Ravanelli: "L’Ajax è un modello ma punto su Douglas Costa”
Emanuele Gamba , di EMANUELE GAMBAL'attaccante che segnò il gol bianconero nella finale di Champions League vinta nel 1996 a Roma, gioca la sfida dello Stadium che mette in palio la semifinale: "Eravamo sfavoriti ma spiazzammo tutti, con Lippi giocavamo davvero un calcio totale"
Domani c'è Juventus-Ajax, quasi certamente senza Chiellini, forse con De Jong. Gli olandesi non battono i bianconeri da 45 anni, ma è una la sconfitta che ricordano con dolore: stadio Olimpico, 22 maggio 1996, finale dell'ultima coppa dei Campioni vinta dalla Juve.
Fabrizio Ravanelli, cosa rappresenta quel suo gol in finale all'Ajax?
"È il gol più importante della mia vita, anche perché io della Juve ero anche tifoso: riuscite a immaginare cosa significhi segnare in finale con addosso la maglia della tua squadra del cuore?".
Può provare a spiegarlo?
"Difficile, ma nessuno juventino se lo dimenticherà, visto che ci regalò quella coppa maledetta. A me resterà dentro fino all'ultimo giorno che vivrò. Lo definirei memorabile, difficilissimo, voluto".
Lei è cresciuto in provincia e arrivò tardi al grande calcio: da bambino osava avere sogni così grandi come u…
Fabrizio Ravanelli, cosa rappresenta quel suo gol in finale all'Ajax?
"È il gol più importante della mia vita, anche perché io della Juve ero anche tifoso: riuscite a immaginare cosa significhi segnare in finale con addosso la maglia della tua squadra del cuore?".
Può provare a spiegarlo?
"Difficile, ma nessuno juventino se lo dimenticherà, visto che ci regalò quella coppa maledetta. A me resterà dentro fino all'ultimo giorno che vivrò. Lo definirei memorabile, difficilissimo, voluto".
Lei è cresciuto in provincia e arrivò tardi al grande calcio: da bambino osava avere sogni così grandi come u…
Domani c'è Juventus-Ajax, quasi certamente senza Chiellini, forse con De Jong. Gli olandesi non battono i bianconeri da 45 anni, ma è una la sconfitta che ricordano con dolore: stadio Olimpico, 22 maggio 1996, finale dell'ultima coppa dei Campioni vinta dalla Juve.
Fabrizio Ravanelli, cosa rappresenta quel suo gol in finale all'Ajax?
"È il gol più importante della mia vita, anche perché io della Juve ero anche tifoso: riuscite a immaginare cosa significhi segnare in finale con addosso la maglia della tua squadra del cuore?".
Può provare a spiegarlo?
"Difficile, ma nessuno juventino se lo dimenticherà, visto che ci regalò quella coppa maledetta. A me resterà dentro fino all'ultimo giorno che vivrò. Lo definirei memorabile, difficilissimo, voluto".
Lei è cresciuto in provincia e arrivò tardi al grande calcio: da bambino osava avere sogni così grandi come un gol in finale?
"Ho sempre avuto nel cassetto il sogno di giocare in Serie A e per realizzarlo non ho mai fatto una vacanza e ho lavorato 365 giorni l'anno. E vi assicuro che senza questo spirito non avrei mai rincorso quel pallone che sembrava perduto e che poi mandai in rete. Però un gol in finale di Champions no, non ero riuscito a sognarlo".
È vero che quell'Ajax somiglia a questo?
"Ha lo stesso imprinting, lo stesso stile e la stessa personalità. Adoro l'Ajax, è un modello: dovremmo tutti prendere esempio dalla loro capacità di crescere giocatori e lanciarli senza remore".
Questo, però, è costato vent'anni di insuccessi.
"Ma non per questo hanno rinnegato il loro metodo. E siccome il calcio è fatto di cicli, ecco che l'Ajax e il calcio olandese stanno tornando ai livelli di un tempo. La mancanza di risultati non gli ha fatto rinnegare la pazienza, la meticolosità della programmazione. Non li ha cambiati. Noi invece abbiamo fatto un buco nell'acqua non andando in Russia senza nemmeno la scusa di aver fallito perché stavamo lavorando a un progetto futuribile".
Lippi come vi preparò tatticamente a quella finale?
"Noi giocavamo un 4-3-3 secco che non si curava troppo degli avversari. Noi attaccanti eravamo i primi difensori, la squadra si compattava in 35 metri e poi riattaccava in massa. La Juve di Lippi portò una mentalità completamente nuova, a livello tattico spiazzammo tutti. Non stiamo a nasconderci: quello era veramente calcio totale e fu bellissimo imporlo all'Ajax".
Loro erano più forti di voi, all'epoca?
"Sì. L'anno prima avevano vinto la Champions contro il Milan di Capello, avevano qualcosa di più a livello di esperienza internazionale. Mi ricordo quanto dura fu contro quella roccia di Blind".
Oggi nell'Ajax c'è suo figlio.
"Come passa il tempo. Speriamo che porti bene anche lui".
Secondo lei cosa deve fare la Juve domani sera?
"Avere un'attenzione maniacale, perché con la tecnica che hanno, basta uno stop sbagliato e loro ti castigano. Non buttano mai via la palla, giocano a ritmi pazzeschi e se solo provi a rallentarli ti suicidi, come è successo al Real Madrid, che ha peccato anche di arroganza. Ci vogliono cautela, intelligenza, pazienza".
