Toldo: “La fine dell’era Juve? Prima crescano gli altri”
Stefano Scacchi , di STEFANO SCACCHIIntervista all'ex portiere dell'Inter dopo le parole di Ancelotti sull’egemonia dei bianconeri: "Una serie A più combattuta farebbe bene a tutti. Non voglio gufare: sono Inter, Milan, Roma e Napoli a dover alzare il loro livello"
MILANO - Francesco Toldo sa come si costruisce un ciclo vincente. Nello scorso decennio ha vinto tutto tra i pali dell’Inter prima da titolare poi da vice di Julio Cesar: cinque scudetti, una Champions League, tre coppe Italia e tre supercoppe italiane. L’ex portiere padovano, 47 anni, ancora legato al club nerazzurro con il ruolo di responsabile del progetto Inter Forever, prende da un’altra angolazione le parole di Carlo Ancelotti che, nell’intervista di ieri a Repubblica, ha pronosticato una «diminuzione dell’egemonia della Juventus» a favore del Napoli e delle milanesi.
Toldo, ha ragione Ancelotti a fare questa previsione?
«Mi risulta difficile commentare una frase del genere. Tutti si augurano che il campionato italiano possa tornare a essere competitivo e avvincente. È un bene per tutti avere una Serie A più combattuta. Però non voglio gufare gli altri. Preferisco dire che deve alzarsi il livello delle concorre…
Toldo, ha ragione Ancelotti a fare questa previsione?
«Mi risulta difficile commentare una frase del genere. Tutti si augurano che il campionato italiano possa tornare a essere competitivo e avvincente. È un bene per tutti avere una Serie A più combattuta. Però non voglio gufare gli altri. Preferisco dire che deve alzarsi il livello delle concorre…
MILANO - Francesco Toldo sa come si costruisce un ciclo vincente. Nello scorso decennio ha vinto tutto tra i pali dell’Inter prima da titolare poi da vice di Julio Cesar: cinque scudetti, una Champions League, tre coppe Italia e tre supercoppe italiane. L’ex portiere padovano, 47 anni, ancora legato al club nerazzurro con il ruolo di responsabile del progetto Inter Forever, prende da un’altra angolazione le parole di Carlo Ancelotti che, nell’intervista di ieri a Repubblica, ha pronosticato una «diminuzione dell’egemonia della Juventus» a favore del Napoli e delle milanesi.
Toldo, ha ragione Ancelotti a fare questa previsione?
«Mi risulta difficile commentare una frase del genere. Tutti si augurano che il campionato italiano possa tornare a essere competitivo e avvincente. È un bene per tutti avere una Serie A più combattuta. Però non voglio gufare gli altri. Preferisco dire che deve alzarsi il livello delle concorrenti. Sono gli altri che devono ambire a diventare o tornare top team: Inter, Milan, Roma e Napoli».
Come si fa ad iniziare un ciclo vincente?
«Serve l’allineamento di una serie di elementi precisi: società, allenatore, squadra e tifosi. Tutti devono andare nella direzione tracciata dalla società».
A che punto è l’Inter lungo questo percorso?
«È in una fase di ristrutturazione avanzata. Ci sono state due cessioni societarie. Inutile fare finta di niente. Si sentono anche a livello di squadra. Adesso gli uomini ci sono. Ma queste cose non succedono da maggio a luglio. Sono l’esito di una crescita costante nella quale tutti devono spingere dalla stessa parte».
Di quanto tempo avrà ancora bisogno l’Inter?
«La proprietà è ambiziosa. E con l’arrivo di Marotta è stato fatto un altro passo avanti. Adesso siamo ai dettagli. Ma non mi piace fare proclami. Dobbiamo ancora alzare il livello. Servirà ancora una stagione e mezza. Poi magari una squadra finisce il proprio ciclo e i tempi si accorciano. Bisogna essere bravi a inserirsi. Ma il passaggio fondamentale è che ciascuno metta da parte un pezzettino di “io” a favore del gruppo».
Sembra un riferimento alla vicenda Icardi.
