Ma quale spirito olimpico una vigilia da guerra fredda
Chiusano , dal nostro inviato MATTIA CHIUSANOIl retroscena: colpi bassi nelle ultime ore, l’accusa italiana: “L’ostilità degli svedesi sta passando il limite”
LOSANNA - Il gioco si è fatto sporco, all'improvviso. Le facce dell'orgoglio, della fiducia, della soddisfazione per il modo in cui il Cio aveva promosso il dossier Milano-Cortina, si sono fatte cupe e pensierose. È quasi sera quando la delegazione italiana esce dal museo olimpico di Losanna dopo l'incontro col presidente Bach, Giovanni Malagò fa il frontman e intrattiene i media internazionali in inglese. Ma attorno a lui la preoccupazione è palpabile, nonostante i continui conteggi dei voti che oscillerebbero tra i 40 e 45 per l'Italia (il quorum è a 42). "Noi abbiamo invitato gli svedesi ai nostri eventi, come è consuetudine nel Cio" spiega un rappresentante di Milano-Cortina, "ma l'atteggiamento è sempre stato ostile. E ormai è a un passo dal superare il limite". Non è la cacciata di una giornalista italiana da un briefing di Stoccolma-Åre l'episodio scatenante. È…
LOSANNA - Il gioco si è fatto sporco, all'improvviso. Le facce dell'orgoglio, della fiducia, della soddisfazione per il modo in cui il Cio aveva promosso il dossier Milano-Cortina, si sono fatte cupe e pensierose. È quasi sera quando la delegazione italiana esce dal museo olimpico di Losanna dopo l'incontro col presidente Bach, Giovanni Malagò fa il frontman e intrattiene i media internazionali in inglese. Ma attorno a lui la preoccupazione è palpabile, nonostante i continui conteggi dei voti che oscillerebbero tra i 40 e 45 per l'Italia (il quorum è a 42). "Noi abbiamo invitato gli svedesi ai nostri eventi, come è consuetudine nel Cio" spiega un rappresentante di Milano-Cortina, "ma l'atteggiamento è sempre stato ostile. E ormai è a un passo dal superare il limite". Non è la cacciata di una giornalista italiana da un briefing di Stoccolma-Åre l'episodio scatenante. È una strategia a muso duro, piena di colpi bassi, a preoccupare, a far immaginare che possa fare presa su una parte degli 82 membri chiamati a votare.
Gli italiani - secondo gli scandalizzati svedesi - avrebbero enfatizzato le criticità del sito di Hamra, che dovrebbe ospitare le gare di biathlon e sci di fondo: "Ma è scritto nel report della commissione di valutazione del Cio che quelle piste sono all'esterno di una vecchia cava". La stessa commissione Morariu che aveva attraversato prima la Svezia, poi il nord Italia e aveva citato rischi legati alla contaminazione della terra e alla protezione della qualità dell'acqua. Ma al di là dell'uso fatto di quella informazione, è ormai chiaro che Stoccolma-Åre sta usando tutte le armi a disposizione, a costo di riprendere il Cio che non avrebbe evidenziato problemi fondamentali. Tipo: l'Italia non è più un Paese affidabile, secondo gli indicatori economici, e chissà che situazione ci sarà nel 2026. E ancora: l'Italia ha una politica molto aggressiva sull'immigrazione (e proprio in questi giorni il Cio ha reso nota una lista di atleti rifugiati da Siria, Afghanistan, Africa, che godranno dei contributi olimpici nei Paesi che li hanno accolti).
