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Donne arbitro, quante opinioni da medioevo. Meglio studiare da astronaute

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Il caso degli insulti alla guardalinee e un calcio piccolo che rifiuta le donne arbitro
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Un mese fa a Teheran la diretta di Augsburg- Bayern Monaco, anticipo della ventiduesima giornata in Bundesliga, non è stata trasmessa dalla tv iraniana. Per colpa della signora con il fischietto: bionda, atletica, in pantaloncini corti. E soprattutto arbitra. Bibiana Steinhaus, tedesca, 39 anni, ufficiale di polizia, prima donna a dirigere in Bundesliga. E tutti a dire che quell'immagine era stata proibita perché simbolo di una libertà, soffocata da una censura sempre più anacronistica. Una mentalità medioevale che in Italia non avrebbe mai trovato ospitalità. Infatti in Italia il problema non si pone: zero arbitre in Serie A e B, l'unica in Serie C è Maria Marotta di Sapri, mentre in due, Cristina Cini e Romina Santuari, sono arrivate e fare le assistenti nella serie maggiore. I numeri delle tesserate aumentano, ma la testa di chi vive e frequenta il calcio invece di allargarsi si restringe. Due astronaute tra pochi giorni pass…
Un mese fa a Teheran la diretta di Augsburg- Bayern Monaco, anticipo della ventiduesima giornata in Bundesliga, non è stata trasmessa dalla tv iraniana. Per colpa della signora con il fischietto: bionda, atletica, in pantaloncini corti. E soprattutto arbitra. Bibiana Steinhaus, tedesca, 39 anni, ufficiale di polizia, prima donna a dirigere in Bundesliga. E tutti a dire che quell'immagine era stata proibita perché simbolo di una libertà, soffocata da una censura sempre più anacronistica. Una mentalità medioevale che in Italia non avrebbe mai trovato ospitalità. Infatti in Italia il problema non si pone: zero arbitre in Serie A e B, l'unica in Serie C è Maria Marotta di Sapri, mentre in due, Cristina Cini e Romina Santuari, sono arrivate e fare le assistenti nella serie maggiore. I numeri delle tesserate aumentano, ma la testa di chi vive e frequenta il calcio invece di allargarsi si restringe. Due astronaute tra pochi giorni passeggeranno nello spazio, ma si sa, quella è roba facile, un po' di ingegneria e di fisica. Vuoi mettere fischiare un rigore o un fallo di mani? C'è sempre un telecronista che sul binomio donne e pallone vuole fare lo spiritoso, un commentatore che vuole esprimere la sua personalissima opinione su quello che l'altro sesso può fare (a proposito non si potrebbe imitare la premier neozelandese Arden nel vietare sul web la diffusione e ripetizione di certe immagini e audio?). E poi ci sono i dirigenti che chiedono in confidenza il favore di non mandare le donne. Mica per cattiveria o per maschilismo, ma per evitare problemi. Perché i tifosi sono quelli che sono (spesso incivili), perché se è una donna o una giovane ragazza a segnalare un fuorigioco, le invettive sono di più, perché le decisioni delle signorine sono inopportune nel calcio. Fa niente se oggi nel mondo le giurie internazionali siano sempre più femminili, se la greca Eva Asderaki nel 2015 sia stata il primo giudice di sedia donna della storia ad arbitrare la finale maschile degli Open Usa tra Djokovic e Federer, preceduta nel 2005 dalla francese Sandra de Jenken, prima a dirigere una finale di Coppa Davis. Certo, nel tennis, si sta comodamente seduti, mentre sul campo di calcio si corre. E infatti in Bundesliga i test di selezione arbitrali sono unisex. Quello che colpisce in Italia è che nella fascia 35-39 anni, quella dell'età più esperta, ci sono solo 106 donne, che si riducono a 91 tra i 40 e i 44 (il limite anagrafico è 45). Tranquilli, il futuro arbitrale "made in Italy" resta maschio. Meglio studiare da astronaute.