Boris Becker: “Essere padri e avere stabilità attorno: questo manca ai giovani”
Emanuela Audisio , di EMANUELA AUDISIOL'ex campione del tennis, vincitore di Wimbledon a 17 anni: "Ovunque siano i tre grandi, quello è il loro mondo. Quelli della Next Gen si distraggono e non si ricaricano. Chi è acerbo, oggi soccombe"
MONTECARLO - Boris Becker, 51 anni, ambassador della Fondazione Laureus, un'idea sulla Next Gen ce l'ha. E anche sul fatto che nel tennis del Grande Slam tra vecchi e giovani siano questi ultimi a soccombere.
Allora Boris, deluso dai teenager del tennis?
"No. Non si diventa numeri uno in poco tempo, nemmeno se si è una stella nascente. Bisogna prima salire, poi consolidarsi. Ma un tipo come il tedesco Sasha Zverev, 21 anni, non è mica una delusione visto che per la terza stagione consecutiva è nei top 5".
Ma il trio Djokovic-Federer-Nadal non lascia scampo.
"Vuole il loro segreto a parte che sanno giocare bene, anzi meglio degli altri? I primi due sono padri, il terzo viaggia con la sua famiglia. Cosa significa? Attorno hanno calma, stabilità, tranquillità. Non fanno tardi la sera, non vanno a cena fuori, mangiano bene, non si considerano in trasferta, ovunque siano quello è il loro mondo perché hanno la casa di…
Allora Boris, deluso dai teenager del tennis?
"No. Non si diventa numeri uno in poco tempo, nemmeno se si è una stella nascente. Bisogna prima salire, poi consolidarsi. Ma un tipo come il tedesco Sasha Zverev, 21 anni, non è mica una delusione visto che per la terza stagione consecutiva è nei top 5".
Ma il trio Djokovic-Federer-Nadal non lascia scampo.
"Vuole il loro segreto a parte che sanno giocare bene, anzi meglio degli altri? I primi due sono padri, il terzo viaggia con la sua famiglia. Cosa significa? Attorno hanno calma, stabilità, tranquillità. Non fanno tardi la sera, non vanno a cena fuori, mangiano bene, non si considerano in trasferta, ovunque siano quello è il loro mondo perché hanno la casa di…
MONTECARLO - Boris Becker, 51 anni, ambassador della Fondazione Laureus, un'idea sulla Next Gen ce l'ha. E anche sul fatto che nel tennis del Grande Slam tra vecchi e giovani siano questi ultimi a soccombere.
Allora Boris, deluso dai teenager del tennis?
"No. Non si diventa numeri uno in poco tempo, nemmeno se si è una stella nascente. Bisogna prima salire, poi consolidarsi. Ma un tipo come il tedesco Sasha Zverev, 21 anni, non è mica una delusione visto che per la terza stagione consecutiva è nei top 5".
Ma il trio Djokovic-Federer-Nadal non lascia scampo.
"Vuole il loro segreto a parte che sanno giocare bene, anzi meglio degli altri? I primi due sono padri, il terzo viaggia con la sua famiglia. Cosa significa? Attorno hanno calma, stabilità, tranquillità. Non fanno tardi la sera, non vanno a cena fuori, mangiano bene, non si considerano in trasferta, ovunque siano quello è il loro mondo perché hanno la casa dietro, e risparmiano energie nervose".
Vincono perché non sono lost in translation?
"Perché sanno come arrivare alla fine del torneo, hanno esperienza, non deragliano, e attorno hanno gente fidata a cui non manca la conoscenza. Faccio un esempio: agli Open d'Australia ti può capitare la semifinale di giovedì e la finale di domenica. Come li passi quei due giorni? Vai a pesca, ti alleni, ti distrai o ti concentri?".
Dica lei.
"I millennial non parlano, chattano, la loro attenzione è per i social, non per l'esperienza che stanno affrontando in uno Slam. I vecchi hanno già vissuto quella situazione e hanno chi si può prendere cura di loro. Mentre Roger può passare dal campo al gioco rilassante con le sue bimbe, i giovani si consumano nel confronto e si distraggono. Scaricano le loro pile, invece di ricaricarle. Nel loro clan non hanno gente attenta ai particolari, esperta, che li sa orientare. Il tennis di oggi è molto performante, richiede molte energie, se hai talento ma sei acerbo non puoi non soccombere. Vedremo se con Lendl a fianco di Zverev qualcosa cambierà".
Ma lei ha vinto Wimbledon a 17 anni.
