Nadal non vince in Australia dal 2009. Al suo esordio di quest'anno, seguito a vari accidenti muscolari che lo hanno costretto a rifarsi un ginocchio, a ripulirsi una caviglia, e a occuparsi clinicamente degli addominali per quattro mesi, qualche spettatore, di quelli che conoscono il tennis, ha però notato in lui qualcosa di nuovo. Rafa stava infatti servendo in modo simile al passato, ma con un atteggiamento lievemente dissimile.
Era al suo esordio nel torneo contro un invitato australiano, James Duckworth, e quindi si poteva permettere una partita simile a un allenamento. Gli statistici avevano rilevato nella sua battuta 122 aces in 49 match del 2018, quindi il 66% di prime. Con la sua battuta di lunedì avrebbe migliorato sino al 67, inclusi 6 aces. Ma, al di là delle statistiche, si è notata nel maiorchino una partenza più lenta del braccio, prima della seconda fase, quella che giunge dopo l'incontro palla racchetta.
Nadal ha detto in conferenza stampa che la dolcezza iniziale evita una eventuale ferita al braccio, e insieme al dorso. "La tecnica di un tennista si evolve tutta la carriera soprattutto per proteggersi" ha osservato. Dello stesso parere non potevano non essere i suoi due allenatori, Carlos Moya e Francisco Roig, subentrati a quel fenomeno dello zio Toni, che trasse fuori un tennista mancino da un bambino che teneva la penna con la destra. A zio Toni che ora, stufo di viaggiare, si occupa non solo dell'Accademia di Manacor, ma della prossima di cui ho letto una futura apertura in Grecia.
Avrei voluto presenziare alla press conference per ricordare che nella Cattedrale di Barcellona una bambina aveva scoperto sotto una sedia del Coro la prima immagine di un colpo del tennis, scolpita da Pere Sanglada, verso il 1480. Ricordo anche che la parola servizio, come pochi sanno, è originaria del servizio offerto al battitore da chi lo aiutava, lanciandogli la palla, e offrendogli così un servizio. Ma non vorrei allontanarmi troppo dal servizio di Nadal, che seguirò con maggior attenzione nel terzo turno, stamattina contro l'australiano de Minaur.
Era al suo esordio nel torneo contro un invitato australiano, James Duckworth, e quindi si poteva permettere una partita simile a un allenamento. Gli statistici avevano rilevato nella sua battuta 122 aces in 49 match del 2018, quindi il 66% di prime. Con la sua battuta di lunedì avrebbe migliorato sino al 67, inclusi 6 aces. Ma, al di là delle statistiche, si è notata nel maiorchino una partenza più lenta del braccio, prima della seconda fase, quella che giunge dopo l'incontro palla racchetta.
Nadal ha detto in conferenza stampa che la dolcezza iniziale evita una eventuale ferita al braccio, e insieme al dorso. "La tecnica di un tennista si evolve tutta la carriera soprattutto per proteggersi" ha osservato. Dello stesso parere non potevano non essere i suoi due allenatori, Carlos Moya e Francisco Roig, subentrati a quel fenomeno dello zio Toni, che trasse fuori un tennista mancino da un bambino che teneva la penna con la destra. A zio Toni che ora, stufo di viaggiare, si occupa non solo dell'Accademia di Manacor, ma della prossima di cui ho letto una futura apertura in Grecia.
Avrei voluto presenziare alla press conference per ricordare che nella Cattedrale di Barcellona una bambina aveva scoperto sotto una sedia del Coro la prima immagine di un colpo del tennis, scolpita da Pere Sanglada, verso il 1480. Ricordo anche che la parola servizio, come pochi sanno, è originaria del servizio offerto al battitore da chi lo aiutava, lanciandogli la palla, e offrendogli così un servizio. Ma non vorrei allontanarmi troppo dal servizio di Nadal, che seguirò con maggior attenzione nel terzo turno, stamattina contro l'australiano de Minaur.