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(agf)

Milena, uno stile alla Bearzot: “Ma non chiamatemi mister”

Mondiali femminili, il personaggio Bertolini. Ct dai modi gentili
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VALENCIENNES - Anche a lei si addice lo slogan "La forza Tranquilla", usato da Jacques Seguela per Mitterrand. Milena non urla, vi fa un sorriso, ascolta. "Ma qualche volta durante la partita mando anche a quel paese le ragazze. Se poi non sentono, è meglio". Chi è la ct Bertolini che ha ridato visibilità al calcio femminile italiano dopo vent'anni, portandolo agli ottavi? Intanto è di Correggio, Reggio Emilia, stesso paese di Dorando Pietri, Tondelli, Ligabue. Compie 53 anni lunedì prossimo (segno zodiacale cancro), tra gli allenatori che ama: Guardiola, Zeman Ancelotti. Lei ci tiene a dire: "Ho fatto molta gavetta". In effetti da quando ha lasciato il calcio nel 2001 (giocava in difesa) ha allenato bambini, ragazze, ha preso il diploma in educazione fisica, quello di preparatore atletico a Coverciano, la laurea in scienze motorie, e ancora il diploma di maestro di calcio Figc e la licenza Uefa Pro che le dà …
VALENCIENNES - Anche a lei si addice lo slogan "La forza Tranquilla", usato da Jacques Seguela per Mitterrand. Milena non urla, vi fa un sorriso, ascolta. "Ma qualche volta durante la partita mando anche a quel paese le ragazze. Se poi non sentono, è meglio". Chi è la ct Bertolini che ha ridato visibilità al calcio femminile italiano dopo vent'anni, portandolo agli ottavi? Intanto è di Correggio, Reggio Emilia, stesso paese di Dorando Pietri, Tondelli, Ligabue. Compie 53 anni lunedì prossimo (segno zodiacale cancro), tra gli allenatori che ama: Guardiola, Zeman Ancelotti. Lei ci tiene a dire: "Ho fatto molta gavetta". In effetti da quando ha lasciato il calcio nel 2001 (giocava in difesa) ha allenato bambini, ragazze, ha preso il diploma in educazione fisica, quello di preparatore atletico a Coverciano, la laurea in scienze motorie, e ancora il diploma di maestro di calcio Figc e la licenza Uefa Pro che le dà la possibilità di sedere su una panchina maschile. Arriva in nazionale nel 2017, proposta da Renzo Ulivieri, per la verità Tavecchio vorrebbe rinnovare il contratto a Cabrini, ma altri preferiscono che dopo cinque anni si cambi. Milena fa gruppo, è flessibile e riflessiva, pronta a includere, anche quando non condivide. Il suo vice è Attilio Sorbi, ex centrocampista (ha esordito con la Roma di Liedholm), ottimo tattico, istruttore Figc a Coverciano. Milena ha creato una squadra con il materiale che le ha dato la federazione, ha coinvolto tutti, un po' come Bearzot. Solo che lei vorrebbe per il pallone un lessico femminile, mai dire marcatura a uomo, ma quasi nessuna delle ragazze ce la fa, la chiamano tutti Mister. A quelli che la buttano dentro con forza, tipo Ronaldo, preferisce quelli che hanno un disegno più armonico, tipo Baggio (Roberto) e Dybala. "Più femminile". Questo perché è convinta che le donne nel calcio non vanno per linea retta, "il nostro pensiero è più complesso, forse più raffinato, arriva a disegnare il gol in maniera più circolare". Ha sofferto da ragazza, giocare a calcio le dava una diversità che lei non voleva, quasi fosse un animale da zoo. "Perché è anormale che una ragazzina giochi a pallone?". Figlia unica, papà autotrasportatore, madre - Eves - contadina e casalinga, una nonna paterna che portava i pantaloni, nonno partigiano. Insomma, una famiglia dove si lavora e dove lo stare insieme è un valore, da qui il tricolore originale italiano che si è fatta prestare dal sindaco di Reggio Emilia e che porta in panchina e sulle spalle nelle interviste. "Rappresenta l'unità del paese". È stata anche assessore allo sport di Correggio e si sa che allenare nei consigli comunali non è facile. Spesso in questo mondiale va a sgranchirsi fuori dell'albergo, un po' per telefonare in pace e un po' per vedere il cielo. "Stare tutto il giorno chiusa dentro non lo sopporto". Ha fatto cambiare le disposizioni delle ragazze a tavola. Nel senso che prima i posti erano fissi, invece con lei ruotano. Composta, mai esagitata, non tatuata (almeno finora), non maledice la sorte né si trucca come fanno molte altre coach per andare in televisione. "Ma non trovo nulla di male se la ragazze scendono in campo con rossetto, capelli e occhi a posto". Sorpresa: ha praticato il giavellotto e giocato a tennis. Tra le sue campionesse preferite ci sono Sara Simeoni ("Per la consistenza") e Tiina Lillak, una leggenda in Finlandia per i lanci, campionessa mondiale a Helsinki '83 e argento a Los Angeles nell'84. Milena Bertolini non dice che le donne sono complicate, e nemmeno lo pensa, fedele alle sue scelte, a chi sa cosa farci con il pallone, e soprattutto fa giocare tutte. Convinta che se ci si aiuta da qualche parte si arriva. Più avanti, non più indietro.