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 Caleb Ewan e Dylan Groenewegen (reuters)

Le volate democratiche prima delle montagne

L'undicesima tappa all’australiano Ewan, sesto vincitore diverso su sei sprint. Nuovi sospetti sul team Jumbo. E ora si scalano i Pirenei
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TOLOSA - Si parte da Albi. Calmejane è di Albi. Prima del via chiede via libera alla magli gialla. Ok. Si arriva a Tolosa. Perez è di Tolosa. Ok. Vale anche per l'abbonato Rossetto e per Aimé De Gendt, omonimo del più forte Thomas. Fuga dal primo metro e a 4.500 metri dal traguardo, è De Gendt l'ultimo a essere ripreso. Prima della volatona da segnalare la solita caduta di Porte, a 28 km. Rientra quasi subito, con Quintana. Terpstra (clavicola) sale sull'ambulanza. Purtroppo il primo aiutante di Porte, Ciccone, paga dazio. Il Picchio picchia un ginocchio, pedala con dolore, arriva ultimo, con Langeveld e Nizzolo, staccato di 12'. Brutta botta, non ci voleva alla vigilia dei Pirenei. "Mi sono spaventato, non sentivo più il ginocchio destro. Ho fatto gli esami, niente di rotto, vado avanti". Volatona, allora. E un nuovo vincitore, Caleb Ewan, dopo tre terzi posti. Batte Groenewegen in rimonta, di una decina di centimet…
TOLOSA - Si parte da Albi. Calmejane è di Albi. Prima del via chiede via libera alla magli gialla. Ok. Si arriva a Tolosa. Perez è di Tolosa. Ok. Vale anche per l'abbonato Rossetto e per Aimé De Gendt, omonimo del più forte Thomas. Fuga dal primo metro e a 4.500 metri dal traguardo, è De Gendt l'ultimo a essere ripreso. Prima della volatona da segnalare la solita caduta di Porte, a 28 km. Rientra quasi subito, con Quintana. Terpstra (clavicola) sale sull'ambulanza. Purtroppo il primo aiutante di Porte, Ciccone, paga dazio. Il Picchio picchia un ginocchio, pedala con dolore, arriva ultimo, con Langeveld e Nizzolo, staccato di 12'. Brutta botta, non ci voleva alla vigilia dei Pirenei. "Mi sono spaventato, non sentivo più il ginocchio destro. Ho fatto gli esami, niente di rotto, vado avanti". Volatona, allora. E un nuovo vincitore, Caleb Ewan, dopo tre terzi posti. Batte Groenewegen in rimonta, di una decina di centimetri.

"Sapevo che sarebbe arrivato il mio momento e sapevo che per battere Groenewegen dovevo aspettare che partisse lui". È la settima vittoria stagionale per il piccolo (1.65x 61) sprinter di Sydney, più piccolo del suo maestro, Robbie McEwen. Ewan entra nel club delle tre grandi corse a tappe: una alla Vuelta, tre al Giro, qui chiude il cerchio. Nello sprint scarta seccamente sulla sinistra e obbliga Bonifazio a tirare i freni. Dice Bonifazio: "Cose che succedono in volata, ma non è tutto qui. Con la testa ho colpito il telefonino di uno spettatore e poi m'è anche saltata la catena". Nessuno sprinter finora ha fatto il bis. Lo fa notare Viviani che aveva vinto alla grande lo sprint del gruppo al traguardo volante, davanti a Sagan e Colbrelli. Stavolta il terzo posto è suo, Colbrelli sesto. Ancora Viviani: "Siamo rimasti un po' indietro all'ultima rotonda. Ma qui, al momento il più forte è Groenewegen". Sulla forza di Groenewegen e, in generale, della Jumbo-Visma, e non solo, si discute abbastanza nel villaggio del Tour. La Jumbo è la squadra-rivelazione. Già 4 vittorie, con corridori diversi. È la terza volta che succede negli ultimi 30 anni. I precedenti: Pdm nell'89 e Festina nel '97. Precedenti sulfureux, direbbero i francesi: due squadre di bombardieri. Comunque la Jumbo ha ammesso di usare i corpi chetonici, che sono prodotti dal fegato quando l'organismo ha esaurito i glucidi e comincia a bruciare i grassi. Erano stati testati su canottieri e ciclisti inglesi prima dell'Olimpiade 2012. Con prodotti (costosi) che si trovano su internet si ottengono velocemente gli effetti, come dopo una settimana di digiuno. Questo ha dichiarato il professor Peter Hespel, dell'Università di Lovanio. Non migliorano la prestazione direttamente, ma migliorano il recupero, spostano l'arrivo dell'acido lattico e quindi male non fanno. A lungo termine, si ignorano gli effetti. La Wada ci sta pensando su, per ora non sono vietati.

