Il vero Fognini, il migliore e il più umano di tutti i tennisti
Gianni Clerici , di GIANNI CLERICIHa dominato in due set il re della terra rossa, Rafa Nadal: finale a Montecarlo
è la prima volta di un italiano nei Masters 1000. “Speriamo in una buona Pasqua”
Fabio Fognini ha battuto Rafa Nadal e si appresta a vincere, a trentuno anni, il suo primo torneo Masters 1000.
Vorrei trovare, insieme all'entusiasmo, un inizio felice per il mio articolo. Un mio collega, che non si lascia vincere dai sentimenti, afferma di averlo già scritto, cioè che Fabio poteva vincere "dopo aver visto Nadal spesso in difficoltà contro Pella, nei quarti". La mia gioia è tale che non gli ricordo le difficoltà che gli schemi di Rafa hanno da sempre affrontato contro i mancini, piuttosto che davanti ai destrimani. Un altro collega mi ricorda, probabilmente per solleticarmi, il pezzetto che ho scritto l'altro giorno, dicendo a Fabio che avrei voluto vederlo più volte giocare con la sicurezza dimostata contro Sascha Zverev, da me attribuita in molta parte al matrimonio con la carissima Flavia Pennetta. Un altro ancora sottolinea la forma non stellare di Nadal, in un torneo che il maiorchino aveva vinto undici…
Vorrei trovare, insieme all'entusiasmo, un inizio felice per il mio articolo. Un mio collega, che non si lascia vincere dai sentimenti, afferma di averlo già scritto, cioè che Fabio poteva vincere "dopo aver visto Nadal spesso in difficoltà contro Pella, nei quarti". La mia gioia è tale che non gli ricordo le difficoltà che gli schemi di Rafa hanno da sempre affrontato contro i mancini, piuttosto che davanti ai destrimani. Un altro collega mi ricorda, probabilmente per solleticarmi, il pezzetto che ho scritto l'altro giorno, dicendo a Fabio che avrei voluto vederlo più volte giocare con la sicurezza dimostata contro Sascha Zverev, da me attribuita in molta parte al matrimonio con la carissima Flavia Pennetta. Un altro ancora sottolinea la forma non stellare di Nadal, in un torneo che il maiorchino aveva vinto undici…
Fabio Fognini ha battuto Rafa Nadal e si appresta a vincere, a trentuno anni, il suo primo torneo Masters 1000.
Vorrei trovare, insieme all'entusiasmo, un inizio felice per il mio articolo. Un mio collega, che non si lascia vincere dai sentimenti, afferma di averlo già scritto, cioè che Fabio poteva vincere "dopo aver visto Nadal spesso in difficoltà contro Pella, nei quarti". La mia gioia è tale che non gli ricordo le difficoltà che gli schemi di Rafa hanno da sempre affrontato contro i mancini, piuttosto che davanti ai destrimani. Un altro collega mi ricorda, probabilmente per solleticarmi, il pezzetto che ho scritto l'altro giorno, dicendo a Fabio che avrei voluto vederlo più volte giocare con la sicurezza dimostata contro Sascha Zverev, da me attribuita in molta parte al matrimonio con la carissima Flavia Pennetta. Un altro ancora sottolinea la forma non stellare di Nadal, in un torneo che il maiorchino aveva vinto undici volte, e un altro ancora sottolineava che, con i suoi lift e i suoi tagli, Rafa era molto più vicino alla vittoria che le volte passate.
Tento di segnalare quel che avevano scritto vari colleghi, per riuscire a limitare il mio entusiasmo, io che non sono un patriota fanatico, addirittura un mezzo svizzero, grazie a una nonna e all'ammirazione per Federer. Oggi non mi sono trattenuto dall'ammirare Fabio, il migliore tra i cento visti, il Fabio capace di salire cinque a zero contro un Nadal normale, e con venti punti a sei, capace anche, da uomo ragionevole, di aver timore del se stesso trionfante e di non chiudere l'incontro che dopo la perdita di due game, dopo aver provocato l'irrazionale timore di un improvviso rivolgimento di punteggio, come ce n'era stato più d'uno nelle tre partite vinte contro Nadal in sedici anni.
Ma il Fognini di oggi era quello da me sempre atteso, e lo confermava anche la firma da lui imposta ironicamente alla lente di una telecamera, "Fogna", seguita da una serie di 'ah', rappresentazione di varie risate. Non si batte il Nadal terricolo, il più forte dei vari Nadal che ammiro, se non si è un grande tennista, e non solo. Se, insieme all'esaltazione, non si soffre anche un momento di paura, com'è accaduto sul 5 a 0 nel secondo, in due giochi incerti, 5 punti a 9. Dopo quattro partite perdute contro lo stesso avversario. Credo di aver fatto bene l'altro giorno a scrivere di non aver visto sufficientemente il vero Fognini. Posso affermare di averlo visto questa volta.
Vorrei trovare, insieme all'entusiasmo, un inizio felice per il mio articolo. Un mio collega, che non si lascia vincere dai sentimenti, afferma di averlo già scritto, cioè che Fabio poteva vincere "dopo aver visto Nadal spesso in difficoltà contro Pella, nei quarti". La mia gioia è tale che non gli ricordo le difficoltà che gli schemi di Rafa hanno da sempre affrontato contro i mancini, piuttosto che davanti ai destrimani. Un altro collega mi ricorda, probabilmente per solleticarmi, il pezzetto che ho scritto l'altro giorno, dicendo a Fabio che avrei voluto vederlo più volte giocare con la sicurezza dimostata contro Sascha Zverev, da me attribuita in molta parte al matrimonio con la carissima Flavia Pennetta. Un altro ancora sottolinea la forma non stellare di Nadal, in un torneo che il maiorchino aveva vinto undici volte, e un altro ancora sottolineava che, con i suoi lift e i suoi tagli, Rafa era molto più vicino alla vittoria che le volte passate.
Tento di segnalare quel che avevano scritto vari colleghi, per riuscire a limitare il mio entusiasmo, io che non sono un patriota fanatico, addirittura un mezzo svizzero, grazie a una nonna e all'ammirazione per Federer. Oggi non mi sono trattenuto dall'ammirare Fabio, il migliore tra i cento visti, il Fabio capace di salire cinque a zero contro un Nadal normale, e con venti punti a sei, capace anche, da uomo ragionevole, di aver timore del se stesso trionfante e di non chiudere l'incontro che dopo la perdita di due game, dopo aver provocato l'irrazionale timore di un improvviso rivolgimento di punteggio, come ce n'era stato più d'uno nelle tre partite vinte contro Nadal in sedici anni.
Ma il Fognini di oggi era quello da me sempre atteso, e lo confermava anche la firma da lui imposta ironicamente alla lente di una telecamera, "Fogna", seguita da una serie di 'ah', rappresentazione di varie risate. Non si batte il Nadal terricolo, il più forte dei vari Nadal che ammiro, se non si è un grande tennista, e non solo. Se, insieme all'esaltazione, non si soffre anche un momento di paura, com'è accaduto sul 5 a 0 nel secondo, in due giochi incerti, 5 punti a 9. Dopo quattro partite perdute contro lo stesso avversario. Credo di aver fatto bene l'altro giorno a scrivere di non aver visto sufficientemente il vero Fognini. Posso affermare di averlo visto questa volta.