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Martin Edwards (a destra) accanto a sir Alex Ferguson 

Edwards: “Solskjaer perfetto per il mio United, non come Mourinho”

Intervista al presidente onorario del Manchester United: "Il nostro tecnico sa come motivare il gruppo. Mourinho ha fallito perché non aveva il profilo giusto. Indecente come trattava Pogba"
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«La mia è sempre bella Italia». Ha 73 anni, Martin Edwards. È passato per il Franciacorta Golf Club con il circuito “Arte & Golf” assaggiando bollicine: «Le stesse del mio Manchester United, quando giocava tipo champagne». E per quanto tempo è stato così. Il golf è un suo late love: «Iniziai a 57 anni». Ma il vero amore rimane il calcio, quello di Denis Law e di Cantona («Eric il più iconico della nostra storia sociale, con Schmeichel, che ha scritto la prefazione del mio libro Red Glory - Manchester United and me, e Giggs: non paragonateli a Ronaldo...»). Martin Edwards è stato presidente dello United dal 1980 al 2002. «Scelsi Ferguson quando lasciai partire Ron Atkinson. Lì per lì sembrava una tragedia. Poi invece...». Poi invece ha vinto tutto. Scelse quell’entusiasta scozzese che conosceva il vino e il whisky, amava i cavalli e s’in…
«La mia è sempre bella Italia». Ha 73 anni, Martin Edwards. È passato per il Franciacorta Golf Club con il circuito “Arte & Golf” assaggiando bollicine: «Le stesse del mio Manchester United, quando giocava tipo champagne». E per quanto tempo è stato così. Il golf è un suo late love: «Iniziai a 57 anni». Ma il vero amore rimane il calcio, quello di Denis Law e di Cantona («Eric il più iconico della nostra storia sociale, con Schmeichel, che ha scritto la prefazione del mio libro Red Glory - Manchester United and me, e Giggs: non paragonateli a Ronaldo...»). Martin Edwards è stato presidente dello United dal 1980 al 2002. «Scelsi Ferguson quando lasciai partire Ron Atkinson. Lì per lì sembrava una tragedia. Poi invece...». Poi invece ha vinto tutto. Scelse quell’entusiasta scozzese che conosceva il vino e il whisky, amava i cavalli e s’interessava a qualunque aspetto della vita («...ma beveva, mangiava e respirava calcio...»). Aveva apprezzato lo stile del futuro Sir Alex all’Aberdeen. Però in fondo la sua era una sfida e forse un azzardo: «Mi sentivo come mio padre quando dovette trovare l’alternativa a Matt Busby: un bivio che in apparenza non portava da nessuna parte». Louis Edwards faceva il macellaio, esportava ovunque. Nel ’65 divenne presidente dello United. Martin si faceva vedere in azienda e ogni tanto andava a giocare a rugby: «Non sarei mai diventato un campione». Un giorno Louis volle il figlio alla guida del club. Oggi Martin non riuscirebbe più a gestire una ditta come è diventato il suo United, come lo sono le squadre leader del calcio moderno («troppi tornei in cui si vince con 20 punti di distacco»). Lo United entrò in borsa nel ’91: «E quando diventi pubblico chiunque può fare un’offerta. Le pedate sono meno romantiche. Ed è irreversibile».
Ripensa ancora all’affare dei Glazer, che rilevarono il club nel 2004?
«Avevo rinunciato a vendere a Murdoch. Ma al tempo dei Glazer era impossibile impedire il passaggio. Esistono delle regole di mercato, possano piacere o meno. Quando subentrò la famiglia americana dei Glazer io ero uscito, ma avevo creato il terreno adatto perché l’operazione attecchisse».
Però la tifoseria si spaccò. Qualcuno riprese in mano le sciarpe gialle e verdi del Newton Heath...
«Fummo i primi o quasi ad accogliere grandi capitali stranieri nel calcio inglese. Posso capire il senso di straniamento, poteva essere letto come un attacco al senso di appartenenza, come abbandonare uno stadio storico. Ma non mi pento. E comunque adesso non potrei stare dietro agli affari, per come il sistema si è evoluto. Non mi appartiene più. Questi non sono più i miei tempi».
Però ama ancora il calcio e lo United, di cui è presidente onorario...
«A proposito sa cos’ha fatto con il Watford?».
Ha vinto 2-1, presidente.
«Bene. Come ha giocato Pogba?».
Ha fatto partite più luminose, forse.
«È un giocatore straordinario, un carisma degno dei grandi dello United. Trovavo un’indecenza che Mourinho lo mettesse in un angolo, a perdere le staffe».
Com’è difficile individuare il profilo ideale del manager, per un club come il suo.
«Mourinho ha fallito perché non aveva il profilo giusto. Aveva ragione Bobby Charlton».
È contento che Solskjaer rimarrà sino al 2022?
«Sì. Ha delle qualità eccezionali di gestione del gruppo. Sa tanto di pallone e ha un’abilità particolare nel motivare i suoi ragazzi perché è uno di loro».
Il Barcellona nei quarti di Champions, il prossimo 10 aprile?
«Posso dirle soltanto una cosa: c’era una sola squadra che avremmo preferito evitare: il Barcellona. Sono sincero. Datemele tutte. Tranne quelli là e soprattutto “quello là” (Messi, ndr). Purtroppo due finali perse raccontano qualcosa».
Le dà fastidio il City?
«Parliamo sempre di Guardiola...».
Il momento più difficile?
«Quando Ferguson disse “mi ritiro” nel 2000. Meno male che sua moglie l’ha fatto ragionare...».