Se dei corpi chetonici ha scritto l'Équipe, l'Independent ha scritto di un complesso sistema di dati incrociati tra iPad e iPhone (avverto allergia ai polpastrelli). È arcinoto che ormai i ciclisti sono più monitorati degli astronauti. Funziona così: un'auto della squadra precede la corsa e trasmette in tempo reale dati sul vento, la pericolosità di una curva, la strettoia su una salita. In coda al gruppo un'altra auto accoglie i dati forniti dai computer sul manubrio dei corridori (battiti cardiaci, potenza sviluppata ecc.). Subito in coda al gruppo, sulla prima ammiraglia, un deus ex machina (appunto) guarda tutti i dati e impartisce gli ordini: tu sei stanco, va a riposare in coda al gruppo, tu sei al top, vai in testa e fai una trenata di due chilometri. Questo sistema è usato dalla Jumbo, che lo ammette, e molto probabilmente dall'Ineos, che sta sul vago. Si ripete che non è vietato. Curioso che a pochi giorni dall'uscita congiunta di Prudhomme e Lappartient (abolire dal 2020 i computer di bordo sulle bici) dal gruppo arrivi questa risposta. Al punto 2.2.024 il regolamento Uci recita: "L'uso dei sistemi radio è vincolato al rispetto per l'etica e la libertà decisionale del corridore". Le interpretazioni sono molto elastiche. Di vero c'è che la corsa è sempre più usurante e difficile. A oltre un'ora da Alaphilippe ci sono 85 corridori. L'anno scorso, stessa giornata, erano 2.

È morto Andrea Camilleri. Damiano Caruso, primo tra i gregari di Nibali (che lascia per strada altri 2'40") non lo seguirà alla Trek. Ma ha letto e seguito Camilleri. Abita a Punta Secca, dove c'è la casa di Montalbano. Suo padre, poliziotto, faceva parte della scorta del giudice Falcone. Non "quel"giorno. "Camilleri è stato un grande scrittore, ha inventato un personaggio, tante storie, una lingua per raccontare la Sicilia. La mia isola risorgerà se tanti siciliani decideranno di restarci, di non andare via. Oppure morirà". A una cinquantina di km da Tolosa c'è Montauban, che la ripete in piccolo, mattoni rosa e il museo Ingres, dov'è stata nascosta la Gioconda durante l'occupazione tedesca. Il suo nome latino era Mons Albanus ed è gemellata con Avola. Ben più che un indizio, hanno deciso Salvo Montalbano e Pepe Carvalho. Due orfani di padre. Da Vigata e dalle ramblas hanno raggiunto Montauban che era già buio. "Montalbano sono", ha detto uno. "Lo so" ha detto l'altro. E ha mostrato un libro. "Ho portato 'Il ladro di merendine', uno dei più attuali. E vorrei bruciarlo in ricordo di Camilleri". "Sono tutti attuali, Pepe". Danno fuoco al libro. "Andrea è cieco, non vedrà questa luce". "Ma gli arriverà il calore, a lui e a tutti quelli che sognano a colori. Del resto, me ne stracatafotto". In fondo alla piazza c'è ancora un bar aperto, e da quella parte vanno.