Inter, ecco tutti i segreti del caso Wanda-Icardi
Stefano Scacchi , di STEFANO SCACCHIL’argentino non gioca, il suo valore di mercato è in picchiata e lo spogliatoio è diviso. Marotta presenterà alla moglie l’ultima offerta: 7 milioni a stagione. Ma non molla sulla linea dura
MILANO - È un gioco molto più grande della decisione di togliere la fascia di capitano a un ragazzo di 26 anni, 122 gol con l'Inter, nono marcatore di sempre. Dietro il pugno di ferro con Mauro Icardi c'è una strategia precisa di Giuseppe Marotta: riportare ordine e rispetto dei ruoli all'interno di una squadra che spesso è stata una polveriera. Una linea condivisa dal presidente Steven Zhang: accelerare l'aziendalizzazione del club per dargli più forza.
È toccato a Nainggolan, escluso contro il Napoli dopo un ritardo in allenamento. A Perisic, messo all'indice per aver chiesto la cessione. Infine a Icardi, dopo le dichiarazioni della moglie e agente Wanda Nara sul valore dei compagni di squadra. Non è successo di frequente, nella storia nerazzurra, di usare le maniere forti con i calciatori.
Massimo Moratti li coccolava: quando Lippi inveì a Reggio Calabria o Benitez entrò in contrasto con gli orfani…
È toccato a Nainggolan, escluso contro il Napoli dopo un ritardo in allenamento. A Perisic, messo all'indice per aver chiesto la cessione. Infine a Icardi, dopo le dichiarazioni della moglie e agente Wanda Nara sul valore dei compagni di squadra. Non è successo di frequente, nella storia nerazzurra, di usare le maniere forti con i calciatori.
Massimo Moratti li coccolava: quando Lippi inveì a Reggio Calabria o Benitez entrò in contrasto con gli orfani…
MILANO - È un gioco molto più grande della decisione di togliere la fascia di capitano a un ragazzo di 26 anni, 122 gol con l'Inter, nono marcatore di sempre. Dietro il pugno di ferro con Mauro Icardi c'è una strategia precisa di Giuseppe Marotta: riportare ordine e rispetto dei ruoli all'interno di una squadra che spesso è stata una polveriera. Una linea condivisa dal presidente Steven Zhang: accelerare l'aziendalizzazione del club per dargli più forza.
È toccato a Nainggolan, escluso contro il Napoli dopo un ritardo in allenamento. A Perisic, messo all'indice per aver chiesto la cessione. Infine a Icardi, dopo le dichiarazioni della moglie e agente Wanda Nara sul valore dei compagni di squadra. Non è successo di frequente, nella storia nerazzurra, di usare le maniere forti con i calciatori.
Massimo Moratti li coccolava: quando Lippi inveì a Reggio Calabria o Benitez entrò in contrasto con gli orfani di Mourinho, a pagare fu l'allenatore, in anticipo. L'ex presidente ha criticato anche la degradazione di Maurito: avrebbe preferito una soluzione più discreta. Ma se prima Moratti era il consigliere più ascoltato, ora è Marotta il punto di riferimento della proprietà: "Il calcio si è trasformato - dice l'ad -. Non c'è più il mecenatismo, ma aziende dove l'amministratore deve far rispettare le regole".
Ecco, le regole. Le chiedevano anche molti giocatori, stufi delle liti interne in uno spogliatoio diviso. La fronda è partita dai croati: Icardi è convinto che il capo sia Perisic. Perisic a sua volta ha molti nemici (poteva partire a gennaio senza sconquassi). Ma il gruppo scontento di Icardi è più ampio, e queste frizioni hanno spinto la società a intervenire. Marotta avrebbe voluto che Mauro davanti a tutti prendesse le distanze da Wanda, non è successo. Di qui il cambio di fascia, condiviso da Spalletti.
A questo punto, però, Icardi ha rilanciato e si è fermato: prosegue le terapie per il dolore al ginocchio destro. Per l'Inter, non c'è un nuovo infortunio, solo quel vecchio fastidio che prima Mauro tollerava, e ora no. Questione di testa. Icardi, racconta chi gli è vicino, non si dà pace: è il capocannoniere in carica e un professionista esemplare. Non riesce a capire perché debba pagare per le esternazioni della moglie.
L'Inter non può costringerlo ad andare in campo se avverte dolore, ma non ha interesse a una battaglia legale che spingerebbe ulteriormenfe il rating del giocatore sotto gli attuali 110 milioni di clausola. Però nel frattempo lui non va in campo e il suo valore cala. A chi conviene questo gioco?
Le mosse dell'Inter, è vero, stanno svalutando Icardi. Ma per ora è un rischio calcolato, accettato strategicamente. Perché non si è visto ancora un altro club disposto a spendere davvero 110 milioni: l'atipicità della gestione dell'argentino, affidata alla moglie-agente, scoraggia potenziali acquirenti. In casa nerazzurra la cessione è ormai considerata la via d'uscita dall'impasse. Prima, però, Marotta presenterà comunque un'offerta di rinnovo a Wanda, alle prese con la prima vera crisi nella carriera di agente. La proposta dovrebbe essere formalizzata nei prossimi giorni: non sarà distante dai 7 milioni già ipotizzati, ma avrà più bonus di squadra che individuali.
