Mondiali femminili, le americane e il gol del pari con gli uomini
Emanuela Audisio , di EMANUELA AUDISIOIl gruppo storico della nazionale degli Stati Uniti affronterà il tema della discriminazione sessuale in un tribunale di Los Angeles. Troppa la disparità economica rispetto ai colleghi
L'America, stavolta, con molte star a riposo, ne fa solo tre al Cile. Più 3 traverse, un rigore fallito e la coach Ellis, rossetto sulle labbra, che in panchina chiacchiera amabilmente con il suo assistente, perché tanto in campo ci pensano le ragazze. Usa agli ottavi con 16 gol fatti e zero subiti. E in campo tutte le ragazze truccate da red carpet. Le yankees hanno 120 tra giornalisti e fotografi al seguito (non sono incluse le tv). Le star di Hollywood giocano per loro: Natalie Portman, Jessica Chastain, Jennifer Garner, Eva Longoria hanno ribadito che il calcio femminile Usa merita più soldi e hanno indossato le maglie delle loro sorelle sportive. Serena Williams ha definito "ridicolo e vergognoso" il divario economico che c'è tra giocatori e giocatrici de pallone.
E subito dopo il Mondiale il gruppo storico della nazionale Usa affronterà la discriminazione sessuale in un tribunale di Los Angeles. "Il tempo della pazienza …
E subito dopo il Mondiale il gruppo storico della nazionale Usa affronterà la discriminazione sessuale in un tribunale di Los Angeles. "Il tempo della pazienza …
L'America, stavolta, con molte star a riposo, ne fa solo tre al Cile. Più 3 traverse, un rigore fallito e la coach Ellis, rossetto sulle labbra, che in panchina chiacchiera amabilmente con il suo assistente, perché tanto in campo ci pensano le ragazze. Usa agli ottavi con 16 gol fatti e zero subiti. E in campo tutte le ragazze truccate da red carpet. Le yankees hanno 120 tra giornalisti e fotografi al seguito (non sono incluse le tv). Le star di Hollywood giocano per loro: Natalie Portman, Jessica Chastain, Jennifer Garner, Eva Longoria hanno ribadito che il calcio femminile Usa merita più soldi e hanno indossato le maglie delle loro sorelle sportive. Serena Williams ha definito "ridicolo e vergognoso" il divario economico che c'è tra giocatori e giocatrici de pallone.
E subito dopo il Mondiale il gruppo storico della nazionale Usa affronterà la discriminazione sessuale in un tribunale di Los Angeles. "Il tempo della pazienza è finito". A portare la federazione calcio Usa in aula sono Megan Rapinoe in versione Tilda Swinton (quella con i capelli rosa), Carli Lloyd che a 36 anni con 276 presenze anche ieri ha segnato (due gol, e un rigore fallito), Alex Morgan in cerca del Pallone d'oro, Becky Sauerbrunn, e l'ex portiera Hope Solo, ora in rotta con la squadra. La lettera all'Equal Employment Opportunity Commission l'hanno firmata loro, nel 2016, e ora è arrivata l'autorizzazione a procedere. La nazionale Usa ai mondiali ha vinto 3 ori, 1 argento, 3 bronzi, è stata dieci anni su undici al primo posto, dal 2015 al 2018 le donne hanno giocato 19 partite più degli uomini. "Abbiamo lavorato di più e guadagnato di meno".
Dal 2013 al 2016 femmine e maschi hanno giocato 20 amichevoli l'anno, ma se gli uomini hanno guadagnato 263.320 mila dollari in media, alle calciatrici non ne sono andati più di 99 mila. Eppure sono le donne ad aver portato in attivo la federazione che fiscalmente nel 2016 aveva previsto una perdita di 429.929 dollari poi trasformata in 17,7 milioni di dollari di profitto grazie alle girls. La National Women's Soccer League, alla settima stagione, è la lega femminile di calcio più antica, ma non permette standard di vita elevati: il salario minimo è di 16.538 dollari mentre la lega maschile ne paga 50 mila l'anno. La nazionale femminile ha perso finora solo il primo match del 2019 (1-3 dalla Francia). Dice Carli Lloyd: "Facciamo gli stessi sacrifici degli uomini, stiamo lontano dalle nostre famiglie e dagli amici, ogni ora della nostra vita è dedicata al pallone, però io non posso smettere, perché non me lo posso permettere, economicamente non ho futuro". Per questo l'America ha bisogno di rivincere il titolo. Sarà la sua prova nell'aula della corte federale per dimostrare che la federazione Usa discrimina per una sola ragione: per il sesso. Sex and soccer al 90'.
E subito dopo il Mondiale il gruppo storico della nazionale Usa affronterà la discriminazione sessuale in un tribunale di Los Angeles. "Il tempo della pazienza è finito". A portare la federazione calcio Usa in aula sono Megan Rapinoe in versione Tilda Swinton (quella con i capelli rosa), Carli Lloyd che a 36 anni con 276 presenze anche ieri ha segnato (due gol, e un rigore fallito), Alex Morgan in cerca del Pallone d'oro, Becky Sauerbrunn, e l'ex portiera Hope Solo, ora in rotta con la squadra. La lettera all'Equal Employment Opportunity Commission l'hanno firmata loro, nel 2016, e ora è arrivata l'autorizzazione a procedere. La nazionale Usa ai mondiali ha vinto 3 ori, 1 argento, 3 bronzi, è stata dieci anni su undici al primo posto, dal 2015 al 2018 le donne hanno giocato 19 partite più degli uomini. "Abbiamo lavorato di più e guadagnato di meno".
Dal 2013 al 2016 femmine e maschi hanno giocato 20 amichevoli l'anno, ma se gli uomini hanno guadagnato 263.320 mila dollari in media, alle calciatrici non ne sono andati più di 99 mila. Eppure sono le donne ad aver portato in attivo la federazione che fiscalmente nel 2016 aveva previsto una perdita di 429.929 dollari poi trasformata in 17,7 milioni di dollari di profitto grazie alle girls. La National Women's Soccer League, alla settima stagione, è la lega femminile di calcio più antica, ma non permette standard di vita elevati: il salario minimo è di 16.538 dollari mentre la lega maschile ne paga 50 mila l'anno. La nazionale femminile ha perso finora solo il primo match del 2019 (1-3 dalla Francia). Dice Carli Lloyd: "Facciamo gli stessi sacrifici degli uomini, stiamo lontano dalle nostre famiglie e dagli amici, ogni ora della nostra vita è dedicata al pallone, però io non posso smettere, perché non me lo posso permettere, economicamente non ho futuro". Per questo l'America ha bisogno di rivincere il titolo. Sarà la sua prova nell'aula della corte federale per dimostrare che la federazione Usa discrimina per una sola ragione: per il sesso. Sex and soccer al 90'.