Corrado Barazzutti: “È il momento del coraggio. Fognini pensi in grande, può battere chiunque”
Paolo Rossi , di PAOLO ROSSIIl ct di Coppa Davis: "Ho ricordato a Fabio il caso di Cecchinato e delle sue due settimane a Parigi, cioè lo stato di grazia che ogni tennista sogna di raggiungere. Se l’Italia supera l’India poi diventa una outsider"
È cominciato il 2019 anche per Corrado Barazzutti, capitano di Coppa Davis, con il suo primo imbarco aereo: destinazione Melbourne. Un anno che è iniziato bene per l'Italia: la scorsa settimana, a Doha, Marco Cecchinato ha raggiunto le semifinali, e oggi Andreas Seppi a Sydney s'è tolto lo sfizio di superare Tsitsipas nei quarti.
La luce del tennis maschile vista nel 2018 non s'è spenta.
"Sembra di no, e speriamo che il vecchio e classico adagio del chi ben comincia sia vero e funzioni per noi".
Quest'anno tocca confermare, o migliorare, una semifinale Slam.
"È così. E poi aggiungo: perché no? Conosco ormai bene i ragazzi, e penso che con l'applicazione giusta, e anche un po' di fortuna che non guasta mai, potrebbero togliersi belle soddisfazioni".
Conosce bene in particolare Fognini.
"Un po' l'ho seguito negli anni passati, la prima volta che l'ho incontrato aveva 16 anni,…
La luce del tennis maschile vista nel 2018 non s'è spenta.
"Sembra di no, e speriamo che il vecchio e classico adagio del chi ben comincia sia vero e funzioni per noi".
Quest'anno tocca confermare, o migliorare, una semifinale Slam.
"È così. E poi aggiungo: perché no? Conosco ormai bene i ragazzi, e penso che con l'applicazione giusta, e anche un po' di fortuna che non guasta mai, potrebbero togliersi belle soddisfazioni".
Conosce bene in particolare Fognini.
"Un po' l'ho seguito negli anni passati, la prima volta che l'ho incontrato aveva 16 anni,…
È cominciato il 2019 anche per Corrado Barazzutti, capitano di Coppa Davis, con il suo primo imbarco aereo: destinazione Melbourne. Un anno che è iniziato bene per l'Italia: la scorsa settimana, a Doha, Marco Cecchinato ha raggiunto le semifinali, e oggi Andreas Seppi a Sydney s'è tolto lo sfizio di superare Tsitsipas nei quarti.
La luce del tennis maschile vista nel 2018 non s'è spenta.
"Sembra di no, e speriamo che il vecchio e classico adagio del chi ben comincia sia vero e funzioni per noi".
Quest'anno tocca confermare, o migliorare, una semifinale Slam.
"È così. E poi aggiungo: perché no? Conosco ormai bene i ragazzi, e penso che con l'applicazione giusta, e anche un po' di fortuna che non guasta mai, potrebbero togliersi belle soddisfazioni".
Conosce bene in particolare Fognini.
"Un po' l'ho seguito negli anni passati, la prima volta che l'ho incontrato aveva 16 anni, e quindi sì: lo conosco meglio di Cecchinato e Berrettini".
E adesso tornerà a seguirlo più da vicino.
"Sì, questo è vero. Fabio, in assenza di Franco Davin - che resta il suo allenatore - mi ha chiesto di dargli una mano. E non mi preoccupo del ko con Kohlschreiber di ieri ad Auckland".
Segno di fiducia e apprezzamento.
"Naturalmente. D'altronde anche gli altri azzurri sanno benissimo che io sono a disposizione per consigli, come sempre accaduto, anche fuori dagli eventi della Coppa Davis".
E quindi a Fognini cosa suggerirà?
"No, per favore non cominciamo: Fognini non ha particolare bisogno di consigli, è un uomo maturato che ormai sa di cosa c'è bisogno per l'ultimo clic della carriera".
Anche i Djokovic, i Federer e i Nadal necessitano di consigli. Quindi?
"Ripeto, consigli tecnici sul tennis a Fognini non c'è da darne. Il suo gioco lo possono vedere tutti, ed è apprezzato anche dai top player. Se proprio dovessi dare un consiglio è sulla pianificazione della stagione".
Più cemento? O terra rossa?
"No, parlo del livello dei tornei. È ora che Fabio punti grosso, con coraggio. Per un motivo molto semplice: quand'è in giornata può battere chiunque. Deve solo esserne convinto".
In fondo anche Flavia Pennetta ha espresso un pensiero simile, sostenendo che dovrebbe essere più "prepotente".
"È così, sostanzialmente. Fognini possiede tutto quelle che serve per essere un Top Ten, obiettivo che gli è sfuggito per poco l'anno scorso e che sono convinto voglia raggiungere quest'anno".
Fognini cosa ha risposto?
