Australia come jackpot: a Naomi Osaka titolo e primato
Gianni Clerici , di GIANNI CLERICIA Melbourne trionfo Slam della ventunenne giapponese, che ora diventerà la numero uno del mondo
Non mi permetto di copiare la definizione di Finalissima, per una nuova finale, la 53ª tra Djokovic e Nadal, col quoziente finale di 27 a 25 per il serbo. La più lunga di tutte, nel 2012 a Melbourne, durò 7 minuti meno di 6 ore, e il serbo, alla fine, la riassunse con la frase «Alla fine godi anche del dolore». Nel parlare di Melbourne, va ricordato che quel campo è in cemento, una superficie sulla quale Novak è in grado di scivolare quanto Nadal sulla terra rossa, forse grazie anche a caviglie simili a un Bolle, e forse di più. Rafa quest’anno non ha perso un set, anche grazie al suo nuovo tennis che, secondo me, lo ha trasformato da super regolarista in super attaccante: non si limita più all’invenzione dello zio Toni, il diritto dal centro verso sinistra, ma attacca su ogni palla lenta o corta avversaria. Mi piacerebbe parlarne ai miei famosi conoscenti, Wilander e Corretja, bravissimi nell’occupare il vid…
Non mi permetto di copiare la definizione di Finalissima, per una nuova finale, la 53ª tra Djokovic e Nadal, col quoziente finale di 27 a 25 per il serbo. La più lunga di tutte, nel 2012 a Melbourne, durò 7 minuti meno di 6 ore, e il serbo, alla fine, la riassunse con la frase «Alla fine godi anche del dolore». Nel parlare di Melbourne, va ricordato che quel campo è in cemento, una superficie sulla quale Novak è in grado di scivolare quanto Nadal sulla terra rossa, forse grazie anche a caviglie simili a un Bolle, e forse di più. Rafa quest’anno non ha perso un set, anche grazie al suo nuovo tennis che, secondo me, lo ha trasformato da super regolarista in super attaccante: non si limita più all’invenzione dello zio Toni, il diritto dal centro verso sinistra, ma attacca su ogni palla lenta o corta avversaria. Mi piacerebbe parlarne ai miei famosi conoscenti, Wilander e Corretja, bravissimi nell’occupare il video ma, forse, distratti dall’attraente Schett, quella che una volta disse che il sesso, prima o dopo un match, non fa che bene. Con questo suo nuovo gioco Rafa sinora non ha perso un set, così come Novak. Non è questa quindi la solita partita tra il tennista a tutto campo e il difensore. Ma tra un attaccante e un altro. Penso non durerà sei ore, ma non so fare un pronostico.
Non ho certo parlato prima della finalissima per trascurare quella femminile. Da qualche anno si è alla ricerca di una nuova numero uno femmina, ma sin qui Serena era stata in grado di respingere ogni provocazione, ancorché appesantita da parto e conseguenze, in testa a tutte la stupidità del computer Wta, che considera la classifica pre-parto diversa da quella post-battesimo. Dire che abbiamo trovato in Naomi Osaka la successora di Serena è eccessivo anche se, una giovane che partendo dal n.74 vince lo Us e poi l’Australian ci porta forti dubbi che non esista tra le donne, un’autentica New Generation. Un’altra ragazza povera, destinata al tennis dal papà, questa volta un curioso haitiano dal nome francese Leonard Francois, e dalla sposa giapponese Tamaki. Il primo tentativo, di papà simil Richard, con la sorella Mari era naufragato. Il secondo è andato benissimo, se abbiamo visto Naomi con il suo rovescio testardo, il diritto aggressivo con le labbra autoaddentate, superare un’autentica giocatrice tradizionale, nata troppo tardi per conoscere Drobny, uno che come lei doveva fare il punto almeno due volte. Se Petra è addirittura risorta dalla coltellata di un ladro nel 2017, non ce l’ha fatta con la testardissima regolarità della Osaka, parsa improvvisamente in difficoltà dopo esser stata avanti un set e 5-3. La giapponese non si è lasciata scorare e il suo gioco, pur meno creativo di Petra, l’ha portata avanti nel terzo set, permettendole un decisivo break nel 4° game, conservato sino al 6-4 finale. Sembra ancora presto, dopo il crollo della new generation maschile, ma Naomi prospetta qualcosa di diverso tra le donne.
Non ho certo parlato prima della finalissima per trascurare quella femminile. Da qualche anno si è alla ricerca di una nuova numero uno femmina, ma sin qui Serena era stata in grado di respingere ogni provocazione, ancorché appesantita da parto e conseguenze, in testa a tutte la stupidità del computer Wta, che considera la classifica pre-parto diversa da quella post-battesimo. Dire che abbiamo trovato in Naomi Osaka la successora di Serena è eccessivo anche se, una giovane che partendo dal n.74 vince lo Us e poi l’Australian ci porta forti dubbi che non esista tra le donne, un’autentica New Generation. Un’altra ragazza povera, destinata al tennis dal papà, questa volta un curioso haitiano dal nome francese Leonard Francois, e dalla sposa giapponese Tamaki. Il primo tentativo, di papà simil Richard, con la sorella Mari era naufragato. Il secondo è andato benissimo, se abbiamo visto Naomi con il suo rovescio testardo, il diritto aggressivo con le labbra autoaddentate, superare un’autentica giocatrice tradizionale, nata troppo tardi per conoscere Drobny, uno che come lei doveva fare il punto almeno due volte. Se Petra è addirittura risorta dalla coltellata di un ladro nel 2017, non ce l’ha fatta con la testardissima regolarità della Osaka, parsa improvvisamente in difficoltà dopo esser stata avanti un set e 5-3. La giapponese non si è lasciata scorare e il suo gioco, pur meno creativo di Petra, l’ha portata avanti nel terzo set, permettendole un decisivo break nel 4° game, conservato sino al 6-4 finale. Sembra ancora presto, dopo il crollo della new generation maschile, ma Naomi prospetta qualcosa di diverso tra le donne.