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Giovanni Malagò, presidente del Coni (ansa)

Quel che resta del Coni

Poltrone raddoppiate e le mani sui fondi. Lo sport ai tempi del governo gialloverde
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Non sarà proprio ridotto a "un'agenzia di viaggi", come prediceva il presidente Giovanni Malagò. Ma il glorioso Coni dal quale andavano in processione i governi, versando 417 milioni (anno 2017), il palazzo dello sport che la politica trattava coi guanti bianchi non esiste più. Quel che resta sono 40 milioni per preparare le Olimpiadi e far andare avanti la struttura, più il brand dei cinque cerchi. E ancora, la giustizia sportiva, la vigilanza e l'approvazione dei bilanci delle federazioni. Ma, per capire, alla nuova società Sport e Salute spetteranno gli appalti dei grandi eventi e degli impianti, si ipotizza addirittura il bando di materiali e attrezzature delle federazioni. Su gran parte dello sport italiano che si prepara al duello con la Svezia per le Olimpiadi invernali 2026 (lunedì il voto finale a Losanna), governa il potere gialloverde, e in particolare il sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Come è stato pos…
Non sarà proprio ridotto a "un'agenzia di viaggi", come prediceva il presidente Giovanni Malagò. Ma il glorioso Coni dal quale andavano in processione i governi, versando 417 milioni (anno 2017), il palazzo dello sport che la politica trattava coi guanti bianchi non esiste più. Quel che resta sono 40 milioni per preparare le Olimpiadi e far andare avanti la struttura, più il brand dei cinque cerchi. E ancora, la giustizia sportiva, la vigilanza e l'approvazione dei bilanci delle federazioni. Ma, per capire, alla nuova società Sport e Salute spetteranno gli appalti dei grandi eventi e degli impianti, si ipotizza addirittura il bando di materiali e attrezzature delle federazioni. Su gran parte dello sport italiano che si prepara al duello con la Svezia per le Olimpiadi invernali 2026 (lunedì il voto finale a Losanna), governa il potere gialloverde, e in particolare il sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Come è stato possibile in nove mesi dare l'assalto a una delle istituzioni, piena di difetti e gestioni discutibili, ma pur sempre carica di medaglie e riconosciuta nel mondo?
 

I tuoni prima della tempesta

Il clima che prepara l'attacco al Coni si sviluppa negli anni dell'asse tra il sottosegretario di riferimento di quel periodo, Luca Lotti, e il presidente Malagò. Ostile invece ai 5 Stelle che hanno fatto saltare, attraverso la sindaca Raggi, la candidatura di Roma 2024 che il Foro Italico riteneva favorita (alla fine Parigi e Los Angeles si spartiranno anche l'edizione 2028). Tra Malagò e Giorgetti non c'è feeling (eufemismo) già allora, rappresentano mondi troppo diversi. Intanto, sta per vedere la luce il nuovo governo.
 

L'occupazione

Il contratto gialloverde sancisce che il Coni vada cambiato agendo sulla Coni Servizi, la società cassaforte. Anch'essa emanazione del potere politico, che però nomina solo 2 componenti su 5. Al suo posto una società in cui il governo esprime tre membri del cda su tre. Il presidente-amministratore delegato spetta a Giorgetti, il ministero della Salute nomina un suo rappresentante, così come quello dell'Istruzione. Sembra quasi una resa dei conti. Il nome della nuova società, tutt'altro che condiviso, è Sport e Salute. "Solo il cambio del brand costerà 5 milioni...", si lamenta Malagò. L'occupazione diventa evidente il 31 gennaio: a illustrare Sport e Salute nell'aula magna dell'Acqua Acetosa, santuario del Coni, i sottosegretari Giorgetti e Valente, i ministri Bussetti (Istruzione) e Grillo (Salute). Malagò, Carraro e Pescante, un tempo padroni di casa, assistono in prima fila. La distribuzione delle risorse intanto è diventata nota: al Coni restano i 40 milioni della preparazione olimpica, mentre a Sport e Salute il 32% del gettito fiscale derivante dalle società sportive, con un minimo garantito di 368 milioni all'anno.
 

