Il ritorno di Messina: un super allenatore per risollevare Milano
Walter Fuochi , di WALTER FUOCHIL'Armani chiude con Pianigiani e riparte per la prossima stagione
Vacante la panchina dell'Olimpia da mezzogiorno di ieri, con l'annuncio della separazione consensuale da Simone Pianigiani, è arrivata sei ore dopo la nomina di Ettore Messina. Da ritrarre in trono agli inizi della prossima settimana, il più titolato dei tecnici italiani riprende un timone in patria, dove mancava dal 2005 a Treviso. Arriva da cinque stagioni Nba, assistente a San Antonio del santone Gregg Popovich. In mezzo, pure i sei anni a Mosca (trionfali, due Euroleghe) e i due incompiuti a Madrid (dimissioni). Era passato sotto i ponti tanto di quel basket che l'Italia pareva, coi suoi scadimenti tecnici e i suoi livori ambientali, un ritorno accantonato. Poi Messina s'era fatto tentare dal rientro azzurro e, fallita la qualificazione alle Olimpiadi 2016 e guidato un Europeo 2017 non più che onesto, aveva riposto pure quel revival nell'album dei ricordi.
Ripartirà da Milano, colloquiato a lungo con Giorgio Armani e gli uomini del g…
Ripartirà da Milano, colloquiato a lungo con Giorgio Armani e gli uomini del g…
Vacante la panchina dell'Olimpia da mezzogiorno di ieri, con l'annuncio della separazione consensuale da Simone Pianigiani, è arrivata sei ore dopo la nomina di Ettore Messina. Da ritrarre in trono agli inizi della prossima settimana, il più titolato dei tecnici italiani riprende un timone in patria, dove mancava dal 2005 a Treviso. Arriva da cinque stagioni Nba, assistente a San Antonio del santone Gregg Popovich. In mezzo, pure i sei anni a Mosca (trionfali, due Euroleghe) e i due incompiuti a Madrid (dimissioni). Era passato sotto i ponti tanto di quel basket che l'Italia pareva, coi suoi scadimenti tecnici e i suoi livori ambientali, un ritorno accantonato. Poi Messina s'era fatto tentare dal rientro azzurro e, fallita la qualificazione alle Olimpiadi 2016 e guidato un Europeo 2017 non più che onesto, aveva riposto pure quel revival nell'album dei ricordi.
Ripartirà da Milano, colloquiato a lungo con Giorgio Armani e gli uomini del gruppo, che ufficialmente cercavano un presidente e hanno trovato un allenatore: perché, al di là delle schermaglie della trattativa, allenatore era e resta il prode Ettorre, a tiro dai suoi sessant'anni gonfi di esperienza ma non meno d'energia. In America però ne diffidavano, se una mezza dozzina di volte l'avevano chiamato per un colloquio e il club aveva scelto sempre l'altro "intervistato", di solito più giovane: tra questi, pure il Nick Nurse che sta guidando Toronto nella finale. Un'estate fa, per qualche ora, Messina aveva pensato che i Raptors sarebbero toccati a lui: persa quella volata, e mai partita quella per sostituire Popovich, che su una panchina (anzi due, anche Usa Team) resisterà ben oltre l'età pensionistica, già mesi fa mise nel cassetto il sogno d'esser il primo italiano ad allenare una squadra Nba. L'avesse chiamato un club di bei progetti e bei denari avrebbe ascoltato. L'ha fatto Milano, dopo che un'annata fuori da tutti i giochi ha condotto al divorzio consumato ieri con Pianigiani, accordandosi sul residuo anno di contratto. Già rilevato sulla panchina azzurra, Messina lo sfratta ora da quella meneghina. Porte girevoli d'oggidì, mentre quelle di ieri riportano a Dan Peterson, grande a Bologna prima di fare grandissima Milano. Sarà più che un allenatore: un capo-azienda, in dicitura "president of basketball operations", qualifica cui le burocrazie non negheranno la discesa in campo. Presidente sarà Pantaleo Dell'Orco, Messina avrà accanto un gm di fiducia, su un mercato tuttora privo di nomi: non stupirebbero Datome e Melli, già apprezzati in azzurro.
Capoallenatore è il mestiere d'una vita, quello dei 27 trofei vinti, delle 4 Euroleghe divise fra Bologna e Mosca, dei 4 scudetti, delle 7 Coppe Italia. Il membro di uno staff, pur ascoltato e riverito, scende qui e torna padrone del sacro tempio della palestra. Cerca sfide e ne troverà, nella Milano senza profilo europeo e vilipesa pure in Italia, se la finale tricolore è Venezia-Sassari. La vita ricomincia. Vestita Armani.
Ripartirà da Milano, colloquiato a lungo con Giorgio Armani e gli uomini del gruppo, che ufficialmente cercavano un presidente e hanno trovato un allenatore: perché, al di là delle schermaglie della trattativa, allenatore era e resta il prode Ettorre, a tiro dai suoi sessant'anni gonfi di esperienza ma non meno d'energia. In America però ne diffidavano, se una mezza dozzina di volte l'avevano chiamato per un colloquio e il club aveva scelto sempre l'altro "intervistato", di solito più giovane: tra questi, pure il Nick Nurse che sta guidando Toronto nella finale. Un'estate fa, per qualche ora, Messina aveva pensato che i Raptors sarebbero toccati a lui: persa quella volata, e mai partita quella per sostituire Popovich, che su una panchina (anzi due, anche Usa Team) resisterà ben oltre l'età pensionistica, già mesi fa mise nel cassetto il sogno d'esser il primo italiano ad allenare una squadra Nba. L'avesse chiamato un club di bei progetti e bei denari avrebbe ascoltato. L'ha fatto Milano, dopo che un'annata fuori da tutti i giochi ha condotto al divorzio consumato ieri con Pianigiani, accordandosi sul residuo anno di contratto. Già rilevato sulla panchina azzurra, Messina lo sfratta ora da quella meneghina. Porte girevoli d'oggidì, mentre quelle di ieri riportano a Dan Peterson, grande a Bologna prima di fare grandissima Milano. Sarà più che un allenatore: un capo-azienda, in dicitura "president of basketball operations", qualifica cui le burocrazie non negheranno la discesa in campo. Presidente sarà Pantaleo Dell'Orco, Messina avrà accanto un gm di fiducia, su un mercato tuttora privo di nomi: non stupirebbero Datome e Melli, già apprezzati in azzurro.
Capoallenatore è il mestiere d'una vita, quello dei 27 trofei vinti, delle 4 Euroleghe divise fra Bologna e Mosca, dei 4 scudetti, delle 7 Coppe Italia. Il membro di uno staff, pur ascoltato e riverito, scende qui e torna padrone del sacro tempio della palestra. Cerca sfide e ne troverà, nella Milano senza profilo europeo e vilipesa pure in Italia, se la finale tricolore è Venezia-Sassari. La vita ricomincia. Vestita Armani.