C'è qualcuno dell'Ajax da cui è rimasto impressionato?
"De Ligt: ha una fisicità e una potenza incredibili. Ed è già così maturo. Ma è soprattutto la loro idea di gioco a impressionarmi: giocano sempre rasoterra a uno due tocchi e sono formidabili nello smarcamento, difatti chi ha la palla ha sempre a disposizione due linee di passaggio almeno".
Più forte l'Ajax o l'Atletico Madrid?
"L'Ajax, non c'è paragone. Detto questo, la Juve è superiore"..
Non le dispiacerebbe se il gol storico di Ravanelli venisse rimpiazzato 23 anni da dopo?
"A parte che il mio posticino nella storia non me lo toglierà nessuno, io non vedo l'ora quell'evento venga aggiornato. Lo dico prima di tutto da tifoso e da padre di tre sfegatati juventini".
Chi potrebbe essere l'uomo della terza Champions bianconera?
"Punto su Douglas Costa. Non c'è in circolazione uno che spacchi le partite come lui".
Fabrizio Ravanelli, cosa rappresenta quel suo gol in finale all'Ajax?
"È il gol più importante della mia vita, anche perché io della Juve ero anche tifoso: riuscite a immaginare cosa significhi segnare in finale con addosso la maglia della tua squadra del cuore?".
Può provare a spiegarlo?
"Difficile, ma nessuno juventino se lo dimenticherà, visto che ci regalò quella coppa maledetta. A me resterà dentro fino all'ultimo giorno che vivrò. Lo definirei memorabile, difficilissimo, voluto".
Lei è cresciuto in provincia e arrivò tardi al grande calcio: da bambino osava avere sogni così grandi come un gol in finale?
"Ho sempre avuto nel cassetto il sogno di giocare in Serie A e per realizzarlo non ho mai fatto una vacanza e ho lavorato 365 giorni l'anno. E vi assicuro che senza questo spirito non avrei mai rincorso quel pallone che sembrava perduto e che poi mandai in rete. Però un gol in finale di Champions no, non ero riuscito a sognarlo".
È vero che quell'Ajax somiglia a questo?
"Ha lo stesso imprinting, lo stesso stile e la stessa personalità. Adoro l'Ajax, è un modello: dovremmo tutti prendere esempio dalla loro capacità di crescere giocatori e lanciarli senza remore".
Questo, però, è costato vent'anni di insuccessi.
"Ma non per questo hanno rinnegato il loro metodo. E siccome il calcio è fatto di cicli, ecco che l'Ajax e il calcio olandese stanno tornando ai livelli di un tempo. La mancanza di risultati non gli ha fatto rinnegare la pazienza, la meticolosità della programmazione. Non li ha cambiati. Noi invece abbiamo fatto un buco nell'acqua non andando in Russia senza nemmeno la scusa di aver fallito perché stavamo lavorando a un progetto futuribile".
Lippi come vi preparò tatticamente a quella finale?
"Noi giocavamo un 4-3-3 secco che non si curava troppo degli avversari. Noi attaccanti eravamo i primi difensori, la squadra si compattava in 35 metri e poi riattaccava in massa. La Juve di Lippi portò una mentalità completamente nuova, a livello tattico spiazzammo tutti. Non stiamo a nasconderci: quello era veramente calcio totale e fu bellissimo imporlo all'Ajax".
Loro erano più forti di voi, all'epoca?
"Sì. L'anno prima avevano vinto la Champions contro il Milan di Capello, avevano qualcosa di più a livello di esperienza internazionale. Mi ricordo quanto dura fu contro quella roccia di Blind".
Oggi nell'Ajax c'è suo figlio.
"Come passa il tempo. Speriamo che porti bene anche lui".
Secondo lei cosa deve fare la Juve domani sera?
"Avere un'attenzione maniacale, perché con la tecnica che hanno, basta uno stop sbagliato e loro ti castigano. Non buttano mai via la palla, giocano a ritmi pazzeschi e se solo provi a rallentarli ti suicidi, come è successo al Real Madrid, che ha peccato anche di arroganza. Ci vogliono cautela, intelligenza, pazienza".
C'è qualcuno dell'Ajax da cui è rimasto impressionato?
"De Ligt: ha una fisicità e una potenza incredibili. Ed è già così maturo. Ma è soprattutto la loro idea di gioco a impressionarmi: giocano sempre rasoterra a uno due tocchi e sono formidabili nello smarcamento, difatti chi ha la palla ha sempre a disposizione due linee di passaggio almeno".
Più forte l'Ajax o l'Atletico Madrid?
"L'Ajax, non c'è paragone. Detto questo, la Juve è superiore"..
Non le dispiacerebbe se il gol storico di Ravanelli venisse rimpiazzato 23 anni da dopo?
"A parte che il mio posticino nella storia non me lo toglierà nessuno, io non vedo l'ora quell'evento venga aggiornato. Lo dico prima di tutto da tifoso e da padre di tre sfegatati juventini".
Chi potrebbe essere l'uomo della terza Champions bianconera?
"Punto su Douglas Costa. Non c'è in circolazione uno che spacchi le partite come lui".