Il mondiale in Francia: oltre le lacrime la lezione azzurra il calcio è di tutte
Emanuela Audisio , di EMANUELA AUDISIOA Valenciennes l’Italia eliminata nei quarti dall’Olanda (2-0): è fuori anche dall’Olimpiade. Ma il Paese ha scoperto l’altra metà del pallone
VALENCIENNES - Arrivederci, ragazze. E peccato. Niente macarena, niente semifinali, tante lacrime, e soprattutto niente Olimpiadi. L’Italia finisce ai quarti. Forse era una grande illusione, ma per 45 minuti è stato possibile sognarlo. Poi il 2-0 su due colpi di testa su punizione (Miedema al 70’ e Van der Gragt all’80’) hanno spezzato l’Italia, molto stanca, disattenta, imprecisa. Nel secondo tempo l’Olanda ha dominato, anche un palo e una traversa (un tiro a giro di Van de Donk e un missile da trenta metri di Spitse) e il fortino azzurro è stato conquistato. Più atletiche, con più centimetri, più brave a tenere il campo le campionesse d’Europa, che per la prima volta sono in semifinale e staccano il pass olimpico. Si perde perché si fanno troppi sbagli, però a batterci non è una squadra, ma un sistema, una differenza culturale, e un paese che su 17 milioni di abitanti ha 160 mila pratic…
VALENCIENNES - Arrivederci, ragazze. E peccato. Niente macarena, niente semifinali, tante lacrime, e soprattutto niente Olimpiadi. L’Italia finisce ai quarti. Forse era una grande illusione, ma per 45 minuti è stato possibile sognarlo. Poi il 2-0 su due colpi di testa su punizione (Miedema al 70’ e Van der Gragt all’80’) hanno spezzato l’Italia, molto stanca, disattenta, imprecisa. Nel secondo tempo l’Olanda ha dominato, anche un palo e una traversa (un tiro a giro di Van de Donk e un missile da trenta metri di Spitse) e il fortino azzurro è stato conquistato. Più atletiche, con più centimetri, più brave a tenere il campo le campionesse d’Europa, che per la prima volta sono in semifinale e staccano il pass olimpico. Si perde perché si fanno troppi sbagli, però a batterci non è una squadra, ma un sistema, una differenza culturale, e un paese che su 17 milioni di abitanti ha 160 mila praticanti mentre l’Italia con più di 60 milioni ha appena 23 mila tesserate. Dice la capitana Sara Gama: «Ricordiamoci chi siamo e da dove veniamo». Appunto: veniamo da 20 anni di vuoto e di assenza mondiale e siamo dilettanti (di fatto) allo sbaraglio. Però l’Italia ha tenuto testa al mondo, è nelle prime otto, e peccato che nel primo tempo abbia per due volte solo sfiorato il gol. Bonansea: «Se avessimo buttato dentro quelle due palle tutto sarebbe sarebbe stato possibile».
Un po’ di fortuna in più e forse la partita avrebbe girato in un altro modo. E chissà cosa c’era scritto in quel bigliettino da bacio Perugina che la ct Bertolini si è messa in tasca durante il riscaldamento. L’Olanda ha meritato, l’Italia è stata spesso ingenua (tre ammonite), lenta, e ha patito un arbitraggio dove se non sei gli Usa ti fischiano anche la mano sulla spalla. Ma insomma, lo schianto c’è stato, come il calo fisico, e la non abitudine a giocare ad alti ritmi (in più sotto il sole delle tre del pomeriggio, anche se con il ricorso ai cooling break). La Nazionale di Bertolini esce con 9 gol segnati e 4 subiti (nessuno su azione) in 5 partite, con la conferma della validità del blocco Juve (8 gol). E con la dimostrazione che anche le ragazze italiane sanno giocare a pallone. Da oggi per le bambine non c’è solo volley, basket, nuoto, atletica, ma anche il calcio. Non è più un’infamia voler fare un dribbling e non bisogna più travestirsi da maschi per dare due calci. Serviva un Mondiale così, per uscire fuori dalla preistoria, fare audience, e affermare a testa alta che il pallone è per tutti. Andrebbero cambiate anche le parole per dirlo, il telecronista Rai che ha commentato Francia-Usa ha parlato di «due uomini in barriera».
Adesso quello che conta è non far ripiombare il calcio femminile nel buio o sopportarlo come una disgrazia moderna, ma iniziare ad investire come stanno facendo gli altri paesi. Ha ragione Milena Bertolini a dire che la sua Italia non ha giocato ad armi pari: «dilettanti contro professioniste». Sono brave le ragazze a dichiarare: «Questa è una nuova partenza, non un arrivo». Fa bene Sara Gama a ribattere: «Ora la palla passa a chi ci sta attorno, governo e federazione, perché non è accettabile una disparità del genere». Ma è Elena Linari a fotografare meglio quest’avventura azzurra: «Siamo arrivate qui senza niente dietro». A presto, ragazze.
Un po’ di fortuna in più e forse la partita avrebbe girato in un altro modo. E chissà cosa c’era scritto in quel bigliettino da bacio Perugina che la ct Bertolini si è messa in tasca durante il riscaldamento. L’Olanda ha meritato, l’Italia è stata spesso ingenua (tre ammonite), lenta, e ha patito un arbitraggio dove se non sei gli Usa ti fischiano anche la mano sulla spalla. Ma insomma, lo schianto c’è stato, come il calo fisico, e la non abitudine a giocare ad alti ritmi (in più sotto il sole delle tre del pomeriggio, anche se con il ricorso ai cooling break). La Nazionale di Bertolini esce con 9 gol segnati e 4 subiti (nessuno su azione) in 5 partite, con la conferma della validità del blocco Juve (8 gol). E con la dimostrazione che anche le ragazze italiane sanno giocare a pallone. Da oggi per le bambine non c’è solo volley, basket, nuoto, atletica, ma anche il calcio. Non è più un’infamia voler fare un dribbling e non bisogna più travestirsi da maschi per dare due calci. Serviva un Mondiale così, per uscire fuori dalla preistoria, fare audience, e affermare a testa alta che il pallone è per tutti. Andrebbero cambiate anche le parole per dirlo, il telecronista Rai che ha commentato Francia-Usa ha parlato di «due uomini in barriera».
Adesso quello che conta è non far ripiombare il calcio femminile nel buio o sopportarlo come una disgrazia moderna, ma iniziare ad investire come stanno facendo gli altri paesi. Ha ragione Milena Bertolini a dire che la sua Italia non ha giocato ad armi pari: «dilettanti contro professioniste». Sono brave le ragazze a dichiarare: «Questa è una nuova partenza, non un arrivo». Fa bene Sara Gama a ribattere: «Ora la palla passa a chi ci sta attorno, governo e federazione, perché non è accettabile una disparità del genere». Ma è Elena Linari a fotografare meglio quest’avventura azzurra: «Siamo arrivate qui senza niente dietro». A presto, ragazze.