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Il podio della maratona di Trieste 

La maratona della discordia vinta dal ruandese debuttante

“Mai corso una 42 chilometri in vita sua”. A Trieste atleta nero trionfa sulla mezza distanza dopo le polemiche (rientrate) sul no agli africani
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C'è un uomo solo al comando. Sul breve rettilineo dell'arrivo della 24ª Halfmarathon di Trieste, a Piazza Unità d'Italia, accompagnato dai ruggiti del mare, un omarino di pelle nera, Noel Hitimana, ruandese di 29 anni, uno che non doveva esserci, accelera e taglia il traguardo. Non ha mai disputato una maratona ufficiale in vita sua, è sbarcato in Italia all'ultimo momento e si è allenato come ha potuto ("sabato faceva ancora più freddo!"). Non è stremato: batte solo i denti. Gli danno una felpa, ma lui chiede un posto al chiuso. Noel ha vinto la discussa "mezza" di Trieste che non amava i neri ("non li prendiamo per denunciare i manager che li sfruttano") e che adesso, con tanti neri in gara dopo il dietrofront degli organizzatori, scopre che "è stata una giornata memorabile". La bora che soffiava a 80 km/h aveva sbattuto qua e là i 55 chili scarsi di Noel per pi&ugrav…
C'è un uomo solo al comando. Sul breve rettilineo dell'arrivo della 24ª Halfmarathon di Trieste, a Piazza Unità d'Italia, accompagnato dai ruggiti del mare, un omarino di pelle nera, Noel Hitimana, ruandese di 29 anni, uno che non doveva esserci, accelera e taglia il traguardo. Non ha mai disputato una maratona ufficiale in vita sua, è sbarcato in Italia all'ultimo momento e si è allenato come ha potuto ("sabato faceva ancora più freddo!"). Non è stremato: batte solo i denti. Gli danno una felpa, ma lui chiede un posto al chiuso. Noel ha vinto la discussa "mezza" di Trieste che non amava i neri ("non li prendiamo per denunciare i manager che li sfruttano") e che adesso, con tanti neri in gara dopo il dietrofront degli organizzatori, scopre che "è stata una giornata memorabile". La bora che soffiava a 80 km/h aveva sbattuto qua e là i 55 chili scarsi di Noel per più più di un'ora. "Ma sono felice", esclama con lo sguardo vitreo e la mandibola semicongelata. Negli ultimi metri di gara aveva cercato come poteva di inumidirsi le labbra che tra grandine, vento e fatica erano diventate secche e bianche come le spaccature dei deserti di sale: "Mi facevano quasi male".

Noel non è un ragazzino, ora che ha famiglia gira il mondo per campestri, 10 km, mezze maratone, guadagna pochi soldi, raramente va oltre i 25 mila dollari all'anno, ma è quanto basta per non sentirsi troppo in colpa quando spedisce il bonifico a casa, sino all'ultimo centesimo ("a me ci penso io con qualche lavoretto occasionale"). Da Aurisina sono partiti in 1.827 (l'82% fuori regione, il 34% stranieri) risalendo ancora un po' per poi iniziare la discesa verso Trieste. "Alla partenza il tempo era anche peggiore", ha ammesso Noel, soddisfatto del suo tempo, 1h03'28" (non troppo distante dal suo personale di 1h02'53" stabilito a Valencia lo scorso anno). C'erano anche gli italiani La Rosa, Salami e Layla Soufyane. Salami continua a dubitare che l'uomo cattivo esista davvero, ossia colui che sfrutta gli atleti. Il manager italiano del terzo piazzato, il kenyano Jelly, è Marco Rampi, responsabile della Run Together, un team austro-keniano. Lui è più esplicito e realista: "Certo fa più notizia l'1% di mele marce dei tanti che lavorano per i bene degli atleti e dello sport: noi prendiamo il 15%, che devolviamo al sostegno di un villaggio in Kenya. Il resto è per chi corre. Se gli organizzatori avevano le prove di quello che hanno detto prima di assemblare il gruppo per la gara avrebbe fatto bene a fare i nomi".

Tra le donne ha vinto la bielorussa Mazuronak. C'era anche Rita Giancristofaro, rimasta ferita nel crollo del Ponte Morandi, triestina d'adozione: "Avevo deciso di ricominciare da qui. Dovevo esserci, non ero pronta, ma dovevo. E prima di partire ero veramente preoccupata". È partita forte, ha rallentato, si è pure fermata. "E a dicembre correrò a Genova". Molti hanno partecipato col viso dipinto di nero. "Volevamo dare un segnale forte, di civiltà". Così forte che neppure la pioggia è riuscita a lavarli, quei volti che parlavano di uguaglianza.