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L’ultimo dei totem. La Roma e l’urgenza di riscoprire De Rossi

Nell’andata degli ottavi di Champions con il Porto, a guidare i giovani torna il capitano, alla partita 609. Combatte ogni giorno con i problemi alle ginocchia: "Puoi avere gambe forti, ma non devono tremare”
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ROMA - Anziano, esperto, saggio (si fa per dire...), senatore, veterano. Anche quell'allenatore in campo affibbiatogli dall'allenatore vero è un timbro un po' così, come dire che s'avvicina l'ora di cambiare vita, cambiare mestiere e intanto comincia a pensarci in campo.

Ci sono molti modi per non dire vecchio, come se fosse una colpa, come se 600 partite di pallone e seimila giorni da calciatore professionista non gli avessero dato assai di più di quanto il fisico gli abbia tolto, logorato le cartilagini del ginocchio, costretto al riposo forzato e a una vita da monaco quale mai avrebbe immaginato e messo di fronte a un futuro ipotetico da guadagnare di giorno in giorno. Intanto però metti lì in mezzo Daniele De Rossi che è meglio.

La Roma in Champions, insieme alla Juve, è una scommessa ripetuta, non ci sono squadre ben più titolate, ricche e importanti - Milano avanza ma nel calcio è al palo - c…
ROMA - Anziano, esperto, saggio (si fa per dire...), senatore, veterano. Anche quell'allenatore in campo affibbiatogli dall'allenatore vero è un timbro un po' così, come dire che s'avvicina l'ora di cambiare vita, cambiare mestiere e intanto comincia a pensarci in campo.

Ci sono molti modi per non dire vecchio, come se fosse una colpa, come se 600 partite di pallone e seimila giorni da calciatore professionista non gli avessero dato assai di più di quanto il fisico gli abbia tolto, logorato le cartilagini del ginocchio, costretto al riposo forzato e a una vita da monaco quale mai avrebbe immaginato e messo di fronte a un futuro ipotetico da guadagnare di giorno in giorno. Intanto però metti lì in mezzo Daniele De Rossi che è meglio.

La Roma in Champions, insieme alla Juve, è una scommessa ripetuta, non ci sono squadre ben più titolate, ricche e importanti - Milano avanza ma nel calcio è al palo - c'è questa pattuglia che mescola pirati di ogni dove e qualche seminarista fresco di vangelo. Squadra pazza, capace di imprese e sbandate paurose, guidata da un allenatore di buon senso, non un guru, ma uomo di cuore che ogni tanto sbatte il pugno sul tavolo per darsi un tono.

Per Daniele De Rossi, 34 anni in scadenza, sono stati interpellati i migliori medici e consultati gli aruspici per portarlo fino a questi ottavi col Porto. Ci ha scommesso sopra un ginocchio il capitano, magari il bisturi gli avrebbe garantito un futuro più sicuro, ma lo avrebbe anche costretto a saltare questo pezzo di strada. E con la Roma ogni momento te lo devi godere, ogni treno che passa potrebbe essere l'ultimo, meglio prenderlo.

Anche Cantona, Messi, Pirlo e migliaia di altri hanno sentito a un certo punto il bisogno di sporcarsi la faccia, stamparsi sulla faccia l'età. E farla diventare un vanto. Lone Ranger alla Chuck Norris, ha una faccia da cinema oggi Daniele De Rossi, la barba folta serve a individuarlo in campo, tipo da entrata pallone e/o stinchi. Nel punto esatto in cui l'avversario va ostacolato, deviato, possibilmente annichilito, e in cui si ricomincia da capo. In altri tempi ha usato anche mani, gomiti e testa, ma la saggezza lo ha intenerito e gli ha tolto quel troppo che lo avvelenava. Proprio contro il Porto tre anni fa rimandò Max Pereira a casa in sedia a rotelle.

De Rossi è calciatore da football inglese, da fish and chips, catalizzante ed essenziale come Giggs, Gerrard o Lampard. Discretamente anticonformista, spigoloso, bandiera e tifoso al tempo stesso, la continuazione di Totti non nel talento ma nella passione. La stessa missione di caricarsi le responsabilità, le rare gioie e le amarezze di chi rincorre. Diplomatico come può esserlo uno come lui: "Dico ai tifosi che si sono sempre fidati di me di continuare a fidarsi quando dico che Kolarov è un grande professionista e uno attaccato a quello che sta facendo".

A Eusebio Di Francesco basta il suo capitano così come è oggi, l'uomo timbrato da "allenatore in campo", quasi a fargli da procuratore per quando poi ci sarà da scegliere il dopo. E ne accoglie l'età, acciacchi compresi, come una benedizione, l'archivio inestimabile dei milioni di palloni rubati e rigiocati: "Puoi avere gambe grandi e forti, ma poi non ti devono tremare quando arriva il pallone".

Contro il Porto dell'ex laziale Sergio Conceiçao la Roma giocherà con Mirante (od Olsen) in porta; Karsdorp, Manolas, Fazio e Kolarov in difesa; Cristante, De Rossi e Pellegrini a centrocampo; Zaniolo, Dzeko ed El Shaarawy in attacco. Il capitano Daniele De Rossi giocherà la partita numero 609 con la maglia della Roma addosso.