E non è finita così, anzi deve ancora cominciare, come scandisce la donna che incarna la sfida degli outsider svedesi: la 72enne Gunilla Lindberg, membro Cio molto influente, vicepresidente fino al 2008, esponente delle commissioni di coordinazione di tutte le Olimpiadi recenti. È lei a fare la voce grossa, ricordando un piccolo particolare: la Svezia, culla degli sport invernali, si è presentata nove volte, ma si è vista assegnare un'Olimpiade solo nel 1912 (estiva, per di più). Un'ingiustizia, vista da Stoccolma, e non a caso un veterano come Franco Carraro ha sospirato: "Nel Cio la storia conta...". E se di storia si parla, non si può dimenticare che l'Italia si è tirata indietro due volte quando il comitato olimpico internazionale vedeva di buon occhio una riedizione romana: prima col no del governo Monti (2020), poi con quello della sindaca Raggi (2024). Ripresentandosi con un dossier che regala ai Giochi invernali una città come Milano e le montagne della tradizione, dopo le edizioni canadesi, russe, sudcoreane e presto cinesi. E qui si torna ai meriti della candidatura italiana, la cui vittoria sembrava quasi una formalità fino a poche settimane fa, prima di questo incredibile recupero scandinavo. Fosse solo una questione di reali solidali con la casa svedese, ci sarebbe da chiedersi se davvero il principe Federico di Danimarca, appassionato di auto sportive, voterà Stoccolma invece del Paese del suo amato Gran Premio di Monza. Ma la questione è molto più complessa, con tre francesi che votano (ricorderanno gli attriti con Macron?), dodici africani chissà quanto interessati a sostenere il Paese dei porti chiusi, dodici latino americani di nazioni che spesso non partecipano ai Giochi invernali. Basterà il progetto di un'Olimpiade che sembra una Dolce Vita in salsa moderna e invernale?
Gli italiani - secondo gli scandalizzati svedesi - avrebbero enfatizzato le criticità del sito di Hamra, che dovrebbe ospitare le gare di biathlon e sci di fondo: "Ma è scritto nel report della commissione di valutazione del Cio che quelle piste sono all'esterno di una vecchia cava". La stessa commissione Morariu che aveva attraversato prima la Svezia, poi il nord Italia e aveva citato rischi legati alla contaminazione della terra e alla protezione della qualità dell'acqua. Ma al di là dell'uso fatto di quella informazione, è ormai chiaro che Stoccolma-Åre sta usando tutte le armi a disposizione, a costo di riprendere il Cio che non avrebbe evidenziato problemi fondamentali. Tipo: l'Italia non è più un Paese affidabile, secondo gli indicatori economici, e chissà che situazione ci sarà nel 2026. E ancora: l'Italia ha una politica molto aggressiva sull'immigrazione (e proprio in questi giorni il Cio ha reso nota una lista di atleti rifugiati da Siria, Afghanistan, Africa, che godranno dei contributi olimpici nei Paesi che li hanno accolti).
E non è finita così, anzi deve ancora cominciare, come scandisce la donna che incarna la sfida degli outsider svedesi: la 72enne Gunilla Lindberg, membro Cio molto influente, vicepresidente fino al 2008, esponente delle commissioni di coordinazione di tutte le Olimpiadi recenti. È lei a fare la voce grossa, ricordando un piccolo particolare: la Svezia, culla degli sport invernali, si è presentata nove volte, ma si è vista assegnare un'Olimpiade solo nel 1912 (estiva, per di più). Un'ingiustizia, vista da Stoccolma, e non a caso un veterano come Franco Carraro ha sospirato: "Nel Cio la storia conta...". E se di storia si parla, non si può dimenticare che l'Italia si è tirata indietro due volte quando il comitato olimpico internazionale vedeva di buon occhio una riedizione romana: prima col no del governo Monti (2020), poi con quello della sindaca Raggi (2024). Ripresentandosi con un dossier che regala ai Giochi invernali una città come Milano e le montagne della tradizione, dopo le edizioni canadesi, russe, sudcoreane e presto cinesi. E qui si torna ai meriti della candidatura italiana, la cui vittoria sembrava quasi una formalità fino a poche settimane fa, prima di questo incredibile recupero scandinavo. Fosse solo una questione di reali solidali con la casa svedese, ci sarebbe da chiedersi se davvero il principe Federico di Danimarca, appassionato di auto sportive, voterà Stoccolma invece del Paese del suo amato Gran Premio di Monza. Ma la questione è molto più complessa, con tre francesi che votano (ricorderanno gli attriti con Macron?), dodici africani chissà quanto interessati a sostenere il Paese dei porti chiusi, dodici latino americani di nazioni che spesso non partecipano ai Giochi invernali. Basterà il progetto di un'Olimpiade che sembra una Dolce Vita in salsa moderna e invernale?