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(ansa)

Cento di questi tornei. L’ultimo traguardo dell’insaziabile Federer

A Dubai battendo Tsitsipas 6-4 6-4, Federer a 37 anni raggiunge la cifra tonda di trofei vinti in carriera. Ora insegue Jimmy Connors, a quota 109
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Roger Federer ha vinto il centesimo torneo della sua carriera, a Dubai (6-4, 6-4 a Tsitsipas), e io mi tolgo il mio cappellino a visiera, mentre un dignitario gli fa indossare una corona, e ripete che è la sua ottava vittoria a Dubai, dove va spesso, dove si allena e dove possiede alcuni piani alti di un grattacielo.

Gli ostacoli incontrati nel torneo potevano sembrare quelli di una finale giocata contro un giovanissimo che aveva osato batterlo a Melbourne, nel corso del primo Slam dell'anno, il primo grande giocatore greco di tutti i tempi, Stefanos Tsitsipas. Erano stati i primi turni a farlo temere, perché Federer aveva insinuato qualche dubbio sulle proprie condizioni, nei match contro Verdasco e Kohlschreiber, finiti al terzo set, poi con le difficoltà contro Fucsovics, dissipandole solo in parte contro un nuovo bambino cattivo, Borna Coric.

Invece, quasi il match di ieri facesse parte di un copione, ecco uno straordinario Roger, proprio contro chi avev…
Roger Federer ha vinto il centesimo torneo della sua carriera, a Dubai (6-4, 6-4 a Tsitsipas), e io mi tolgo il mio cappellino a visiera, mentre un dignitario gli fa indossare una corona, e ripete che è la sua ottava vittoria a Dubai, dove va spesso, dove si allena e dove possiede alcuni piani alti di un grattacielo.

Gli ostacoli incontrati nel torneo potevano sembrare quelli di una finale giocata contro un giovanissimo che aveva osato batterlo a Melbourne, nel corso del primo Slam dell'anno, il primo grande giocatore greco di tutti i tempi, Stefanos Tsitsipas. Erano stati i primi turni a farlo temere, perché Federer aveva insinuato qualche dubbio sulle proprie condizioni, nei match contro Verdasco e Kohlschreiber, finiti al terzo set, poi con le difficoltà contro Fucsovics, dissipandole solo in parte contro un nuovo bambino cattivo, Borna Coric.

Invece, quasi il match di ieri facesse parte di un copione, ecco uno straordinario Roger, proprio contro chi aveva iniziato a far dubitare della sua tarda età nello Australian Open.
Ho assistito a un match tipicamente contemporaneo, a un gioco costruito intorno a colpi vincenti, senza un solo tiro di attesa, di preparazione, come si usava. Il greco ha ottenuto soltanto due palle break in totale, è stato distanziato da sessantadue punti a quarantasei, trentaquattro a venticinque nel primo, e ventotto a ventuno nel secondo.

Mentre ammiravo Roger colpire rovesci a tutto braccio, ho pensato alla prima volta che l'avevo visto vincere un torneo, a Milano, nel febbraio del 2001. Era, il diciannovenne Roger, alla terza finale della sua fresca carriera, e vinse il torneo da numero ventisette del mondo, battendo in semifinale il russo Kafelnikov e in finale il francese Boutter, quasi sconosciuto quanto lui.

Possedeva già un tennis straordinario ma incompleto, quasi del tutto privo del rovescio, e di qualità tattiche che sarebbero poi state migliorate dal francese Freyss, e da Carter, coach australiano europeizzato. Usava ancora dar la colpa di un tiro insufficiente alla racchetta, il giovane svizzero, e si era profondamente stupito quando, accompagnato da Lea Pericoli nelle stanze del creatore di moda Giorgio Armani, questi gli aveva regalato una giacca.

Non era, insomma, ancora diventato simile al leggendario Federer del quale vedo nella mia libreria ben diciassette volumi tra i quali spicca un titolo, Federer come esperienza religiosa, di David Foster Wallace. Un editore, forse il primo del mio Paese, propose anche a me una biografia. Mi resi conto di non aver sbagliato nel rifiutarla quando chiesi a Federer se per caso le avesse lette tutte. "Le ho sfogliate", rispose distrattamente. Parla correntemente cinque lingue, Roger Federer.