✕
(reuters)

Il miracolo del Qatar. Meglio i giovani dei passaporti facili

Venerdì la finale della Coppa d'Asia contro il Giappone. L'Aspire Academy, tre squadre in Europa e la voglia di ben figurare al Mondiale di casa del 2022
2 minuti di lettura
Nel 2015 Doha ospitò i Mondiali di pallamano, sport di cui da quelle parti nessuno sapeva un tubo: eppure il Qatar arrivò secondo. Dovendo allestire una nazionale su due piedi, ingaggiò giocatori da mezzo mondo, li ricoprì di dollari e li dotò di passaporto, aggiungendoli agli unici tre autoctoni. Le autorità arrivarono ad assoldare persino i tifosi: a una sessantina di spagnoli venne offerto viaggio, vitto e alloggio per sventolare barriere e far cori, ma d'altronde anche nelle partite del campionato di calcio, la Qatar Stars League, spesso ai lavoratori stranieri, perlopiù sudanesi e yemeniti, vengono elargiti 50 euro per andare allo stadio, riempire gli enormi vuoti e rumoreggiare un po'.

La nazionale (di football) che farà i Mondiali del 2022, il Qatar se la sta invece costruendo pezzo dopo pezzo, anche perché la Fifa ha messo un freno drastico alle naturalizzazioni selvagge. Così tutto ruota attorno al…
Nel 2015 Doha ospitò i Mondiali di pallamano, sport di cui da quelle parti nessuno sapeva un tubo: eppure il Qatar arrivò secondo. Dovendo allestire una nazionale su due piedi, ingaggiò giocatori da mezzo mondo, li ricoprì di dollari e li dotò di passaporto, aggiungendoli agli unici tre autoctoni. Le autorità arrivarono ad assoldare persino i tifosi: a una sessantina di spagnoli venne offerto viaggio, vitto e alloggio per sventolare barriere e far cori, ma d'altronde anche nelle partite del campionato di calcio, la Qatar Stars League, spesso ai lavoratori stranieri, perlopiù sudanesi e yemeniti, vengono elargiti 50 euro per andare allo stadio, riempire gli enormi vuoti e rumoreggiare un po'.

La nazionale (di football) che farà i Mondiali del 2022, il Qatar se la sta invece costruendo pezzo dopo pezzo, anche perché la Fifa ha messo un freno drastico alle naturalizzazioni selvagge. Così tutto ruota attorno all'Aspire Academy, l'avveniristica "università" sportiva di Doha che arruola ragazzi soprattutto africani, li allena e li istruisce, ad alcuni dà il passaporto e i migliori li smista nei tre club che possiede in Europa, l'Eupen (Belgio), il Cultural Leonesa (Spagna) e il Lask Linz (Austria), spesso attraverso triangolazioni fumose su cui la Fifa ha aperto più di inchiesta e su cui Football Leakes ha un dossier spesso così.

Ci sono molti lati oscuri, si è parlato di tratta illegale di giovani, ma il dato di fatto è che a undici anni dal via del progetto Afd (Aspire Football Dream), su cui è stato investito un miliardo di dollari, la nazionale che non c'era (è 93esima nel ranking Fifa) oggi giocherà contro il Giappone la finale di Coppa d'Asia, cui è arrivata senza subire un gol e battendo la squadra più forte, la Corea del Sud, oltre ad Arabia ed Emirati, le due nazioni che sono in guerra fredda con il Qatar. I qatarini non possono entrare ad Abu Dhabi, sede del torneo, ma per la squadra granata hanno misteriosamente tifato, in massa, gli omaniti.

Il ct è lo spagnolo Felix Sanchez Bas, che ha lavorato 10 anni al Barcellona prima di entrare, nel 2005, nell'Aspire e scalare tutte le selezioni giovanili: è lui stesso un prodotto del vivaio. Ma quasi tutta la direzione tecnica dell'Aspire è di impronta spagnola (c'è però anche l'italiano Valter Di Salvo, direttore della sezione calcio) e in particolare catalana, perché il fondatore è Josep Colomer, ex responsabile della Masia: fu lui a tesserare il piccolo Messi. Il trait d'union fu l'ex presidente blaugrana Rosell, poi travolto da pesanti guai giudiziari che coinvolgono lo stesso Colomer, che a febbraio andrà a giudizio per riciclaggio.

Ma almeno sul campo, l'Aspire ha lavorato benissimo: tra i 23 che partecipano alla Coppa d'Asia, solo tre sono nati all'estero (uno in Francia, uno in Algeria, uno in Portogallo). Quasi tutti gli altri sono figli di migranti (da Sudan, Yemen, Egitto, Tanzania, Iraq), però nati a Doha e crescuti nell'Academy, ma d'altronde i cittadini di etnia qatarina sono solo 400 mila sui due milioni e mezzo di residenti nel paese. E siccome hanno un reddito di cittadinanza (fin dalla nascita) di 4mila euro al mese e uno stipendio medio di 20 mila, mentre quello di un calciatore della Stars League è di 12 mila, non è che morissero dalla voglia di sudare dietro a un pallone, al contario degli immigrati di seconda generazione. Ma è stato il pensiero della gloria da conquistare nel 2022, e non il denaro, a motivarli e così oggi ci sono qatarini che giocano, bene, a calcio.