Senna, il martire della velocità e la foto che racconta i suoi ultimi sguardi
Emanuela Audisio , di EMANUELA AUDISIOVenticinque anni fa morì in pista nel Gp di San Marino il campione più amato della Formula 1. Il fotografo Jon Nicholson ha ritrovato da poco in un baule un ritratto scattato in quelle ore
Il suo ultimo giorno di vita, le sue ultime ore. Dalla stanza della memoria che sono i vecchi negativi esce una foto di Ayrton Senna, morto 25 anni fa al Gp d'Imola. È stata scattata nei box della Williams dal fotografo inglese Jon Nicholson che l'ha ritrovata solo poco tempo fa in un baule di provini. Nicholson, che si era fatto conoscere con gli scatti sul windsurf, quell'anno si era avvicinato alla Formula Uno perché collaborava con l'amico Damon Hill, numero due alla guida della Williams. E quel sabato mattina, 30 aprile, giorno di prove, era lì accanto a Senna, prima che lui si mettesse al volante. Il pilota gli aveva consegnato una busta con l'invito a fare un libro con lui: "Domenica sera mi dirai cosa pensi del progetto". Nicholson scatta, sceglie un taglio di profilo.
Ayrton è in tuta bianca, sembra già un martire della velocità. Un cavaliere puro. Non solo un santo che sfidava la morte, ma anche il dio …
Ayrton è in tuta bianca, sembra già un martire della velocità. Un cavaliere puro. Non solo un santo che sfidava la morte, ma anche il dio …
Il suo ultimo giorno di vita, le sue ultime ore. Dalla stanza della memoria che sono i vecchi negativi esce una foto di Ayrton Senna, morto 25 anni fa al Gp d'Imola. È stata scattata nei box della Williams dal fotografo inglese Jon Nicholson che l'ha ritrovata solo poco tempo fa in un baule di provini. Nicholson, che si era fatto conoscere con gli scatti sul windsurf, quell'anno si era avvicinato alla Formula Uno perché collaborava con l'amico Damon Hill, numero due alla guida della Williams. E quel sabato mattina, 30 aprile, giorno di prove, era lì accanto a Senna, prima che lui si mettesse al volante. Il pilota gli aveva consegnato una busta con l'invito a fare un libro con lui: "Domenica sera mi dirai cosa pensi del progetto". Nicholson scatta, sceglie un taglio di profilo.
Ayrton è in tuta bianca, sembra già un martire della velocità. Un cavaliere puro. Non solo un santo che sfidava la morte, ma anche il dio della pioggia (13 successi bagnati su 41). Si è sempre detto che Ayrton aveva uno sguardo malinconico, da brasiliano triste, ce l'ha anche in questo momento, forse a ragione, perché il giorno prima il connazionale Rubens Barrichello è uscito vivo per miracolo dopo un terribile urto. La sua Jordan-Hart è andata in testacoda, a causa della rottura della sospensione posteriore sinistra, ha preso di traverso il cordolo esterno della Variante Bassa, è decollata e rimbalzata, rovesciandosi varie volte. Rubens se la cava con un frattura del setto nasale, una costola incrinata, un braccio fasciato e una leggera amnesia, per cui non si presenterà alla gara. Ayrton vede, è inquieto, sente la pressione di un nuovo concorrente (Schumacher), ha difficoltà ad adattarsi alla nuova monoposto. Si lascia fotografare mentre guarda avanti, forse intuisce altre curve del dolore, anche se è molto religioso, non trova sollievo. Alle 13,22 di quel sabato, poco dopo il clic di Nicholson, un ragazzo austriaco della stessa età di Senna affronta la curva Villeneuve a 300 km orari, ma l'alettone cede, la macchina entra in una spirale di sei testacoda, tre ruote volano via, dalla carcassa la testa del pilota si china di lato, un girasole spezzato. La sua Simtek è una scuderia che fino all'anno prima costruiva macchine da cucire. Roland Ratzenberger, milite ignoto della Formula Uno, muore sul colpo. Compressione toracica, frattura della base cranica, dissanguamento per lacerazione dell'aorta. Nessuna funzione cerebrale, ma gli praticano lo stesso il massaggio cardiaco e lo portano all'ospedale in elicottero, perché se ammettono la morte l'impianto va sotto sequestro e il Gp viene sospeso.
