In carcere chi tocca gli arbitri. “Si svegli la giustizia sportiva”
Matteo Pinci , di MATTEO PINCII carabinieri hanno arrestato uno dei due aggressori di Riccardo Bernardini. La mamma della vittima ora chiede al mondo del calcio di tutelare maggiormente le periferie
ROMA - Ora è una certezza: chi tocca gli arbitri va in galera. Ma l'arresto di un 34enne ritenuto responsabile dell'aggressione di Riccardo Bernardini, l'arbitro di 23 anni rimasto gravemente ferito alla fine di Virtus Olympia-Atletico Torrenova a Roma lo scorso 11 novembre, non ha ancora cancellato la paura che avvenimenti simili possano ripetersi. "Lesioni personali aggravate in concorso, minaccia aggravata, lancio di materiale pericoloso, scavalcamento e invasione di campo" le accuse a carico dell'uomo arrestato giovedì, un operaio incensurato tifoso dell'Olympia: ieri è circolata anche la voce secondo cui sarebbe un calciatore.
Nessuna conferma, al contrario delle indiscrezioni secondo cui il cerchio degli inquirenti si sta stringendo anche attorno a una seconda persona: entrambi erano stati identificati da tempo, ma si cercavano elementi certi. Chissà che ne pensa Bernardini, che a quasi due mesi da quella giornata che po…
Nessuna conferma, al contrario delle indiscrezioni secondo cui il cerchio degli inquirenti si sta stringendo anche attorno a una seconda persona: entrambi erano stati identificati da tempo, ma si cercavano elementi certi. Chissà che ne pensa Bernardini, che a quasi due mesi da quella giornata che po…
ROMA - Ora è una certezza: chi tocca gli arbitri va in galera. Ma l'arresto di un 34enne ritenuto responsabile dell'aggressione di Riccardo Bernardini, l'arbitro di 23 anni rimasto gravemente ferito alla fine di Virtus Olympia-Atletico Torrenova a Roma lo scorso 11 novembre, non ha ancora cancellato la paura che avvenimenti simili possano ripetersi. "Lesioni personali aggravate in concorso, minaccia aggravata, lancio di materiale pericoloso, scavalcamento e invasione di campo" le accuse a carico dell'uomo arrestato giovedì, un operaio incensurato tifoso dell'Olympia: ieri è circolata anche la voce secondo cui sarebbe un calciatore.
Nessuna conferma, al contrario delle indiscrezioni secondo cui il cerchio degli inquirenti si sta stringendo anche attorno a una seconda persona: entrambi erano stati identificati da tempo, ma si cercavano elementi certi. Chissà che ne pensa Bernardini, che a quasi due mesi da quella giornata che poteva finire tragicamente, ha ancora forti emicranie, giramenti, problemi a restare attivo al computer che rischiano di compromettere i suoi studi universitari. A breve dovrà sottoporsi a una nuova visita neurologica: difficile che possa tornare in campo a dirigere una partita in questa stagione, anche se lui è il primo a dire di voler ricominciare da dove è stato costretto a interrompere in quella domenica di novembre.
La giustizia sportiva però non è andata oltre un buffetto nei confronti della società di casa: multa di 5mila euro e penalizzazione di 5 punti in classifica. Una sentenza che la mamma dell'arbitro aggredito, Fiammetta Bernardini, non riesce a mandare giù: "Mio figlio sta ancora male a distanza di mesi e per il tribunale sportivo tutto ciò vale appena 5 mila euro" ha detto a Repubblica. Il consiglio federale dopo l'episodio ha ricalibrato le sanzioni, arrivando a prevedere un minimo di un anno di squalifica per gli aggressori e fino alla radiazione, "Ma a questo punto - continua la mamma - credo sia importante il contributo dei presidenti delle leghe regionali, al lavoro con Arbitri e Federcalcio, per risolvere questo tipo di problematiche. Altrimenti, senza il loro intervento, l'associazione arbitri e la Federazione non hanno i mezzi per risolvere alla radice il problema".