I 29 presidenti

È ormai chiaro che il futuro delle federazioni e dei contributi passa da Sport e Salute. Dall'Automobile Club alla Federazione Cricket, Malagò compila una lista di 29 presidenti federali che invita a incontrare Giorgetti. Ma il fronte non è compatto. Un attacco durissimo arriva da Binaghi, numero 1 del tennis: "Il Coni va cambiato perché è vecchio".
 

L'uomo dell'oro

"Numero sconosciuto" appare su uno smartphone durante un cda di Telecom, lo scorso febbraio. Il proprietario rifiuta la chiamata una, due, tre volte. Allo stesso numero chiama un uomo della Federcalcio. Stavolta Rocco Sabelli, designato dal governo per presiedere la neonata società, risponde: "Guarda che ti sta cercando Giorgetti", si sente dire. Entra così nel nuovo mondo dello sport l'ex ad di Piaggio, che guidò le acquisizioni di Aprilia, Moto Guzzi e la quotazione in Borsa, l'ad di Alitalia quando la compagnia di bandiera intravide un possibile pareggio di bilancio. "Le risorse ci sono, ma vanno utilizzate meglio" spiegano fonti vicine al top manager. Accanto al fuoriclasse dell'operazione Sport e Salute, nel cda i 5 Stelle inseriscono il primario di riabilitazione geriatrica del Gemelli, Francesco Landi, mentre la Lega sceglie un'insegnante di educazione fisica a Milano, Simona Vittoriana Cassarà. A loro si unirà Carlo Mornati, segretario generale, ex canottiere olimpico, solo quando si parlerà di contributi alle federazioni.
 

Il parco del Foro Italico

Il nuovo Cda è già al lavoro sulla nota dolente del parco del Foro Italico: la copertura del centrale del tennis. Già perché sotto l'ombrello, a proposito di coperture, di Sport e Salute finisce anche il patrimonio immobiliare gestito in passato da Coni Servizi. Lo stadio Olimpico, i centri di preparazione olimpica, tutto l'universo dell'impiantistica è già sotto il controllo di Sabelli. Non solo: c'è anche il progetto Sport e Periferie di renziana memoria. "La sua responsabilità passa a Sport e Salute, che da adesso in poi ne delibererà i progetti al posto della giunta Coni" ha spiegato ieri Sabelli a Palazzo Chigi (presente anche Salvini). "Abbiamo fatto un censimento e ci risulta che ci sono 56 mila impianti che necessitano di ristrutturazione. Saranno 245 i progetti coinvolti nel piano per un totale di 72 milioni di fondi stanziati".
 

Viva le federazioni, anzi no

"Il Coni è importante, le federazioni di più" sostiene Giorgetti alla commissione istruzione della Camera. Ma nel frattempo a un emendamento al decreto sblocca cantieri sta lavorando il senatore leghista Claudio Barbaro, una lontana militanza nell'Msi, poi in An. All'articolo 38 è inserito un comma che sancisce: "...a decorrere dal 1° gennaio 2020 la società Sport e Salute Spa è qualificata di diritto centrale di committenza". Le federazioni in pratica perdono il diritto di lanciare bandi per le loro attività, che saranno centralizzati all'interno del nuovo ente.
 

L'incognita Cio

A questo punto i giochi sono fatti, e c'è da valutare quale sarà la (vera) reazione del Cio, dopo i sorrisi dell'incontro tra il presidente Bach e Giorgetti lo scorso inverno. Sotto i cinque cerchi non gradiscono interferenze politiche, ma è anche vero che modelli simili (Olimpiadi al comitato nazionale, contributi, scuola e impianti gestiti dallo Stato) sono adottati anche in altri Paesi. Al di là della debolezza della candidatura svedese contro Milano-Cortina, il verdetto sulle Olimpiadi 2026 avrà riflessi politici come mai in passato. Ogni protagonista potrà interpretare la vittoria o la sconfitta a modo suo. "A livello internazionale saremo ridimensionati" sosteneva Malagò. È ora di capire.