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 Antonio Giovinazzi, 25 anni (ansa)

Giovinazzi: “L’Alfa e la Puglia, porto nel paddock il mio Made in Italy”

Primo italiano in Formula Uno dopo otto anni, quest'anno è al volante dell'Alfa Romeo: "Ho lasciato la famiglia a 17 anni per correre in Indonesia, mio padre lavora in un’azienda di trasporti. Quanti sacrifici ma ora sono orgoglioso"
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SHANGHAI - In Cina, il made in Italy di Antonio: "Sono orgoglioso di portare il tricolore tra i venti piloti della Formula 1". Giovinazzi ha 25 anni, ama il tennis, la bicicletta, ha i capelli lunghi, gli occhiali da sole, gli occhi chiari e la fame di un ragazzo del sud. "È quasi impossibile per uno che viene dalla Puglia come me emergere tra i grandi". Terzo pilota Ferrari nel 2017, con due gran premi al volante della Sauber, è il primo italiano titolare in Formula 1 dopo otto anni, dai tempi di Jarno Trulli e Vitantonio Liuzzi. Guida l'Alfa Romeo col numero 99, accanto all'ex ferrarista Kimi Raikkonen.
Da Martina Franca alla F1: che viaggio è stato?
"Lungo e intenso. In F1 ci sono solo 20 piloti in tutto il mondo, servono tanti sacrifici, anche economici, per arrivare fin qui. Una delle mie forze è stata la convinzione di potercela fare, anzi da piccolino ci credevo di più, poi più crescevo più m…
SHANGHAI - In Cina, il made in Italy di Antonio: "Sono orgoglioso di portare il tricolore tra i venti piloti della Formula 1". Giovinazzi ha 25 anni, ama il tennis, la bicicletta, ha i capelli lunghi, gli occhiali da sole, gli occhi chiari e la fame di un ragazzo del sud. "È quasi impossibile per uno che viene dalla Puglia come me emergere tra i grandi". Terzo pilota Ferrari nel 2017, con due gran premi al volante della Sauber, è il primo italiano titolare in Formula 1 dopo otto anni, dai tempi di Jarno Trulli e Vitantonio Liuzzi. Guida l'Alfa Romeo col numero 99, accanto all'ex ferrarista Kimi Raikkonen.
Da Martina Franca alla F1: che viaggio è stato?
"Lungo e intenso. In F1 ci sono solo 20 piloti in tutto il mondo, servono tanti sacrifici, anche economici, per arrivare fin qui. Una delle mie forze è stata la convinzione di potercela fare, anzi da piccolino ci credevo di più, poi più crescevo più mi rendevo conto di quanto difficile fosse. Però ho lavorato tantissimo, mi alleno ogni giorno da quando ho tre anni, la mia vita è stata concentrata solo su questo".
Le è mancato qualcosa?
"La famiglia, tantissimo, quando l'ho lasciata a 17 anni per il campionato Abarth in Cina e poi sette mesi in Indonesia. Ho sacrificato loro, amici e abitudini. Ho cercato di non pensare alla mancanza. Alle orecchiette di mia mamma Anna, casalinga, che mi è sempre stata dietro perché prendessi il diploma di ragioniere, e per questo la ringrazio. A mia sorella Valentina, la secchiona di casa, che si sta per specializzare in economia. A mio papà Vito, impiegato alla Schenker di Bari, azienda di trasporti, che mi ha regalato il primo kart e che si è preso tutti i no e le porte in faccia quando cercava gli sponsor per mandarmi avanti".
La svolta?
"Prima quella di poter gareggiare gratuitamente grazie alla Top kart, poi l'incontro nel 2011 con Ricardo Galael, il proprietario della divisione asiatica dei fast food Kentucky Fried Chicken, che mi ha aiutato a passare alla monoposto e mi ha seguito fino alla Gp2. Mi chiese di seguire come coach suo figlio Sean, che adesso è in F2. Con la collaborazione è iniziata anche l'amicizia. Ho avuto delle fortune, però le ho anche sfruttate facendo risultati".
E sapendo aspettare con molta pazienza.
"Gli ultimi due anni li ho passati in panchina. Guardavo gli altri correre mentre io ero al simulatore. Cambiando casacca dei team ogni volta. È stata dura ma ho dato il massimo, guadagnandomi il rispetto della Ferrari".
A Maranello è appena entrato Mick Schumacher.
"Suo papà Michael è stato un punto di riferimento per me, l'idolo che vinceva con la macchina rossa. Mick è umile, bravo, lo conosco dai tempi della Gp2, gli auguro il meglio".
Per sé cosa si augura?
"Di giocarmi le mie chance. Le prime due gare quest'anno non sono state il massimo, ho bisogno di esperienza. Per fortuna ho Kimi come maestro".
Capelli lunghi perché?
"Non per scaramanzia, li ho portati sempre così, è solo per gusto. Mi piace vestirmi bene, sono italiano, come Valentino Rossi e Max Biaggi, porto con fierezza il made in Italy nel mondo".