Ma nelle idee della signora Bernardini c'è anche un piano che punti a migliorare la sicurezza degli arbitri a bordo campo, lì dove il figlio è stato aggredito dai due soggetti che senza essere fermati da nessuno hanno potuto scavalcare la recinzione e arrivare a contatto col direttore di gara nell'area riservata agli spogliatoi. "Il fine del mio impegno è che su questi campi di periferia, si possa garantire la sicurezza dell'incolumità a tutti gli arbitri. Anche lì dove la forza pubblica non può e non riesce a garantirla. Ringrazio i presidenti Figc e Aia, Gravina e Nicchi per quanto stanno facendo: l'obiettivo è che i responsabili ricevano sanzioni più giuste, anche con il contributo coerente delle leghe".
Lunedì le componenti del calcio italiano sfileranno al Viminale convocate dal ministro Salvini e dal sottosegretario Giorgetti per un vertice sulla questione ultrà dopo i cori razzisti di Inter-Napoli e gli incidenti fuori San Siro. Benché la questione arbitri non sia all'ordine del giorno, sarà l'occasione, per le istituzioni sportive, di mettere in evidenza che dopo gli incontri che avevano seguito l'aggressione di Bernardini, qualcosa si è mosso. Con una certezza in più: oltre alla squalifica, per chi sbaglia c'è anche la galera.
Nessuna conferma, al contrario delle indiscrezioni secondo cui il cerchio degli inquirenti si sta stringendo anche attorno a una seconda persona: entrambi erano stati identificati da tempo, ma si cercavano elementi certi. Chissà che ne pensa Bernardini, che a quasi due mesi da quella giornata che poteva finire tragicamente, ha ancora forti emicranie, giramenti, problemi a restare attivo al computer che rischiano di compromettere i suoi studi universitari. A breve dovrà sottoporsi a una nuova visita neurologica: difficile che possa tornare in campo a dirigere una partita in questa stagione, anche se lui è il primo a dire di voler ricominciare da dove è stato costretto a interrompere in quella domenica di novembre.
La giustizia sportiva però non è andata oltre un buffetto nei confronti della società di casa: multa di 5mila euro e penalizzazione di 5 punti in classifica. Una sentenza che la mamma dell'arbitro aggredito, Fiammetta Bernardini, non riesce a mandare giù: "Mio figlio sta ancora male a distanza di mesi e per il tribunale sportivo tutto ciò vale appena 5 mila euro" ha detto a Repubblica. Il consiglio federale dopo l'episodio ha ricalibrato le sanzioni, arrivando a prevedere un minimo di un anno di squalifica per gli aggressori e fino alla radiazione, "Ma a questo punto - continua la mamma - credo sia importante il contributo dei presidenti delle leghe regionali, al lavoro con Arbitri e Federcalcio, per risolvere questo tipo di problematiche. Altrimenti, senza il loro intervento, l'associazione arbitri e la Federazione non hanno i mezzi per risolvere alla radice il problema".
Ma nelle idee della signora Bernardini c'è anche un piano che punti a migliorare la sicurezza degli arbitri a bordo campo, lì dove il figlio è stato aggredito dai due soggetti che senza essere fermati da nessuno hanno potuto scavalcare la recinzione e arrivare a contatto col direttore di gara nell'area riservata agli spogliatoi. "Il fine del mio impegno è che su questi campi di periferia, si possa garantire la sicurezza dell'incolumità a tutti gli arbitri. Anche lì dove la forza pubblica non può e non riesce a garantirla. Ringrazio i presidenti Figc e Aia, Gravina e Nicchi per quanto stanno facendo: l'obiettivo è che i responsabili ricevano sanzioni più giuste, anche con il contributo coerente delle leghe".
Lunedì le componenti del calcio italiano sfileranno al Viminale convocate dal ministro Salvini e dal sottosegretario Giorgetti per un vertice sulla questione ultrà dopo i cori razzisti di Inter-Napoli e gli incidenti fuori San Siro. Benché la questione arbitri non sia all'ordine del giorno, sarà l'occasione, per le istituzioni sportive, di mettere in evidenza che dopo gli incontri che avevano seguito l'aggressione di Bernardini, qualcosa si è mosso. Con una certezza in più: oltre alla squalifica, per chi sbaglia c'è anche la galera.