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 Simone Inzaghi, 43 anni, bacia la Coppa Italia dopo il trionfo della sua Lazio (ap)

Chi prende Inzaghi trova un tesoro

Il tecnico biancoceleste protagonista del trionfo in Coppa Italia. Cresciuto insieme alla Lazio dopo il no di Bielsa, è al livello dei grandi e ora vuole contare di più
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ROMA - "Il mio figlioccio!" (e "a quel paese Gasperini"): nella notte di Formello è festa per la Coppa Italia della Lazio. Ma c'è un problema: un figlioccio - nel nostro caso Simone Inzaghi, 43 anni, 90 gol da attaccante, la condanna di doversi confrontare col fratello Pippo, tre stagioni e un pezzo da allenatore della Lazio - si prende scapaccioni e lavate di capo quando arranca in classifica e pacche sulle spalle quando va bene.

Con Claudio Lotito è tutto molto confidenziale e in famiglia, tanto che il figlioccio, prima che cominci la stagione, si becca una telefonata che fa rimbombare i palazzi, ripresa dallo smartphone di un tifoso: "Qui decido io, non tu! Te stai sempre a lamenta', la squadra ce l'hai, falla funzionare". E adesso che Coppa Italia e qualificazione ai gruppi di Europa League sono prese, il padre presidente puntualizza sulla squadra di valore, si lamenta dell'ottavo posto per un club che secon…
ROMA - "Il mio figlioccio!" (e "a quel paese Gasperini"): nella notte di Formello è festa per la Coppa Italia della Lazio. Ma c'è un problema: un figlioccio - nel nostro caso Simone Inzaghi, 43 anni, 90 gol da attaccante, la condanna di doversi confrontare col fratello Pippo, tre stagioni e un pezzo da allenatore della Lazio - si prende scapaccioni e lavate di capo quando arranca in classifica e pacche sulle spalle quando va bene.

Con Claudio Lotito è tutto molto confidenziale e in famiglia, tanto che il figlioccio, prima che cominci la stagione, si becca una telefonata che fa rimbombare i palazzi, ripresa dallo smartphone di un tifoso: "Qui decido io, non tu! Te stai sempre a lamenta', la squadra ce l'hai, falla funzionare". E adesso che Coppa Italia e qualificazione ai gruppi di Europa League sono prese, il padre presidente puntualizza sulla squadra di valore, si lamenta dell'ottavo posto per un club che secondo lui è da Champions. E al figlioccio confida anche che "Ah, Gasperini l'ho mandato affanc...". Così, en passant, come una raccomandata spedita alle poste.

Il problema di Simone Inzaghi, dopo 20 anni di Lazio (il primo coincise con lo scudetto 2000), è di non essere mai stato preso sul serio, finora, come allenatore. Un po' perché è il classico tecnico della Primavera che fa il salto, un po' perché a tutti è rimasta impressa la farsa di Bielsa che prima dice sì e poi non si presenta. E dunque Simone Inzaghi deve fare inversione a U sull'autostrada mentre sta andando a Salerno, succursale lotitiana. Tutto molto grottesco e lotitesco. Con la Coppa Italia si è però ora chiusa l'era del "Simoncino" e dell'allenatore per caso. Si è aperta quella dell'allenatore vero, di rango. La vittoria con l'Atalanta è gran parte merito suo. Gasperini, celebrato e ricercato, l'ha persa spremendo l'Atalanta e lasciandola immutata, Inzaghi ha modificato e disposto la Lazio con mosse decise che hanno telecomandato i gol di Milinkovic e Correa. 

Inzaghi non è perfetto, continua a sbagliare, come quel Wallace i cui errori causarono la recente sconfitta con l'Atalanta poi rovesciata in Coppa, ma ha qualità: conosce i calciatori come nessuno, cresce, alleva, rilancia e rivaluta (da Immobile ad Acerbi, da Luiz Felipe a Milinkovic, da Strakosha a Leiva), è maniacale col suo staff con cui vive in simbiosi dai tempi della Primavera. 

La nuova dimensione costerà a Lotito quantomeno un nuovo contratto, più soldi e il diritto di essere consultato e ascoltato sul mercato. "Le cose non sono così scontate" è l'avvertimento dell'ex allenatore per caso. Che ora sente le sirene della Samp, dell'Atalanta stessa, del Milan e addirittura della Juve, potendole usare allo scopo.

Da neo allenatore di rango, subito nella notte dell'Olimpico, ha già preso il peggio dei suoi colleghi più celebrati. "Ho qui la lista delle persone da citare per le critiche gratuite". Quasi una colta citazione spallettiana. Ecco, per questo meglio l'Inzaghi di prima.