"Ha ascoltato. Gli ho ricordato l'esempio di Cecchinato, e delle due settimane da sogno vissute a Parigi. Quello è lo stato di grazia che ogni tennista cerca di raggiungere, e Fabio può. Deve solo desiderarlo".
Torniamo al 2019, l'Italia resterà nell'Est del mondo.
"Dopo gli Australian c'è subito la Davis con l'India. Match pericoloso, ma se lo superiamo diventiamo gli outsider".
E gli azzurri cosa ne pensano?
"Sono tutti vogliosi e ci tengono alla maglia azzurra".
Lei vede delle analogie con il gruppo del 1976?
"Sì, ci sono delle analogie. Peraltro prevedo miglioramenti per Berrettini, in questo 2019, e sono convinto che Cecchinato non avrà pressioni dall'idea di doversi ripetere. E poi ci sono altri giovani che, nel vedere il messaggio dei nostri migliori, li emuleranno o cercheranno di farlo".
Ultima cosa, i tennisti italiani non sono più mammoni?
"Rispondo seccamente: no, e assolutamente no. Questi giovani di oggi sono professionali, attenti ai dettagli e fanno meno sciocchezze di quelli del passato. E, consentitemi, hanno anche una federazione che ha piacere a supportarli: mica male".
La luce del tennis maschile vista nel 2018 non s'è spenta.
"Sembra di no, e speriamo che il vecchio e classico adagio del chi ben comincia sia vero e funzioni per noi".
Quest'anno tocca confermare, o migliorare, una semifinale Slam.
"È così. E poi aggiungo: perché no? Conosco ormai bene i ragazzi, e penso che con l'applicazione giusta, e anche un po' di fortuna che non guasta mai, potrebbero togliersi belle soddisfazioni".
Conosce bene in particolare Fognini.
"Un po' l'ho seguito negli anni passati, la prima volta che l'ho incontrato aveva 16 anni, e quindi sì: lo conosco meglio di Cecchinato e Berrettini".
E adesso tornerà a seguirlo più da vicino.
"Sì, questo è vero. Fabio, in assenza di Franco Davin - che resta il suo allenatore - mi ha chiesto di dargli una mano. E non mi preoccupo del ko con Kohlschreiber di ieri ad Auckland".
Segno di fiducia e apprezzamento.
"Naturalmente. D'altronde anche gli altri azzurri sanno benissimo che io sono a disposizione per consigli, come sempre accaduto, anche fuori dagli eventi della Coppa Davis".
E quindi a Fognini cosa suggerirà?
"No, per favore non cominciamo: Fognini non ha particolare bisogno di consigli, è un uomo maturato che ormai sa di cosa c'è bisogno per l'ultimo clic della carriera".
Anche i Djokovic, i Federer e i Nadal necessitano di consigli. Quindi?
"Ripeto, consigli tecnici sul tennis a Fognini non c'è da darne. Il suo gioco lo possono vedere tutti, ed è apprezzato anche dai top player. Se proprio dovessi dare un consiglio è sulla pianificazione della stagione".
Più cemento? O terra rossa?
"No, parlo del livello dei tornei. È ora che Fabio punti grosso, con coraggio. Per un motivo molto semplice: quand'è in giornata può battere chiunque. Deve solo esserne convinto".
In fondo anche Flavia Pennetta ha espresso un pensiero simile, sostenendo che dovrebbe essere più "prepotente".
"È così, sostanzialmente. Fognini possiede tutto quelle che serve per essere un Top Ten, obiettivo che gli è sfuggito per poco l'anno scorso e che sono convinto voglia raggiungere quest'anno".
Fognini cosa ha risposto?
"Ha ascoltato. Gli ho ricordato l'esempio di Cecchinato, e delle due settimane da sogno vissute a Parigi. Quello è lo stato di grazia che ogni tennista cerca di raggiungere, e Fabio può. Deve solo desiderarlo".
Torniamo al 2019, l'Italia resterà nell'Est del mondo.
"Dopo gli Australian c'è subito la Davis con l'India. Match pericoloso, ma se lo superiamo diventiamo gli outsider".
E gli azzurri cosa ne pensano?
"Sono tutti vogliosi e ci tengono alla maglia azzurra".
Lei vede delle analogie con il gruppo del 1976?
"Sì, ci sono delle analogie. Peraltro prevedo miglioramenti per Berrettini, in questo 2019, e sono convinto che Cecchinato non avrà pressioni dall'idea di doversi ripetere. E poi ci sono altri giovani che, nel vedere il messaggio dei nostri migliori, li emuleranno o cercheranno di farlo".
Ultima cosa, i tennisti italiani non sono più mammoni?
"Rispondo seccamente: no, e assolutamente no. Questi giovani di oggi sono professionali, attenti ai dettagli e fanno meno sciocchezze di quelli del passato. E, consentitemi, hanno anche una federazione che ha piacere a supportarli: mica male".