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(ansa)

Wimbledon, più giusto sarebbe stato il pari

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Il match infinito tra Djokovic e Federer avrebbe meritato un finale migliore del tie-break sul 12-12, un'innovazione entrata in vigore proprio quest'anno per accorciare partite potenzialmente infinite
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Sapete tutti, o quasi, che ha vinto Nole Djokovic, in 4 ore e 57 minuti, realizzando così il record della finale più lunga a Wimbledon. Mentre gran parte del pubblico sperava tuttavia che vincesse Roger Federer, e si giocavano le ultime palle di quel tie-break immaginato da un incompetente, ho pensato al film che verrà inevitabilmente girato da un produttore tifoso. Non potrà non presenziare la Regina, che era in realtà venuta in tribuna solo per assistere al match della sua suddita Virginia Wade, e, ad un certo punto, Elisabetta entrerà in campo, prima del tie-break finale, per impossessarsi della mano di Federer, e alzarla. Sorpresa generale, ma comprensione del pubblico britannico, e spiegazione. La Regina, in circostanze estreme, può continuare a comportarsi come facevano le vere Regine, può scegliere il vincitore.

L'ingiusto tie-break

Il tie-break del quale avrebbe vergogna l’inventore americano Jimmy Van Alen &egr…
Sapete tutti, o quasi, che ha vinto Nole Djokovic, in 4 ore e 57 minuti, realizzando così il record della finale più lunga a Wimbledon. Mentre gran parte del pubblico sperava tuttavia che vincesse Roger Federer, e si giocavano le ultime palle di quel tie-break immaginato da un incompetente, ho pensato al film che verrà inevitabilmente girato da un produttore tifoso. Non potrà non presenziare la Regina, che era in realtà venuta in tribuna solo per assistere al match della sua suddita Virginia Wade, e, ad un certo punto, Elisabetta entrerà in campo, prima del tie-break finale, per impossessarsi della mano di Federer, e alzarla. Sorpresa generale, ma comprensione del pubblico britannico, e spiegazione. La Regina, in circostanze estreme, può continuare a comportarsi come facevano le vere Regine, può scegliere il vincitore.

L'ingiusto tie-break

Il tie-break del quale avrebbe vergogna l’inventore americano Jimmy Van Alen è stato in realtà la vicenda più deludente di un match del quale lo scriba, che ha passato la vita al tennis, non ricorda l’eguale. Non capisco ancora come abbia fatto un divino tennista di quasi 38 anni a raggiungerlo, e forse un’analisi di ben più dei dieci minuti che mi restano non servirà a spiegarmelo. Dall’uno pari raggiunto con una riga Federer è andato a 1 a 4, ma ancora una volta ha continuato a battersi come in una sorta di palleggio agonistico, senza far emergere il dramma della partita. È risalito a 3-4, ma Djokovic lo ha colto incapace di opporsi a un suo serve and forehand, la sequenza inventata dal grandisimo Jack Kramer. E, sul 6-3, ha finito di sommergerlo con un long line di rovescio vincente. Fine della partita che resterà in tutti i libri futuri di Tennis, e che personalmente mi costringerà a riflettere ben oltre a quanto mi consenta l’emozione attuale.

12-12: meglio se fosse finita così

Devo dire che il confronto dei rispettivi rovesci, sui quali contavo perché Djokovic vincesse la partita, non si è verificato, perché, anche con il suo colpo meno autorevole, il fenomeno svizzero è riuscito ad opporsi in modo entusiasmante al colpo bimane dell’avversario. E devo anche dire che mai Roger è parso di tanti anni superiore al suo avversario. È stato un match di fronte al quale uno spettatore neutrale e poco esperto del gioco avrebbe suggerito un pareggio, e che mi viene in mente di proporre al produttore del film se gli verrà impedito di servirsi della Regina. Certo, ho sempre pensato al tennis come a un gioco nel quale non fosse mai contemplato, non fosse mai possibile il pareggio. Ma in questa occasione, io che non so fare tifo, mi son visto in dubbio più di una volta. Un bel 12 pari al quinto. Non lo avrebbero meritato entrambi?