Il trambusto, intanto, può convincere i compratori a muoversi a cifre più ragionevoli (sullo sfondo c'è il Real) o per uno scambio da maxiplusvalenze: Dybala dalla Juve è più di un'idea. Qualcosa è cambiato, anche agli occhi della piazza: oggi il sacrificio di Icardi a una cifra inferiore non sembra più una follia ma un'opportunità. Al punto che l'Inter ha sondato degli agenti per trovare un nuovo centravanti in Premier.
Intanto, aspetta Mauro senza forzare: lo vuole al meglio per il derby, il 17 marzo. Sa che Icardi non può stare a lungo sull'Aventino, se non vuole perdere la nazionale nell'anno della Coppa America. Senza di lui, Spalletti ha solo vinto. Ma per la volata Champions servono anche i gol dell'ex capitano.
È toccato a Nainggolan, escluso contro il Napoli dopo un ritardo in allenamento. A Perisic, messo all'indice per aver chiesto la cessione. Infine a Icardi, dopo le dichiarazioni della moglie e agente Wanda Nara sul valore dei compagni di squadra. Non è successo di frequente, nella storia nerazzurra, di usare le maniere forti con i calciatori.
Massimo Moratti li coccolava: quando Lippi inveì a Reggio Calabria o Benitez entrò in contrasto con gli orfani di Mourinho, a pagare fu l'allenatore, in anticipo. L'ex presidente ha criticato anche la degradazione di Maurito: avrebbe preferito una soluzione più discreta. Ma se prima Moratti era il consigliere più ascoltato, ora è Marotta il punto di riferimento della proprietà: "Il calcio si è trasformato - dice l'ad -. Non c'è più il mecenatismo, ma aziende dove l'amministratore deve far rispettare le regole".
Ecco, le regole. Le chiedevano anche molti giocatori, stufi delle liti interne in uno spogliatoio diviso. La fronda è partita dai croati: Icardi è convinto che il capo sia Perisic. Perisic a sua volta ha molti nemici (poteva partire a gennaio senza sconquassi). Ma il gruppo scontento di Icardi è più ampio, e queste frizioni hanno spinto la società a intervenire. Marotta avrebbe voluto che Mauro davanti a tutti prendesse le distanze da Wanda, non è successo. Di qui il cambio di fascia, condiviso da Spalletti.
A questo punto, però, Icardi ha rilanciato e si è fermato: prosegue le terapie per il dolore al ginocchio destro. Per l'Inter, non c'è un nuovo infortunio, solo quel vecchio fastidio che prima Mauro tollerava, e ora no. Questione di testa. Icardi, racconta chi gli è vicino, non si dà pace: è il capocannoniere in carica e un professionista esemplare. Non riesce a capire perché debba pagare per le esternazioni della moglie.
L'Inter non può costringerlo ad andare in campo se avverte dolore, ma non ha interesse a una battaglia legale che spingerebbe ulteriormenfe il rating del giocatore sotto gli attuali 110 milioni di clausola. Però nel frattempo lui non va in campo e il suo valore cala. A chi conviene questo gioco?
Le mosse dell'Inter, è vero, stanno svalutando Icardi. Ma per ora è un rischio calcolato, accettato strategicamente. Perché non si è visto ancora un altro club disposto a spendere davvero 110 milioni: l'atipicità della gestione dell'argentino, affidata alla moglie-agente, scoraggia potenziali acquirenti. In casa nerazzurra la cessione è ormai considerata la via d'uscita dall'impasse. Prima, però, Marotta presenterà comunque un'offerta di rinnovo a Wanda, alle prese con la prima vera crisi nella carriera di agente. La proposta dovrebbe essere formalizzata nei prossimi giorni: non sarà distante dai 7 milioni già ipotizzati, ma avrà più bonus di squadra che individuali.
Il trambusto, intanto, può convincere i compratori a muoversi a cifre più ragionevoli (sullo sfondo c'è il Real) o per uno scambio da maxiplusvalenze: Dybala dalla Juve è più di un'idea. Qualcosa è cambiato, anche agli occhi della piazza: oggi il sacrificio di Icardi a una cifra inferiore non sembra più una follia ma un'opportunità. Al punto che l'Inter ha sondato degli agenti per trovare un nuovo centravanti in Premier.
Intanto, aspetta Mauro senza forzare: lo vuole al meglio per il derby, il 17 marzo. Sa che Icardi non può stare a lungo sull'Aventino, se non vuole perdere la nazionale nell'anno della Coppa America. Senza di lui, Spalletti ha solo vinto. Ma per la volata Champions servono anche i gol dell'ex capitano.