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Davide Moretti (n. 25) festeggia con Matt Mooney dopo la vittoria dei Texas Tech Red Raiders contro i Michigan State Spartans (afp)

Il gran ballo dell’Ncaa avrà il primo re italiano

Virginia State e Texas Tech si giocano il titolo, il ct Sacchetti osserva interessato. Francesco Badocchi contro Davide Moretti: mai un azzurro era arrivato in finale
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Già visto un ragazzo italiano vincere il titolo Nba (Marco Belinelli, San Antonio Spurs, 2014), la storia bussa di nuovo alla porta della pallacanestro tricolore. Il primo italiano a giocare una finalissima Ncaa, il grande torneo del basket universitario capace di fermare il paese, sono due. E dunque, arruolati in squadre diverse, uno di loro, o Francesco Badocchi o Davide Moretti, sarà pure campione. Battute in semifinale, rispettivamente, Auburn e Michigan State, Virginia State e Texas Tech giocheranno alle 3 di stanotte l’ultimo atto, davanti ai 73mila spettatori dell’Ubs Bank Stadium di Minneapolis, che un anno fa ospitò il Super Bowl di football. Lo sport che si issa a costume nazionale, appunto: la Ncaa colloca a quei picchi la sua “March madness”, la follia di marzo, un vento che porta tra i canestri sorprese a raffica.

Francesco Badocchi, milanese di 21 anni, ala di 2.01, figlio di papà italiano e mamma afroamericana, primi …
Già visto un ragazzo italiano vincere il titolo Nba (Marco Belinelli, San Antonio Spurs, 2014), la storia bussa di nuovo alla porta della pallacanestro tricolore. Il primo italiano a giocare una finalissima Ncaa, il grande torneo del basket universitario capace di fermare il paese, sono due. E dunque, arruolati in squadre diverse, uno di loro, o Francesco Badocchi o Davide Moretti, sarà pure campione. Battute in semifinale, rispettivamente, Auburn e Michigan State, Virginia State e Texas Tech giocheranno alle 3 di stanotte l’ultimo atto, davanti ai 73mila spettatori dell’Ubs Bank Stadium di Minneapolis, che un anno fa ospitò il Super Bowl di football. Lo sport che si issa a costume nazionale, appunto: la Ncaa colloca a quei picchi la sua “March madness”, la follia di marzo, un vento che porta tra i canestri sorprese a raffica.

Francesco Badocchi, milanese di 21 anni, ala di 2.01, figlio di papà italiano e mamma afroamericana, primi passi nell’Olimpia, poi vita statunitense da parenti nel Kansas, indossa la maglia di Virginia State. Ha svettanti doti atletiche, ma sta poco in campo, pure per colpa di un pesante infortunio al ginocchio. Rivale per una notte, da protagonista gioca invece Davide Moretti, coetaneo, play-guardia di 1.88, figlio d’arte, bolognese di nascita perché il padre Paolo, nel ’98, giocava lì: nella Fortitudo, anche se tre scudetti li aveva vinti sull’altra sponda, dal ’93 al ’95, come primattore della Virtus. Primattore è anche Davide, nei Red Raiders di Texas Tech, ateneo con sede a Lubbock: braccio e mente da quintetto, di rado meno di dieci punti a gara, più scafato dei compagni, per il vantaggio di avere già sulle spalle, in Italia, una sessantina di partite vere, spesso battaglie. Moretti fu per due anni, fra 2015 e 2017, il leader bambino della Treviso che in A2 cercava di rinascere per tornare in A1. Giocare in un torneo abitato e dominato da trentenni esperti e spesso truci gli ha ispessito la buccia. Scelta l’America nel giugno 2017, oggi comanda in campo e va pure bene a scuola, a Scienze umane, fresco di premio come miglior atleta studente di tutti i college. Domani intende restarvi: nella Nba, ovvio, e potrebbe già a giorni dichiararsi disponibile per il Draft, le scelte dei club professionistici. «I miei idoli sono Parker e Ginobili», dice, sognando quei sentieri di gloria: riconoscendosi la matrice europea, e non sentendosi un superatleta, s’ispira a modelli possibili. L’azzurro, infine, lo frequenta da un po’, con presenze e medaglie nelle varie under: nella lista di Sacchetti sta salendo posizioni.

Intrecciate vite e carriere da padre e figlio rapiti dalla stessa passione, Paolo e Davide stavolta si guarderanno da lontano. Nella stagione più folle della sua seconda vita cestistica, da allenatore, Moretti senior era partito guidando Siena in A2. In letali difficoltà economiche, il club dei sei scudetti recenti (più due revocati) era stato escluso un mese fa dal campionato. Paolo se n’era andato in Texas da Davide: c’era ottimo basket in cui immergersi e dimenticare. Ma una settimana fa è stato richiamato al lavoro, stavolta da Pistoia, ultima in A1, per provare a salvarla. Rivolato in Italia, ha esordito sulla panchina toscana ieri sera a Bologna, dove vive, contro la Virtus. E a sorpresa l’ha messa sotto, con nitida spietatezza: vinto di 11, da ultimo in classifica, avanti 40’ su 40’, senza mai rischiare nulla. La Final four, adesso, davanti alla tv, dopo un primo prodigio, più che il proprio dovere. «A Bologna abbiamo vinto una partita speciale, sono felicissimo, però adesso, fino a martedì mattina, nessuno mi cerchi».