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Tiémoué Bakayoko, 24 anni (agf)

Razzismo, la denuncia del Milan. Bakayoko ferito verso l'addio

La società rossonera attacca la Procura Figc per gli episodi impuniti durante la gara contro la Lazio: cori e ululati verso il centrocampista. Che ora sta pensando di lasciare l’Italia
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MILANO - È stata di impotenza, di sgomento e di dolore la prima reazione di Bakayoko, il centrocampista del Milan in prestito dal Chelsea, bersagliato mercoledì sera a San Siro per tre ore da cori incessanti, prima, durante e dopo la semifinale di Coppa Italia, e dileggiato con le banane gonfiabili e con gli ululati insieme al compagno di squadra Kessié, senza che la partita venisse interrotta. Così lui ha pensato davvero di non avere alternative all'addio a fine stagione al Paese in cui due politici leghisti al governo, il ministro Salvini e il sottosegretario Giorgetti, hanno crocifisso lui e Kessié per lo sventurato gesto della maglia dell'avversario Acerbi brandita come un trofeo, salvo tacere di fronte ai razzisti, lasciati impuniti. Bakayoko ha pensato che sarà meglio tornare a Londra, anche se nel Chelsea probabilmente sarebbe riserva: come si può stare nell'Italia del 2019, dove è normale deridere per il …
MILANO - È stata di impotenza, di sgomento e di dolore la prima reazione di Bakayoko, il centrocampista del Milan in prestito dal Chelsea, bersagliato mercoledì sera a San Siro per tre ore da cori incessanti, prima, durante e dopo la semifinale di Coppa Italia, e dileggiato con le banane gonfiabili e con gli ululati insieme al compagno di squadra Kessié, senza che la partita venisse interrotta. Così lui ha pensato davvero di non avere alternative all'addio a fine stagione al Paese in cui due politici leghisti al governo, il ministro Salvini e il sottosegretario Giorgetti, hanno crocifisso lui e Kessié per lo sventurato gesto della maglia dell'avversario Acerbi brandita come un trofeo, salvo tacere di fronte ai razzisti, lasciati impuniti. Bakayoko ha pensato che sarà meglio tornare a Londra, anche se nel Chelsea probabilmente sarebbe riserva: come si può stare nell'Italia del 2019, dove è normale deridere per il colore della pelle?

Gli è arrivato il minimo sindacale del sostegno. Gattuso aveva già avvertito lui e Kessié: se vi provocheranno, non reagite. Lo hanno fatto e l'allenatore li ha elogiati, usando il sarcasmo sull'indulgenza verso i razzisti: "Comportamento esemplare dei ragazzi. L'arbitro? Spero che non abbia sentito". Ma la ferita resta, con domanda implicita di Bakayoko. Noi abbiamo chiesto subito scusa ad Acerbi, che ci ha perdonato, e abbiamo pagato una multa salata (33 mila euro a testa): e i razzisti? I compagni lo hanno consolato, a Milanello, e il Milan si è schierato con un comunicato, avallato da Leonardo e dal presidente Scaroni, con un allegato, audiovisivi e articoli spediti a Figc e Lega di A, per denunciare "che la Procura federale non ha ritenuto opportuno avviare le procedure antirazzismo". 

Resta quindi la vittoria del razzismo, scandita dalla indisturbata marcia su Milano di un gruppo di ultrà della Lazio e dell'Inter. Media internazionali segnalano la vergogna, perfino persino il Sun parlava di "shock" e di "cori disgustosi". Il ministro dell'interno Salvini intanto ha postato sui social la sua "vergogna": peccato che fosse riferita, da tifoso, all'eliminazione del Milan. Nel frattempo, a parte un tempestivo comunicato mattutino della Lega di serie A sui fatti "inaccettabili" di San Siro, il rebus (oltre al silenzio della Rai durante la telecronaca) è diventato la mancata interruzione-sospensione della partita, malgrado le modifiche ad hoc del regolamento, lo scorso gennaio. Oggi il giudice sportivo esaminerà il rapporto degli ispettori della Figc: nessuna punizione, chiusura di un settore dell'Olimpico per la Lazio (i cui ultrà sono recidivi) o richiesta di un supplemento d'indagine? Per ora, nella patria del cavillo, si apprende che l'eventuale interruzione non toccava all'arbitro Mazzoleni, già sordo in dicembre alle offese a Koulibaly durante Inter-Napoli, ma al responsabile dell'ordine pubblico, su segnalazione del capo ispettore federale. Nessuno dei due ha dunque ritenuto cori, ululati e iconografia particolarmente gravi. I giocatori, prima della partita, erano stati invitati a segnalare eventuali offese. In sostanza, è colpa di Bakayoko (ammonito per essersi rialzato dopo un infortunio, colmo della beffa): non si è lamentato. 

L'Uefa, sensibile al tema razzismo, ha preso informazioni, ma la competenza è della Figc. Ci si indigna in Inghilterra, con la campagna avviata dal nazionale Sterling, in Francia, dove il capitano dell'Amiens Gouano lasciò il campo 2 settimane per avere captato il verso della scimmia, e in Brasile, dove nel 2014 il Gremio fu escluso dalla Coppa per il razzismo dei suoi tifosi. L'Italia forse è tornata al novembre 1994, quando, dopo gli incidenti di Brescia-Roma e il ferimento del vicequestore Selmin, il magistrato Paola De Martiis smascherò l'eversivo piano trasversale degli ultrà neofascisti di 10 club diversi.