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Sara Gama (a destra) in allenamento con le azzurre: l'Italia debutta domenica con l'Australia 

Non basta vincere: al Mondiale femminile conta finire in parità

Via al torneo: le calciatrici unite per l’uguaglianza dei salari con i colleghi uomini. Ada Hegerberg, Pallone d’oro, è rimasta a casa in segno di protesta
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PARIGI – Money first. Soldi, capitalizzazione, parità salariale. Il mondiale donne numero 8 batte il calcio d’inizio e promette gol alla discriminazione. In testa a chi ha minacciato lo sciopero ci sono gli Usa. La squadra americana che in un’autogestione sindacale ha lanciato un suo brand con gli slogan, «Liberté, egalité, défendez» e «Usa vs everybody», dopo aver minacciato il boicottaggio per «discriminazione di genere», evitato grazie agli oltre 700 mila dollari di uno sponsor, è arrivata in Francia con lo spirito di Billy Jean King. Non si scherza, né si gioca più solo sul campo: le calciatrici vogliono un posto nell’industria dello sport e lo vogliono ben remunerato. C’è ancora troppa diversità: nessuna atleta nel 2018 figura tra i 100 nomi degli sportive più pagati: Messi che non ha mai vinto un Mondiale guadagna il 3.600% in più dell&rs…
PARIGI – Money first. Soldi, capitalizzazione, parità salariale. Il mondiale donne numero 8 batte il calcio d’inizio e promette gol alla discriminazione. In testa a chi ha minacciato lo sciopero ci sono gli Usa. La squadra americana che in un’autogestione sindacale ha lanciato un suo brand con gli slogan, «Liberté, egalité, défendez» e «Usa vs everybody», dopo aver minacciato il boicottaggio per «discriminazione di genere», evitato grazie agli oltre 700 mila dollari di uno sponsor, è arrivata in Francia con lo spirito di Billy Jean King. Non si scherza, né si gioca più solo sul campo: le calciatrici vogliono un posto nell’industria dello sport e lo vogliono ben remunerato. C’è ancora troppa diversità: nessuna atleta nel 2018 figura tra i 100 nomi degli sportive più pagati: Messi che non ha mai vinto un Mondiale guadagna il 3.600% in più dell’americana Alex Morgan, 29 anni, che spicca dalla copertina di Time, vincitrice di una finale che nel 2015 tenne incollati alla tv 25,4 milioni spettatori (più di una finale Nba e di una partita di calcio maschile). «Vinciamo, facciamo audience, e allora perché non ci trattano come star?». Facile fare i conti: le giocatrici Usa, 3 mondiali e 4 ori olimpici, sono in testa al ranking, i colleghi uomini al numero 24 e non sono andati in Russia nel 2018.

Dall’America la domanda ha contagiato il resto della geografia calcistica. Inutile cercare Ada, il Pallone d’oro in carica. La più brava non c’è. Per polemica di genere. Voleva che il premio le valesse rispetto (in tutti i sensi). Così Ada Hegerberg, norvegese, 23 anni, ha preferito sposare il suo Thomas, anche lui calciatore, e invece di tirare in porta verrà in viaggio di nozze in Italia. Non le va giù che la sua federazione non investa sul calcio femminile. Una che va via di casa a 17 anni, che vince la Champions con l’Olympique Lione segnando tre reti, non è tipa che lascia correre le ingiustizie.

Il mondiale femminile che inizia oggi a Parigi, con l’Italia che torna dopo 20 anni, è quello della rivendicazione salariale. Le giocatrici Usa hanno ottenuto 31.250 dollari a testa, più un bonus di 8.500 a successo e un inedito premio per il pareggio (1.750). L’Olanda ha appena firmato un accordo dove si impegna entro quattro anni a uniformare i premi e da dicembre 2017 ha alzato il bonus alle giocatrici. La debuttante Giamaica, seconda avversaria dell’Italia, ha ottenuto per le sue calciatrici circa mille euro mensili, prima volta che una federazione caraibica si impegna a tanto. Argentina e Brasile hanno fatto causa ai loro vertici per «povertà di trattamento». Christiane Endler, portiere del Cile, è un’altra militante dell’eguaglianza. E Phil Neville, ex Manchester United, ora ct dell’Inghilterra donne, si è dovuto pubblicamente scusare per due tweet sessisti pubblicati nel 2012.

È un Mondiale invecchiato: l’età media è di 26 anni e mezzo. Nel 2015 in Canada, ultima edizione, le squadre avevano un anno in meno. Tra le 552 convocate, in 188 hanno già partecipato almeno a un’edizione, ma il record da Highlander è della brasiliana Miraildes Maciel Mota, più nota come Formiga, centrocampista del Psg, che a 41 anni e 96 giorni raggiunge quota 7 (superando la giapponese Homara Sawa). Nessuno tra uomini e donne ne ha mai giocati tanti. Formiga, che con 37 anni e 98 giorni è anche la marcatrice più anziana della fase finale, c’era già nel ’95, quando 150 delle giocatrici presenti oggi in Francia non erano ancora nate. Le migliori realizzatrici del torneo sono Christine Sinclair (Canada) e Marta (Brasile), a segno in quattro mondiali. Si gioca in 9 città: inaugurazione oggi a Parigi con Francia-Corea del Sud, finale a Lione il 7 luglio. Per l’Italia, che non è nella lista della dieci favorite, il debutto è domenica a Valenciennes contro l’Australia che alloggia nello stesso albergo delle azzurre che si definiscono «molto cariche». Tra le 27 arbitre nessuna italiana, ma visto quello che succede sui nostri campi un motivo ci sarà. Solo uomini invece nella stanza di comando del Var. Dal ’91 sono quattro i Paesi che si sono aggiudicati il torneo: Usa, Germania, Norvegia, Giappone. Il Mondiale della tentata parità cambierà padrona?