L’hanno vista tutti, non ho le cifre della BBC, ma sono quasi certo che l’abbia vista addirittura Elisabetta, che ama soltanto i cavalli e i cani da caccia alla volpe. L’ha vista anche il mio farmacista Carlo forse perché era domenica e non aveva da dispensare consigli ai suoi clienti, come i farmacisti di una volta che scomparivano dal banco per riapparirvi con la scatolina adatta a ogni richiesta. Chissà se la medicina non avrebbe potuto essere utile a Roger Federer, del quale mi si chiede perché abbia perso, mentre io non sono professionalmente in grado di rispondere, anche perché non son riuscito a trovare al telefono un mio ex-allievo che mi ha largamente superato, il coach Riccardo Piatti.
Un paio di amici, sorpresi quanto me sulle statistiche che vedete, nettamente favorevoli a Federer, non si capacitano del risultato, apparentemente inspiegabile. Uno che vince nel 90% dei settori, non può alla fine ritrovarsi battuto,…
Un paio di amici, sorpresi quanto me sulle statistiche che vedete, nettamente favorevoli a Federer, non si capacitano del risultato, apparentemente inspiegabile. Uno che vince nel 90% dei settori, non può alla fine ritrovarsi battuto,…
L’hanno vista tutti, non ho le cifre della BBC, ma sono quasi certo che l’abbia vista addirittura Elisabetta, che ama soltanto i cavalli e i cani da caccia alla volpe. L’ha vista anche il mio farmacista Carlo forse perché era domenica e non aveva da dispensare consigli ai suoi clienti, come i farmacisti di una volta che scomparivano dal banco per riapparirvi con la scatolina adatta a ogni richiesta. Chissà se la medicina non avrebbe potuto essere utile a Roger Federer, del quale mi si chiede perché abbia perso, mentre io non sono professionalmente in grado di rispondere, anche perché non son riuscito a trovare al telefono un mio ex-allievo che mi ha largamente superato, il coach Riccardo Piatti.
Un paio di amici, sorpresi quanto me sulle statistiche che vedete, nettamente favorevoli a Federer, non si capacitano del risultato, apparentemente inspiegabile. Uno che vince nel 90% dei settori, non può alla fine ritrovarsi battuto, commentano. Il quesito è stato forse risolto da un amico che concede, insieme, visite psicologiche e lezioni di tennis, e al quale ho promesso di non rivelare il nome. Lo citerò dunque soltanto quale Gianluca. Quel che potrà tentar di rendere logica la sconfitta di Federer è un dato molto ben nascosto tra i suoi, i dati positivi e altrimenti incomprensibili. Si tratta dei punteggi dei tre tie-break vinti da Djokovic. In quelle tre circostanze Nole ha concluso per 7 punti a 5, 7 punti a 4, 7 punti a 3, in decrescendo. Questo significa che, giunti al crepaccio gelato del tie-break bisogna rischiare meno, essere più regolari, più attenti, meno immaginifici, più solidi? Non so spiegarlo io stesso, soltanto i tre risultati dei tre giochi decisivi parlano da soli, forse dovrei scrivere i punteggi.
Non fosse esistito il tie-break, del quale ricordo addirittura le bandierine rosse – anche quelle dal fascino rivoluzionario? – la prima volta che apparvero a Forest Hills, ivi condotte da un gentiluomo che aveva studiato tennis in Costa Azzurra, Jimmy Van Alen, fondatore del Museo di Newport, come sarebbe finito il match? Ci sarebbero bastate le statistiche dei 52 errori gratuiti di Nole, e dei 62 di Federer? O non avremmo creduto un grossolano sbaglio statistico i 94 punti vincenti di Federer contro i 54 di Djokovic? Sarebbe stato possibile un simile articoletto senza l’intelligente attenzione di Gianluca? Credo di no, e ricordo che sembrerebbe meglio la regolarità della creatività. La saggezza dell’emotività. Ma se avesse vinto Federer?
Un paio di amici, sorpresi quanto me sulle statistiche che vedete, nettamente favorevoli a Federer, non si capacitano del risultato, apparentemente inspiegabile. Uno che vince nel 90% dei settori, non può alla fine ritrovarsi battuto, commentano. Il quesito è stato forse risolto da un amico che concede, insieme, visite psicologiche e lezioni di tennis, e al quale ho promesso di non rivelare il nome. Lo citerò dunque soltanto quale Gianluca. Quel che potrà tentar di rendere logica la sconfitta di Federer è un dato molto ben nascosto tra i suoi, i dati positivi e altrimenti incomprensibili. Si tratta dei punteggi dei tre tie-break vinti da Djokovic. In quelle tre circostanze Nole ha concluso per 7 punti a 5, 7 punti a 4, 7 punti a 3, in decrescendo. Questo significa che, giunti al crepaccio gelato del tie-break bisogna rischiare meno, essere più regolari, più attenti, meno immaginifici, più solidi? Non so spiegarlo io stesso, soltanto i tre risultati dei tre giochi decisivi parlano da soli, forse dovrei scrivere i punteggi.
Non fosse esistito il tie-break, del quale ricordo addirittura le bandierine rosse – anche quelle dal fascino rivoluzionario? – la prima volta che apparvero a Forest Hills, ivi condotte da un gentiluomo che aveva studiato tennis in Costa Azzurra, Jimmy Van Alen, fondatore del Museo di Newport, come sarebbe finito il match? Ci sarebbero bastate le statistiche dei 52 errori gratuiti di Nole, e dei 62 di Federer? O non avremmo creduto un grossolano sbaglio statistico i 94 punti vincenti di Federer contro i 54 di Djokovic? Sarebbe stato possibile un simile articoletto senza l’intelligente attenzione di Gianluca? Credo di no, e ricordo che sembrerebbe meglio la regolarità della creatività. La saggezza dell’emotività. Ma se avesse vinto Federer?