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Mauro Bergamasco: “La fantasia salverà il rugby. Questo Galles è fortissimo, ma l’Italia merita una gioia”

Sabato all'Olimpico di Roma la seconda giornata del Sei Nazioni. Gli azzurri cercano riscatto dopo la sconfitta in Scozia
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Sono 10 anni esatti da quel pomeriggio a Twickenham, quando Nick Mallett - tra lo stupore del mondo ovale - gli consegnò la maglia azzurra col numero 9: "Oggi giochi mediano di mischia. Sarai il regista della squadra". Però Mauro Bergamasco (ritiratosi nel 2015, oggi fa l'allenatore) era una terza linea, un animale da placcaggi e zuffe. Uno di quelli che mettono la testa dove gli altri non hanno il coraggio di mettere i piedi. "Non ho alternative. Questo è quello che offre il rugby italiano", si giustificò l'allenatore della Nazionale. Mauro venne sostituito alla fine di un primo tempo surreale, l'Inghilterra ne fece polpette: "Un'esperienza stravagante", la ricorda con un sorriso il campione.

Il nuovo ct, Conor O'Shea, si è trovato di nuovo a corto di mediani di mischia: "Chiamerò Bergamasco", ha provocato.
"È stata solo una battuta. Purtroppo, a 40 anni non sono pi&ugra…
Sono 10 anni esatti da quel pomeriggio a Twickenham, quando Nick Mallett - tra lo stupore del mondo ovale - gli consegnò la maglia azzurra col numero 9: "Oggi giochi mediano di mischia. Sarai il regista della squadra". Però Mauro Bergamasco (ritiratosi nel 2015, oggi fa l'allenatore) era una terza linea, un animale da placcaggi e zuffe. Uno di quelli che mettono la testa dove gli altri non hanno il coraggio di mettere i piedi. "Non ho alternative. Questo è quello che offre il rugby italiano", si giustificò l'allenatore della Nazionale. Mauro venne sostituito alla fine di un primo tempo surreale, l'Inghilterra ne fece polpette: "Un'esperienza stravagante", la ricorda con un sorriso il campione.

Il nuovo ct, Conor O'Shea, si è trovato di nuovo a corto di mediani di mischia: "Chiamerò Bergamasco", ha provocato.
"È stata solo una battuta. Purtroppo, a 40 anni non sono più così in forma: altrimenti mi sarei presentato volentieri al raduno".

Il rugby italiano continua ad avere poche alternative. E nel Sei Nazioni è reduce da 18 sconfitte consecutive.
"Non è colpa di O'Shea, che cerca di programmare e guarda al futuro, ma deve fare i conti con un movimento che ha un certo tipo di prestazioni. In 20 anni di torneo sono cambiati tanti tecnici: molti si sono impegnati, altri hanno tirato i remi in barca dopo qualche mese. Conor merita fiducia".

L'Italia non sembra essere all'altezza delle altre squadre.
"Abbiamo fatto dei progressi. Però non siamo soli al mondo: il rugby è sempre più importante in termini di spettacolo e business, tutti progrediscono. Il problema è che gli altri hanno una cultura sportiva e delle dinamiche molto più fluide: noi facciamo un passo avanti, loro ne fanno tre".

Allora arrendiamoci.
"Serve pazienza. E passione, fiducia. Nell'Italia ovale ci sono tanti buoni esempi, a tutti i livelli. A Treviso da qualche anno si sono dati una nuova organizzazione ed obiettivi precisi: stanno dimostrando che anche noi possiamo giocare bene e vincere a livello internazionale. In realtà più piccole come Petrarca o Valsugana si fa grande attenzione alla parte educativa e formativa, non solo tecnica. Sono esperienze che vanno studiate e riproposte su tutto il territorio".

Perché anche gli italiani possono giocare a rugby. O no?
"Sì, ma deve essere un rugby adattato alle nostre caratteristiche: inutile imitare i neozelandesi e gli anglosassoni. Siamo latini, liberiamo la fantasia: guarda caso, abbiamo fatto bene con tecnici francesi come Coste o Berbizier. E Mallett, un sudafricano mezzo francese".

Oggi all'Olimpico arriva il Galles, che una settimana fa ha trionfato a Parigi.
"Ce la possiamo giocare. Loro sono fortissimi, ma hanno rivoluzionato la squadra - forse sottovalutandoci - e potrebbero pagarla cara. Ho molta fiducia negli azzurri: si allenano in maniera incredibile e finalmente sono consapevoli di quel che accade in campo, non come ai miei tempi. Fanno sacrifici enormi, si meritano una gioia".

Ahia, gli spettatori cominciano a calare: non dovrebbero essere più di 40mila.
"Ci vuole passione, fiducia. E pazienza. Vale anche per il pubblico. Sarà comunque un incontro divertente. Ne uscirà qualcosa di veramente importante, ci scommetto".