L’addio di Lindsey Vonn non è mai stato così vicino. Ma lo sci tifa per lei
Alessandra Retico , dalla nostra inviata ALESSANDRA RETICOLe lacrime di Cortina, l’inchino di Goggia (“La guardo come una bambina”). Un ritiro da decidere “in un paio di giorni”
CORTINA D'AMPEZZO - Potrebbe finire dove tutto è iniziato. Forse è già finito. La voce rotta, Lindsey Vonn. Si piega sui bastoncini, guarda attorno, Cortina splende sotto il sole. Lei invece tramonta, spenta dentro. "Questa è stata la mia ultima gara? È una possibilità". Una possibilità cui tutti fanno fatica a credere, anche lei stessa. "Mi prendo un paio di giorni per pensarci, ora sono troppo scossa, è una scelta troppo importante per farla in fretta".
A 34 anni, il crepuscolo della sciatrice più vincente della storia con 82 successi in coppa del mondo, a -4 da Ingemar Stenmark, sembra vicino. Le fa male il ginocchio sinistro dopo la botta in allenamento per l'esordio a Lake Louise a novembre. Da allora, è rimasta ferma. Per l'ennesima volta. In quello destro le mancano del tutto i legamenti dopo il più grave dei suoi infiniti crac, quello ai Mondiali di Schladming 2013 che…
A 34 anni, il crepuscolo della sciatrice più vincente della storia con 82 successi in coppa del mondo, a -4 da Ingemar Stenmark, sembra vicino. Le fa male il ginocchio sinistro dopo la botta in allenamento per l'esordio a Lake Louise a novembre. Da allora, è rimasta ferma. Per l'ennesima volta. In quello destro le mancano del tutto i legamenti dopo il più grave dei suoi infiniti crac, quello ai Mondiali di Schladming 2013 che…
CORTINA D'AMPEZZO - Potrebbe finire dove tutto è iniziato. Forse è già finito. La voce rotta, Lindsey Vonn. Si piega sui bastoncini, guarda attorno, Cortina splende sotto il sole. Lei invece tramonta, spenta dentro. "Questa è stata la mia ultima gara? È una possibilità". Una possibilità cui tutti fanno fatica a credere, anche lei stessa. "Mi prendo un paio di giorni per pensarci, ora sono troppo scossa, è una scelta troppo importante per farla in fretta".
A 34 anni, il crepuscolo della sciatrice più vincente della storia con 82 successi in coppa del mondo, a -4 da Ingemar Stenmark, sembra vicino. Le fa male il ginocchio sinistro dopo la botta in allenamento per l'esordio a Lake Louise a novembre. Da allora, è rimasta ferma. Per l'ennesima volta. In quello destro le mancano del tutto i legamenti dopo il più grave dei suoi infiniti crac, quello ai Mondiali di Schladming 2013 che le impedì di partecipare ai Giochi di Sochi l'anno dopo. Ma Wonder Woman è sempre tornata. Scia con i tutori. Pollici, testa, viso. Non c'è un centimetro del corpo che Lindsey non abbia speso e bruciato sulla neve da quando, a due anni, è salita per la prima volta sugli sci in Minnesota.
Ora forse non c'è più neanche un centimetro di cuore dove appigliarsi per ripartire. Le fa male tutto. "Il mio corpo mi impedisce di fare quello che voglio, forse è ora che lo ascolti e che io dica arrivederci, non sto sciando come potrei e vorrei, mi aspettavo altro, a questo punto non so che fare". Sulle sue Dolomiti è stata 15esima nella discesa di venerdì, nona in quella di sabato. E il superG non lo completa neanche. Eppure era stato disegnato dal suo allenatore Alex Hoedlmoser, eppure questa è una delle sue piste feticcio. Ci ha vinto 12 volte, come nessuna mai. Sull'Olympia il primo podio in coppa (2004), 4 anni fa è diventata la sciatrice più vincente eguagliando e poi superando (con 63 successi) l'austriaca Moser-Proell. "Per me Cortina ha un significato che va oltre lo sci". Quando le manca così poco per infrangere un'altra barriera ("anche se per me il record di Stenmark non è un'ossessione" ha detto di recente), ecco quello che sembra un addio alle armi. Niente Garmisch la prossima settimana, niente Mondiali in Svezia a febbraio, niente più. Sembra, perché qualcosa fa resistenza dentro.
Lindsey piange forte. Lo fa tra le braccia di Sofia Goggia che al traguardo le offre un mazzo di fiori, le due si abbracciano forte, la bergamasca fa un inchino al suo mito ora rivale e amica. "Sofia mi ha emozionato, significa tanto per me". La campionessa olimpica di discesa, 26 anni, anche lei infortunata ma apripista oggi in una gara Fis maschile, è arrivata all'ultimo, si fa prestare la giacca della nazionale: "Mi sono svegliata alle 6.30 e mi sono detta che non potevo non assistere all'ultima gara sull'Olympia di Lindsey, avrò perso tutti i punti della patente per come ho corso. Cosa le ho detto? Poco, era il suo momento. È un'icona e non ci rendiamo conto, ma un giorno potremo dire di aver sciato alla sua epoca. La guardo sempre con gli occhi della bambina che la ammirava in tv, anche se l'anno scorso abbiamo battagliato e le ho soffiato la coppetta di discesa. Oggi ho sentito la sua emozione".