«No, è una lezione generale. Nello sport e nella vita bisogna saper imparare dalle sconfitte anche ingoiando rospi. Solo così vai avanti. Bisogna saper vincere e perdere insieme. Diventi una grande squadra quando la reazione va sempre verso il bene della società, a prescindere dal risultato».
Quando avete capito che l’Inter dello scorso decennio avrebbe vinto tutto?
«Nell’anno del Triplete ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che non dovevamo trovare scuse o alibi. Tanti di noi erano in età avanzata. Non ci sarebbe stata un’altra chance. Abbiamo detto che non dovevamo dare nulla per scontato in campionato e poi giocarci ogni partita di coppa per andare avanti. “Ora o mai più”, ci siamo detti. E ha funzionato».
Talmente amici da ritrovarvi ancora adesso.
«Sì, domani pomeriggio saremo a Londra per giocare la partita amichevole Spurs Legends-Inter Forever. Ci saranno Julio Cesar, Stankovic e Zanetti. Io allenatore. Sarà la prova generale del nuovo impianto della squadra londinese il “The New Tottenham Hotspurs Stadium”, prima del debutto con un impegno ufficiale. Anche questo è un bel riconoscimento».
Toldo, ha ragione Ancelotti a fare questa previsione?
«Mi risulta difficile commentare una frase del genere. Tutti si augurano che il campionato italiano possa tornare a essere competitivo e avvincente. È un bene per tutti avere una Serie A più combattuta. Però non voglio gufare gli altri. Preferisco dire che deve alzarsi il livello delle concorrenti. Sono gli altri che devono ambire a diventare o tornare top team: Inter, Milan, Roma e Napoli».
Come si fa ad iniziare un ciclo vincente?
«Serve l’allineamento di una serie di elementi precisi: società, allenatore, squadra e tifosi. Tutti devono andare nella direzione tracciata dalla società».
A che punto è l’Inter lungo questo percorso?
«È in una fase di ristrutturazione avanzata. Ci sono state due cessioni societarie. Inutile fare finta di niente. Si sentono anche a livello di squadra. Adesso gli uomini ci sono. Ma queste cose non succedono da maggio a luglio. Sono l’esito di una crescita costante nella quale tutti devono spingere dalla stessa parte».
Di quanto tempo avrà ancora bisogno l’Inter?
«La proprietà è ambiziosa. E con l’arrivo di Marotta è stato fatto un altro passo avanti. Adesso siamo ai dettagli. Ma non mi piace fare proclami. Dobbiamo ancora alzare il livello. Servirà ancora una stagione e mezza. Poi magari una squadra finisce il proprio ciclo e i tempi si accorciano. Bisogna essere bravi a inserirsi. Ma il passaggio fondamentale è che ciascuno metta da parte un pezzettino di “io” a favore del gruppo».
Sembra un riferimento alla vicenda Icardi.
«No, è una lezione generale. Nello sport e nella vita bisogna saper imparare dalle sconfitte anche ingoiando rospi. Solo così vai avanti. Bisogna saper vincere e perdere insieme. Diventi una grande squadra quando la reazione va sempre verso il bene della società, a prescindere dal risultato».
Quando avete capito che l’Inter dello scorso decennio avrebbe vinto tutto?
«Nell’anno del Triplete ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che non dovevamo trovare scuse o alibi. Tanti di noi erano in età avanzata. Non ci sarebbe stata un’altra chance. Abbiamo detto che non dovevamo dare nulla per scontato in campionato e poi giocarci ogni partita di coppa per andare avanti. “Ora o mai più”, ci siamo detti. E ha funzionato».
Talmente amici da ritrovarvi ancora adesso.
«Sì, domani pomeriggio saremo a Londra per giocare la partita amichevole Spurs Legends-Inter Forever. Ci saranno Julio Cesar, Stankovic e Zanetti. Io allenatore. Sarà la prova generale del nuovo impianto della squadra londinese il “The New Tottenham Hotspurs Stadium”, prima del debutto con un impegno ufficiale. Anche questo è un bel riconoscimento».