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Intervista a Gianni Petrucci: “Il basket è vivo, ora la riforma dello sport”

L'ex n. 1 del Coni, oggi presidente Fip: "Il governo acceleri sulla legge per lo sport professionistico. Se pensate che siamo in crisi noi, contate quanti club sono spariti nel calcio"
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Gianni Petrucci regna da anni sul basket, impero su cui il sole tramonta ogni giorno, e pare, anzi, più spesso, visti i ricorrenti cieli oscuri. L'annata è stata cupa: i casi Torino e Pistoia in A1, Siena e Reggio Calabria in A2, le voci su almeno metà dei club col fiatone finanziario, il prossimo passaggio a 18 squadre che per tanti è già un passo indietro da fare, per tornare al più presto alle 16.
Presidente Petrucci, da dove vuole iniziare?
"Dal calcio, che è sempre la pietra di paragone. Nelle ultime sei stagioni, 33 squadre sparite in Serie C, cinque in B, il Parma fallito. Così va lo sport professionistico. Chi si stupisce che l'isola del basket non sia felice fa finta di non capire".
Torino, salva sul campo, l'ha spedita in A2 il giudice sportivo.
"Torino è stata oggetto di un procedimento della giustizia sportiva che agisce in autonomia. Segnalazione della Comtec, l'organismo di cont…
Gianni Petrucci regna da anni sul basket, impero su cui il sole tramonta ogni giorno, e pare, anzi, più spesso, visti i ricorrenti cieli oscuri. L'annata è stata cupa: i casi Torino e Pistoia in A1, Siena e Reggio Calabria in A2, le voci su almeno metà dei club col fiatone finanziario, il prossimo passaggio a 18 squadre che per tanti è già un passo indietro da fare, per tornare al più presto alle 16.
Presidente Petrucci, da dove vuole iniziare?
"Dal calcio, che è sempre la pietra di paragone. Nelle ultime sei stagioni, 33 squadre sparite in Serie C, cinque in B, il Parma fallito. Così va lo sport professionistico. Chi si stupisce che l'isola del basket non sia felice fa finta di non capire".
Torino, salva sul campo, l'ha spedita in A2 il giudice sportivo.
"Torino è stata oggetto di un procedimento della giustizia sportiva che agisce in autonomia. Segnalazione della Comtec, l'organismo di controllo dei conti, a sua volta indipendente, in accordo con l'Agenzia delle Entrate: il club non è a norma. La federazione ha solo ratificato, nei tempi e modi previsti. Non c'è stata politica, solo giustizia. Poi, so che spesso la giustizia penale assolve dove quella sportiva ha colpito. Rispetto tutti i giudizi, ma non mi spiace una giustizia sportiva autonoma e severa".
Intanto, varata la A a 18 squadre, siete tutti a sperare nelle rinunce per tornare a 16.
"Passo indietro. Alcuni anni fa, con 32 squadre in A2 e una sola promozione, si concordò di allargare la strettoia. E così si decise, dando le dovute garanzie sui tempi di applicazione. Oggi la situazione è meno rosea, 18 squadre son troppe e allora, se c'è una rinuncia, non verrà rimpiazzata. Torneremo a 16, siamo pronti anche alle 17, in ogni caso la prossima stagione partirà a 18".
Di tante malattie, qual è la più acuta del basket?
"Quella di tutto lo sport, trovare risorse. Intanto, si chiede al governo di adeguare leggi che aiutino, e non penalizzino. E qui invito di nuovo a leggere i bilanci delle due leghe, calcio e basket. I diritti tv fanno la differenza, per fortuna nel nostro mondo resiste qualche magnate, e pure chi ha saputo costruire sistemi geniali di finanziamento".
La Lega. Sempre amici-nemici?
"Ho un ottimo rapporto col presidente Bianchi, meno con chi fa interventi in assemblea per uscire dalla federazione. Due sole domande. Sanno che le leggi non lo consentono? Si sentono strutturati per l'autonomia?".
Il suo raggio di sole è la Nazionale che torna ai Mondiali.
"A 21 anni dall'ultima qualificazione sul campo. Per i soliti fenomeni, tutto scontato. Intanto però lì siamo. E un altro raggio l'ho visto con le due coppe europee di Bologna e Sassari".
Intanto però è sceso da bordo Boscia Tanjevic, ex capo del settore tecnico. Che non s'è preso, vox populi, col ct Sacchetti.
"Per Tanjevic mi dispiace. Mi ha spedito una lettera, e l'ho letta pubblicamente, sui suoi problemi familiari. Lui e Sacchetti sono persone diverse, ma entrambi hanno avuto autonomia, e nessuno ha mai negato a Boscia di venire con noi. Sono pronto a querelare chi, in via ufficiale, sostenga il contrario".
Daniel Hackett è da ieri campione d'Europa. Sia pure nell'Eurolega degli "eretici". Lei è targato Fiba.
"Sì, ma al di là di un anno difficile, di scontri, quel tempo è finito: oggi c'è distensione. Felicissimo per Daniel, ragazzo d'oro, giocatore che dà tutto. Aveva già chiesto i programmi per i Mondiali. Come tutti gli altri. Perché i giocatori in Nazionale vogliono venire. Sempre detto: Mondiali e Olimpiadi valgono più d'ogni manifestazione di club. I ricordi indelebili sono azzurri".
Tornando alle coppe, il calcio sta progettando la Superchampions, che il basket conosce bene. Provata l'Eurolega, è titolato per un parere.
"Di nuovo, calcio e basket sono altri mondi, e basteranno i 150 milioni che incasserà la finalista di Champions. In crescita, se passa quell'idea. Ma ho altre filosofie. Non si possono lasciare i campionati nazionali, e se oggi qualche presidente sbandiera coraggio e fa battute affascinanti su questo futuro, sappia che sfiderebbe non solo lo sport, ma tutta la società e una possibile crisi economica che sarebbe letale. E altro soprattutto è l'humus del pallone, dai tempi del Totocalcio che la domenica era come la santa messa. La gente, tutti i giorni, parla del campionato. Sto col presidente Gravina".
Nessuno invece è stato con Petrucci quando al Coni ha votato da solo contro la riforma della giustizia sportiva.
"Solo, ma non mi pento, e forse domani me lo riconosceranno. La giustizia è materia delle federazioni, in autonomia. Avremo invece perdite di tempo e costi duplicati. In Consiglio nazionale ho fatto una proposta-provocazione. Se le istituzioni non hanno fiducia nelle federazioni, perché non sorteggiare tutti i gradi di giudizio? Non c'entrano le persone, stimo il sottosegretario Giorgetti, amico del basket, ma non cambio idea".