L'hanno sentita tutti. La campionessa olimpica di discesa a Vancouver 2010, la detentrice di 4 coppe del mondo generali e due titoli mondiali, vibra fino quasi a coprire il successo della sua erede, l'americana Mikaela Shiffrin, 23 anni, all'11° centro dell'anno e il 54° in carriera come Hermann Maier: "Lindsey? Il mio idolo da sempre". Anche Tina Weirather del Liechtenstein, seconda davanti all'austriaca Tamara Tippler, omaggia l'americana: "Ha portato lo sci a un altro livello". Un livello vicino al colmo. "Quattro operazioni al ginocchio destro, senza legamenti collaterali al sinistro, due tutori. Forse ho raggiunto il massimo che posso sopportare". Anche Wonder Woman, un giorno, diventò umana.
A 34 anni, il crepuscolo della sciatrice più vincente della storia con 82 successi in coppa del mondo, a -4 da Ingemar Stenmark, sembra vicino. Le fa male il ginocchio sinistro dopo la botta in allenamento per l'esordio a Lake Louise a novembre. Da allora, è rimasta ferma. Per l'ennesima volta. In quello destro le mancano del tutto i legamenti dopo il più grave dei suoi infiniti crac, quello ai Mondiali di Schladming 2013 che le impedì di partecipare ai Giochi di Sochi l'anno dopo. Ma Wonder Woman è sempre tornata. Scia con i tutori. Pollici, testa, viso. Non c'è un centimetro del corpo che Lindsey non abbia speso e bruciato sulla neve da quando, a due anni, è salita per la prima volta sugli sci in Minnesota.
Ora forse non c'è più neanche un centimetro di cuore dove appigliarsi per ripartire. Le fa male tutto. "Il mio corpo mi impedisce di fare quello che voglio, forse è ora che lo ascolti e che io dica arrivederci, non sto sciando come potrei e vorrei, mi aspettavo altro, a questo punto non so che fare". Sulle sue Dolomiti è stata 15esima nella discesa di venerdì, nona in quella di sabato. E il superG non lo completa neanche. Eppure era stato disegnato dal suo allenatore Alex Hoedlmoser, eppure questa è una delle sue piste feticcio. Ci ha vinto 12 volte, come nessuna mai. Sull'Olympia il primo podio in coppa (2004), 4 anni fa è diventata la sciatrice più vincente eguagliando e poi superando (con 63 successi) l'austriaca Moser-Proell. "Per me Cortina ha un significato che va oltre lo sci". Quando le manca così poco per infrangere un'altra barriera ("anche se per me il record di Stenmark non è un'ossessione" ha detto di recente), ecco quello che sembra un addio alle armi. Niente Garmisch la prossima settimana, niente Mondiali in Svezia a febbraio, niente più. Sembra, perché qualcosa fa resistenza dentro.
Lindsey piange forte. Lo fa tra le braccia di Sofia Goggia che al traguardo le offre un mazzo di fiori, le due si abbracciano forte, la bergamasca fa un inchino al suo mito ora rivale e amica. "Sofia mi ha emozionato, significa tanto per me". La campionessa olimpica di discesa, 26 anni, anche lei infortunata ma apripista oggi in una gara Fis maschile, è arrivata all'ultimo, si fa prestare la giacca della nazionale: "Mi sono svegliata alle 6.30 e mi sono detta che non potevo non assistere all'ultima gara sull'Olympia di Lindsey, avrò perso tutti i punti della patente per come ho corso. Cosa le ho detto? Poco, era il suo momento. È un'icona e non ci rendiamo conto, ma un giorno potremo dire di aver sciato alla sua epoca. La guardo sempre con gli occhi della bambina che la ammirava in tv, anche se l'anno scorso abbiamo battagliato e le ho soffiato la coppetta di discesa. Oggi ho sentito la sua emozione".
L'hanno sentita tutti. La campionessa olimpica di discesa a Vancouver 2010, la detentrice di 4 coppe del mondo generali e due titoli mondiali, vibra fino quasi a coprire il successo della sua erede, l'americana Mikaela Shiffrin, 23 anni, all'11° centro dell'anno e il 54° in carriera come Hermann Maier: "Lindsey? Il mio idolo da sempre". Anche Tina Weirather del Liechtenstein, seconda davanti all'austriaca Tamara Tippler, omaggia l'americana: "Ha portato lo sci a un altro livello". Un livello vicino al colmo. "Quattro operazioni al ginocchio destro, senza legamenti collaterali al sinistro, due tutori. Forse ho raggiunto il massimo che posso sopportare". Anche Wonder Woman, un giorno, diventò umana.