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Charlie Recalcati: “Sacchetti il sarto di un’Italia da Mondiale”

Venerdì sera Italia-Ungheria, con una vittoria azzurri qualificati a Cina 2019. L'ex ct, argento ad Atene 2004: "Siamo indietro rispetto a Spagna, Turchia e Grecia perché loro investono di più, ma grazie al lavoro di Meo possiamo essere competitivi"
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L'ultimo Mondiale di basket giocato dall'Italia fu un dettaglio in fondo a un'estate rimasta, per altri versi e in un altro sport, unica e indimenticabile. Eppure nel 2006 gli azzurri di Charlie Recalcati, in una fase di stravolgimenti generazionali dopo il clamoroso argento dei Giochi di Atene del 2004, arrivarono assai vicini a battere gli Usa e a superare gli ottavi contro la Lituania. Da allora 13 anni di vuoto che potrebbero interrompersi stasera a Varese contro l'Ungheria. Una vittoria per gli azzurri di Meo Sacchetti e si va in Cina.

Quanto durano tredici anni nel basket, Recalcati?
"Sono più di un'èra geologica. Non avrei mai immaginato tutto questo vuoto dopo quel bellissimo biennio, ma certo non siamo stati bravi in questi anni, tanti Paesi ci hanno superati in uno dei nostri sport più tradizionali".

Perché ci siamo persi?
"Ci hanno superato Spagna, Grecia e Turchia, con i loro campionati più competitivi…
L'ultimo Mondiale di basket giocato dall'Italia fu un dettaglio in fondo a un'estate rimasta, per altri versi e in un altro sport, unica e indimenticabile. Eppure nel 2006 gli azzurri di Charlie Recalcati, in una fase di stravolgimenti generazionali dopo il clamoroso argento dei Giochi di Atene del 2004, arrivarono assai vicini a battere gli Usa e a superare gli ottavi contro la Lituania. Da allora 13 anni di vuoto che potrebbero interrompersi stasera a Varese contro l'Ungheria. Una vittoria per gli azzurri di Meo Sacchetti e si va in Cina.

Quanto durano tredici anni nel basket, Recalcati?
"Sono più di un'èra geologica. Non avrei mai immaginato tutto questo vuoto dopo quel bellissimo biennio, ma certo non siamo stati bravi in questi anni, tanti Paesi ci hanno superati in uno dei nostri sport più tradizionali".

Perché ci siamo persi?
"Ci hanno superato Spagna, Grecia e Turchia, con i loro campionati più competitivi, con gli investimenti che hanno fatto sugli impianti e nei club. Parlo di sponsor importanti e di attenzione mediatica. Tutto questo in Italia progressivamente è venuto a mancare. Milano, che da noi domina, sta faticando a trovare un posto tra le migliori otto di Eurolega, e questo dice molto di quel che siamo diventati".

E sullo sfondo c'è una possibile spaccatura tra la Lega, desiderosa di un certo grado di indipendenza, e Federazione.
"Credo sia impossibile per motivi semplicemente economici: la Lega non ha i soldi per organizzarsi il campionato, pagare gli arbitri, l'antidoping, la giustizia sportiva. Il dissolvimento a campionato in corso di società come Cantù e Napoli femminile deve far riflettere invece su quel che serve davvero al basket italiano: regole certe, fidejussioni più alte a garanzia della serietà di un progetto. Da noi troppo spesso si tira a campare e si spera in bene per non scontentare alcune piazze. Così non si crescono giocatori e il campionato perde valore".

Milano dominerà pure ma, come nell'ultima Coppa Italia, a volte si distrae.
"In Coppa Italia è più facile rispetto ai playoff che una grande come Milano cada. Perché si gioca tutto su una partita e perché le altre giocano con i nervi distesi. Abbiamo avuto tre giorni intensi a Firenze, molto belli da molti punti di vista, non ultimo quello del pubblico, caldissimo, in una città che da troppi anni non ha una squadra in A per cui tifare".

Per Italia-Ungheria si va a Varese, un palazzetto che lei conosce molto bene.
"Perfetto: il pubblico è vicinissimo al campo e può condizionare il clima della partita. Partiamo favoriti, a volte questo può essere un problema, si può iniziare con presunzione. Ma il livello delle due nazionali è molto sbilanciato e la posta in palio è altissima".

Cosa rappresenta per un giocatore di basket un Mondiale?
"È una grande vetrina e un grande onore. Prendete Belinelli: la sua carriera Nba iniziò un anno dopo il Mondiale 2006, il suo primo grande torneo in azzurro. Giocò una partita clamorosa con gli Usa ed ebbe addosso gli occhi giusti".

Cina 2019 sarà il primo Mondiale a 32, eppure saranno molte le nazionali importanti che resteranno fuori.
"Il livello medio di un Mondiale è inferiore a quello di un Europeo. Per esempio, almeno tre nazionali della ex Jugoslavia, Slovenia e Bosnia sicuramente, Croazia molto probabilmente, resteranno a casa, e anche la Serbia rischia molto. Non perché siano inferiori a molte altre, africane e asiatiche soprattutto, che al Mondiale ci saranno. Questa formula ha premiato Paesi come l'Italia".

In che modo?
"Noi abbiamo una buona classe media di giocatori. Sacchetti è stato bravo a cucire con il filo che aveva, a lavorare per far crescere l'esperienza internazionale dei suoi giocatori, ora si ritrova una squadra quadrata. Al Mondiale dovremmo avere le stelle. Certo, le avranno anche gli altri. Ma potremo giocarcela per raccogliere qualcosa di bello".