento.
La verità è che il giocatore finora ha tradito proprio il suo mentore, che così finisce con l'essere il responsabile di tutto (del resto lo pagano per quello). Quella di Radja a Milano è stata per ora un'avventura infelice da prima dell'inizio, fin da quel lieve incidente in autostrada con la sua fuoriserie, proprio il giorno del suo arrivo a Milano: forse era un presagio. Poi subito l'infortunio muscolare, e un mese fuori. L'esordio a campionato iniziato, ma già si era fatto beccare in ottima compagnia (Fabrizio Corona) in discoteca alle due del mattino. Un settembre discreto, ma sempre alla ricerca della condizione migliore, poi il 21 ottobre un'entrata di Biglia nel derby lo azzoppa. Lo si rivede a sprazzi, mai in salute, fino a Tottenham-Inter, quando passeggia sul prato di Wembley, la caviglia dolente, lo sostituiscono tardi, e tutti a chiedersi: ma perché gioca se non sta in piedi? Mistero, o colpe da ripartire. Pare che il Ninja sia uno che per generosità vorrebbe sempre esserci, però poi esistono apposta gli staff tecnici e medici.
Nel frattempo, altre storie di vita privata piuttosto disordinata ingrossano il fascicolo, come quella di un suo assegno da 150mila euro clonato da alcuni malviventi, ma perché lui l'aveva lasciato al Casinò di Montecarlo dato che aveva perso al gioco, e non sarebbe affatto la prima volta. Su certe cose, in certi club internazionali, scattano multe salatissime e richiami a comportamenti più consoni. L'Inter si sta strutturando anche in questo. L'imberbe presidente Steven Zhang ieri ha compiuto 27 anni, Spalletti gli ha fatto gli auguri: "Lui è il nostro capo, quello che ci indica la strada".
Indica e osserva, Steven, sa che l'Inter finora è stata in campo 22 partite per 1980 minuti, e Nainggolan, con quello che è costato, ne ha giocati solo 913, e nelle partite più importanti (Juve e Psv) era infortunato. E si sa che gli infortuni, o i recuperi lenti, non sono quasi mai questione di malasorte, quella era una favola che ci raccontavano. Steven ha 27 anni, scatta selfie sorridenti con allenatore e giocatori, ma non vuol dire che sia un ingenuo: osserva, valuta, poi prenderà le decisioni del caso. E indicherà nuove strade.
Doveva prendere in mano l'Inter, offrirle il salto di qualità, era "la turbina che mancava al nostro motore, ci darà le fiammate giuste" (Luciano Spalletti dixit), invece ormai metà stagione è alle spalle, e di Radja Nainggolan non c'è traccia sensibile. Di sicuro non nelle partite dell'ultimo mese, quelle che hanno scavato il solco tra l'Inter e la Champions, o il solco nell'umore di Spalletti, cui la qualificazione agli ottavi avrebbe fatto gran piacere e gran comodo, invece ancora gli si legge in viso la delusione, il dispetto, la rabbia per l'insuccesso e per tutti i commentacci che gli sono piovuti addosso, peraltro inevitabili, siamo all'Inter e non al Pizzighettone, se si falliscono le qualificazioni non arrivano mazzi di fiori, ma si parla degli allenatori che verranno.
Ha avuto la sventura, Spalletti, di perdere nel momento topico Vecino, l'uomo delle grandi serate, di non aver mai avuto il vero Perisic e soprattutto mai il vero Nainggolan, da lui fortissimamente voluto, per la modica cifra di 39,2 milioni (con dentro il promettente Zaniolo), anche se il fatto che il Belgio fosse arrivato in semifinale ai Mondiali dopo aver fatto fuori il Ninja poteva già essere un avvertimento.
La verità è che il giocatore finora ha tradito proprio il suo mentore, che così finisce con l'essere il responsabile di tutto (del resto lo pagano per quello). Quella di Radja a Milano è stata per ora un'avventura infelice da prima dell'inizio, fin da quel lieve incidente in autostrada con la sua fuoriserie, proprio il giorno del suo arrivo a Milano: forse era un presagio. Poi subito l'infortunio muscolare, e un mese fuori. L'esordio a campionato iniziato, ma già si era fatto beccare in ottima compagnia (Fabrizio Corona) in discoteca alle due del mattino. Un settembre discreto, ma sempre alla ricerca della condizione migliore, poi il 21 ottobre un'entrata di Biglia nel derby lo azzoppa. Lo si rivede a sprazzi, mai in salute, fino a Tottenham-Inter, quando passeggia sul prato di Wembley, la caviglia dolente, lo sostituiscono tardi, e tutti a chiedersi: ma perché gioca se non sta in piedi? Mistero, o colpe da ripartire. Pare che il Ninja sia uno che per generosità vorrebbe sempre esserci, però poi esistono apposta gli staff tecnici e medici.
Nel frattempo, altre storie di vita privata piuttosto disordinata ingrossano il fascicolo, come quella di un suo assegno da 150mila euro clonato da alcuni malviventi, ma perché lui l'aveva lasciato al Casinò di Montecarlo dato che aveva perso al gioco, e non sarebbe affatto la prima volta. Su certe cose, in certi club internazionali, scattano multe salatissime e richiami a comportamenti più consoni. L'Inter si sta strutturando anche in questo. L'imberbe presidente Steven Zhang ieri ha compiuto 27 anni, Spalletti gli ha fatto gli auguri: "Lui è il nostro capo, quello che ci indica la strada".
Indica e osserva, Steven, sa che l'Inter finora è stata in campo 22 partite per 1980 minuti, e Nainggolan, con quello che è costato, ne ha giocati solo 913, e nelle partite più importanti (Juve e Psv) era infortunato. E si sa che gli infortuni, o i recuperi lenti, non sono quasi mai questione di malasorte, quella era una favola che ci raccontavano. Steven ha 27 anni, scatta selfie sorridenti con allenatore e giocatori, ma non vuol dire che sia un ingenuo: osserva, valuta, poi prenderà le decisioni del caso. E indicherà nuove strade.