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Atletica, la diplomazia del salto triplo: Usa e Cuba uniti dall’Academy

Due ex campioni hanno creato una scuola, gettate le basi per il primo asse tra i due paesi, ora più vicini grazie allo sport
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Grazie al salto triplo da questo fine settimana Usa e Cuba sono più vicine. Lo sport è più accogliente di Trump e nell’atletica non esistono muri perché per fortuna esiste chi li scavalca e dunque non avrebbe senso costruirli. Agli americani viene suggerito di assaporare sino in fondo (ma qual è il fondo?) il gusto acre del “respingere”. Qualcuno di loro però sceglie di andare nella direzione opposta con la dirompente forza della propria storia sportiva. C’è chi sente ancora il richiamo della dottrina Obama, le cui strategie furono definite dall’attuale presidente «terribili e sbagliate», e fa l’esatto contrario della politica a muso duro: «Non accettiamo il dettato della paura».

A due signori importanti come Willie Banks e Kenny Harrison, ex triplisti, è parso questo il momento ideale per creare il primo asse Usa-Cuba della storia dello sport. Alla faccia dell’in…
Grazie al salto triplo da questo fine settimana Usa e Cuba sono più vicine. Lo sport è più accogliente di Trump e nell’atletica non esistono muri perché per fortuna esiste chi li scavalca e dunque non avrebbe senso costruirli. Agli americani viene suggerito di assaporare sino in fondo (ma qual è il fondo?) il gusto acre del “respingere”. Qualcuno di loro però sceglie di andare nella direzione opposta con la dirompente forza della propria storia sportiva. C’è chi sente ancora il richiamo della dottrina Obama, le cui strategie furono definite dall’attuale presidente «terribili e sbagliate», e fa l’esatto contrario della politica a muso duro: «Non accettiamo il dettato della paura».

A due signori importanti come Willie Banks e Kenny Harrison, ex triplisti, è parso questo il momento ideale per creare il primo asse Usa-Cuba della storia dello sport. Alla faccia dell’inasprimento dei rapporti, in barba a quel 60% dell’ambasciata americana rimpatriato due anni fa e dei vincoli cui sono costretti i cittadini cubani in cerca di un visto temporaneo per gli Stati Uniti (debbono passare per Colombia o Guyana...). Se i cubani non possono arrivare a Miami, allenatori e sapienza americana sbarcheranno a L’Avana per creare una “comune” partendo dalla “koiné” del salto triplo. Alla corte di Alberto Juantorena e con i buoni uffici di Javier Sotomayor, Enrique Figueroa (la prima medaglia olimpica della Cuba post rivoluzione, 100 a Tokyo ’64) e Lazaro Betancourt, ex triplista da 17,78 («dov’è tuo figlio saltatore?», gli ha chiesto Banks), americani e cubani, fra cui i tecnici locali Quesada e Napoles, hanno visto il sole nella stessa prospettiva: da una pedana.

Sono state gettate le basi di un amore tardivo eppure logico. Banks detenne il record del mondo con 17,97. Harrison è stato oro olimpico e mondiale e tuttora è uno dei cinque campioni ad aver superato i 18 metri (con Edwards, Taylor, Pichardo e Tamgho). Possono dare molto: «Ma anche ricevere!», hanno precisato. Sarà un’academy specialistica per l’affinamento e la diffusione del salto triplo: «La mescolanza porterà a un incremento delle ricchezze nazionali», ha detto Juantorena. Il passato burrascoso? «È passato...». Può un angolo di sport smussare gli angoli delle divisioni culturali, costruire sentimenti nuovi e nuovi legami sbugiardando il pensiero dominante? Perché no. Non sarebbe la prima volta e speriamo non sia l’ultima. A giorni il via sulla nuovissima pista dell’Estadio Panamericano dell’Avana. Che forse più “panamericano” di così non avrebbe immaginato di essere. L’unico muro sarà quello dei 18 metri. Ma per carità non ditelo a Trump.