Senna vede il replay dell'incidente ai box. Si toglie il casco, che 24 ore dopo toglieranno a lui, fa un lungo sospiro, è turbato. Tra lui e Ratzenberger ci sono vari gradi di separazione: Roland è in F1 da 53 giorni, Ayrton da 10 anni. Senna ha contratti miliardari, l'altro paga per correre, assunto a gettone. Il brasiliano guida macchine, l'austriaco, sono parole sue, "un cetriolo" che becca 6 secondi dal primo. Ayrton è il dio delle pole position (65), Roland fatica a qualificarsi, è al suo terzo tentativo. Eppure in quel momento la giusta distanza tra il numero uno e ultimo scompare. Senna vuole sapere, sale su una macchina di servizio e si fa condurre alla curva Villeneuve. "Non si può". È un gesto per cui la Fia lo multa. Ayrton parla con Sid Watkins, il medico federale, che gli dice: "Non ci sono speranze". Due ore dopo va lo stesso in ospedale, ma il dottor Giuseppe Piana con la testa gli fa segno di no. Ayrton fa marcia indietro. Piana incontra un collega: "Non ci crederai, ho appena visto uscire Senna: piangeva". Piangerà anche il mondo, all'indomani. Alle 14,17 di domenica Primo maggio. Senna va dritto sul muretto, alla curva del Tamburello, la velocità scende da 310 a 211 km orari, si è rotto il piantone dello sterzo e un braccetto della sospensione fora il casco e colpisce Ayrton sopra l'occhio destro. Nella foto tutto questo non c'è, ma è come se già Senna non ci fosse più. Più che uno scatto è un presagio. Venticinque anni dopo un negativo di Nicholson restituisce a Ayrton la risposta: sarebbe stato un bel libro.
Ayrton è in tuta bianca, sembra già un martire della velocità. Un cavaliere puro. Non solo un santo che sfidava la morte, ma anche il dio della pioggia (13 successi bagnati su 41). Si è sempre detto che Ayrton aveva uno sguardo malinconico, da brasiliano triste, ce l'ha anche in questo momento, forse a ragione, perché il giorno prima il connazionale Rubens Barrichello è uscito vivo per miracolo dopo un terribile urto. La sua Jordan-Hart è andata in testacoda, a causa della rottura della sospensione posteriore sinistra, ha preso di traverso il cordolo esterno della Variante Bassa, è decollata e rimbalzata, rovesciandosi varie volte. Rubens se la cava con un frattura del setto nasale, una costola incrinata, un braccio fasciato e una leggera amnesia, per cui non si presenterà alla gara. Ayrton vede, è inquieto, sente la pressione di un nuovo concorrente (Schumacher), ha difficoltà ad adattarsi alla nuova monoposto. Si lascia fotografare mentre guarda avanti, forse intuisce altre curve del dolore, anche se è molto religioso, non trova sollievo. Alle 13,22 di quel sabato, poco dopo il clic di Nicholson, un ragazzo austriaco della stessa età di Senna affronta la curva Villeneuve a 300 km orari, ma l'alettone cede, la macchina entra in una spirale di sei testacoda, tre ruote volano via, dalla carcassa la testa del pilota si china di lato, un girasole spezzato. La sua Simtek è una scuderia che fino all'anno prima costruiva macchine da cucire. Roland Ratzenberger, milite ignoto della Formula Uno, muore sul colpo. Compressione toracica, frattura della base cranica, dissanguamento per lacerazione dell'aorta. Nessuna funzione cerebrale, ma gli praticano lo stesso il massaggio cardiaco e lo portano all'ospedale in elicottero, perché se ammettono la morte l'impianto va sotto sequestro e il Gp viene sospeso.
Senna vede il replay dell'incidente ai box. Si toglie il casco, che 24 ore dopo toglieranno a lui, fa un lungo sospiro, è turbato. Tra lui e Ratzenberger ci sono vari gradi di separazione: Roland è in F1 da 53 giorni, Ayrton da 10 anni. Senna ha contratti miliardari, l'altro paga per correre, assunto a gettone. Il brasiliano guida macchine, l'austriaco, sono parole sue, "un cetriolo" che becca 6 secondi dal primo. Ayrton è il dio delle pole position (65), Roland fatica a qualificarsi, è al suo terzo tentativo. Eppure in quel momento la giusta distanza tra il numero uno e ultimo scompare. Senna vuole sapere, sale su una macchina di servizio e si fa condurre alla curva Villeneuve. "Non si può". È un gesto per cui la Fia lo multa. Ayrton parla con Sid Watkins, il medico federale, che gli dice: "Non ci sono speranze". Due ore dopo va lo stesso in ospedale, ma il dottor Giuseppe Piana con la testa gli fa segno di no. Ayrton fa marcia indietro. Piana incontra un collega: "Non ci crederai, ho appena visto uscire Senna: piangeva". Piangerà anche il mondo, all'indomani. Alle 14,17 di domenica Primo maggio. Senna va dritto sul muretto, alla curva del Tamburello, la velocità scende da 310 a 211 km orari, si è rotto il piantone dello sterzo e un braccetto della sospensione fora il casco e colpisce Ayrton sopra l'occhio destro. Nella foto tutto questo non c'è, ma è come se già Senna non ci fosse più. Più che uno scatto è un presagio. Venticinque anni dopo un negativo di Nicholson restituisce a Ayrton la risposta: sarebbe stato un bel libro.