"Appunto, nel 1985. Non stavo sui social. Non ero sempre in contatto con un mondo virtuale, la mia giornata non era allertata da messaggini. Dovevo rispondere sul campo, non sul web. E in più c'era Wilander che aveva 21 anni, Noah 25, McEnroe 26. Se al greco Tsitsipas, 21 anni, capita di eliminare Federer e di giocare il suo primo quarto di Slam contro Nadal, poi viene bastonato dallo spagnolo. I tre tenori cantano più forte, ne puoi zittire uno, ma gli altri lo vendicheranno".
Lei è per modernizzare il tennis?
"Sì perché il mondo progredisce e bisogna accogliere tutte le novità che portano qualità. Si parla di introdurre il tie-break nel quinto set degli Slam. Bene. Niente ripetizione del servizio se la pallina tocca il nastro? Ci sto. Così come sono favorevole alla regola dei 25 secondi tra un punto e l'altro. Mi oppongo invece all'accorciamento dei set, perché così cambia tutto".
E sul coaching?
"Favorevolissimo. Renderebbe il nostro sport ancor più attraente. In Nba e Nfl si sente tutto, che male c'è ad ascoltare i consigli di Moya e di Lendl? Tanto li danno lo stesso, ma di nascosto".
Allora Boris, deluso dai teenager del tennis?
"No. Non si diventa numeri uno in poco tempo, nemmeno se si è una stella nascente. Bisogna prima salire, poi consolidarsi. Ma un tipo come il tedesco Sasha Zverev, 21 anni, non è mica una delusione visto che per la terza stagione consecutiva è nei top 5".
Ma il trio Djokovic-Federer-Nadal non lascia scampo.
"Vuole il loro segreto a parte che sanno giocare bene, anzi meglio degli altri? I primi due sono padri, il terzo viaggia con la sua famiglia. Cosa significa? Attorno hanno calma, stabilità, tranquillità. Non fanno tardi la sera, non vanno a cena fuori, mangiano bene, non si considerano in trasferta, ovunque siano quello è il loro mondo perché hanno la casa dietro, e risparmiano energie nervose".
Vincono perché non sono lost in translation?
"Perché sanno come arrivare alla fine del torneo, hanno esperienza, non deragliano, e attorno hanno gente fidata a cui non manca la conoscenza. Faccio un esempio: agli Open d'Australia ti può capitare la semifinale di giovedì e la finale di domenica. Come li passi quei due giorni? Vai a pesca, ti alleni, ti distrai o ti concentri?".
Dica lei.
"I millennial non parlano, chattano, la loro attenzione è per i social, non per l'esperienza che stanno affrontando in uno Slam. I vecchi hanno già vissuto quella situazione e hanno chi si può prendere cura di loro. Mentre Roger può passare dal campo al gioco rilassante con le sue bimbe, i giovani si consumano nel confronto e si distraggono. Scaricano le loro pile, invece di ricaricarle. Nel loro clan non hanno gente attenta ai particolari, esperta, che li sa orientare. Il tennis di oggi è molto performante, richiede molte energie, se hai talento ma sei acerbo non puoi non soccombere. Vedremo se con Lendl a fianco di Zverev qualcosa cambierà".
Ma lei ha vinto Wimbledon a 17 anni.
"Appunto, nel 1985. Non stavo sui social. Non ero sempre in contatto con un mondo virtuale, la mia giornata non era allertata da messaggini. Dovevo rispondere sul campo, non sul web. E in più c'era Wilander che aveva 21 anni, Noah 25, McEnroe 26. Se al greco Tsitsipas, 21 anni, capita di eliminare Federer e di giocare il suo primo quarto di Slam contro Nadal, poi viene bastonato dallo spagnolo. I tre tenori cantano più forte, ne puoi zittire uno, ma gli altri lo vendicheranno".
Lei è per modernizzare il tennis?
"Sì perché il mondo progredisce e bisogna accogliere tutte le novità che portano qualità. Si parla di introdurre il tie-break nel quinto set degli Slam. Bene. Niente ripetizione del servizio se la pallina tocca il nastro? Ci sto. Così come sono favorevole alla regola dei 25 secondi tra un punto e l'altro. Mi oppongo invece all'accorciamento dei set, perché così cambia tutto".
E sul coaching?
"Favorevolissimo. Renderebbe il nostro sport ancor più attraente. In Nba e Nfl si sente tutto, che male c'è ad ascoltare i consigli di Moya e di Lendl? Tanto li danno lo stesso, ma di nascosto".