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Un momento di gioia dell'Algeria alla Coppa d'Africa 

Madjer e la Coppa d'Africa: “Algeria o Senegal: tutta l’Africa è protagonista”

Intervista all'ex Tacco di Allah: "Se dovessimo vincere noi, il Pallone d’oro si potrebbe anche dare a Mahrez, perché no? A lui, oppure a Salah"
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Rabah Madjer aveva la maglia con il numero undici, l’ultima volta che l’Algeria vinse la Coppa d’Africa. Non l’ultima, anzi. L’unica. Era il 1990, Madjer giocava in nazionale da dodici anni e avrebbe avuto calcio davanti a sé ancora per due. Era già il Tacco di Allah. Aveva segnato con il colpo più sfacciato in finale di Coppa dei Campioni 1987, vincendola per il Porto, insieme a Futre e Juary, contro il Bayern di Rummenigge, Matthaeus e Pfaff. Una sublime vendetta fredda per il biscotto con cui tedeschi e austriaci avevano eliminato l’Algeria al Mundial del 1982.
A Pelé non parve vero di riassegnare il gol del secolo a quel tacco, un’estate dopo lo slalom di Diego tra gli inglesi in Messico. Cruyff voleva portare Madjer all’Ajax. Trapattoni lo prese all’Inter, ma un guaio muscolare mandò all’aria l’affare alle visite mediche, dopo le foto ufficiali. Arrivarono Ramón Díaz…
Rabah Madjer aveva la maglia con il numero undici, l’ultima volta che l’Algeria vinse la Coppa d’Africa. Non l’ultima, anzi. L’unica. Era il 1990, Madjer giocava in nazionale da dodici anni e avrebbe avuto calcio davanti a sé ancora per due. Era già il Tacco di Allah. Aveva segnato con il colpo più sfacciato in finale di Coppa dei Campioni 1987, vincendola per il Porto, insieme a Futre e Juary, contro il Bayern di Rummenigge, Matthaeus e Pfaff. Una sublime vendetta fredda per il biscotto con cui tedeschi e austriaci avevano eliminato l’Algeria al Mundial del 1982.
A Pelé non parve vero di riassegnare il gol del secolo a quel tacco, un’estate dopo lo slalom di Diego tra gli inglesi in Messico. Cruyff voleva portare Madjer all’Ajax. Trapattoni lo prese all’Inter, ma un guaio muscolare mandò all’aria l’affare alle visite mediche, dopo le foto ufficiali. Arrivarono Ramón Díaz e lo scudetto.
Madjer, al telefono, ne ride.
«I portoghesi mi chiamano: il Calcagno. I francesi: il Tallone. Nel mondo arabo sono Kaab Dahabi, il Tacco d’oro. Solo voi italiani mi chiamate il Tacco di Allah».

Le ha mai dato fastidio questo soprannome col richiamo ad Allah?
«Onestamente no, mai. Nessun disturbo. Mi è sempre parso un modo per celebrare me e il calcio africano. Un onore».

Domani l’Algeria rigioca, dopo ventinove anni, una finale di Coppa d’Africa. Contro il Senegal che non l’ha vinta mai. Come sta in salute il calcio africano?
«È in gran salute. Vorrei dire che non è mai stato tanto bene. La legge Bosman aprì il mercato europeo ai nostri ragazzi, ora ne sono davvero dentro da protagonisti. Quelli che giocano nelle quattro o cinque leghe principali vedono crescere il proprio livello giorno dopo giorno. Sono calciatori dominanti: fisicamente e tatticamente».

Nessuna delle semifinaliste di due anni fa è di nuovo tra le prime quattro. Significa qualcosa?
«Le conoscenze si diffondono. Tante nuove nazionali si evolvono ed emergono. Il Benin è arrivato ai quarti. Il Madagascar è stato la vera grande sorpresa. È una squadra con un futuro, vedrete. Gioca bene».

In Europa ci si divide sugli stili di gioco. Quali sono le scuole africane?
«Io vedo una divisione su base linguistica. Esiste il calcio delle nazionali anglofone — il Ghana, la Nigeria — che ha nell’aspetto fisico una componente di rilievo: sono le squadre più complete. Esiste un calcio più attento alla strategia che è quello delle nazionali francofone: penso a Senegal, Camerun, Costa d’Avorio. E poi ci siamo noi, i maghrebini, con uno stile che privilegia la tecnica e la qualità. Mahrez, Feghouli, Belaili: li ha tutti l’Algeria».

L’Algeria ha già battuto il Senegal nel girone. In finale mancherà Koulibaly, per squalifica. Che partita ci aspetta?
«In Egitto le condizioni dei prati sono ottime. Per il nostro gioco è un vantaggio. Ma il Senegal in finale non è un azzardo. Non sorprende. Anche se lo abbiamo già battuto. Io spero che accada di nuovo».

Mané e Salah hanno vinto la Champions a Liverpool. È l’anno giusto per il Pallone d’oro a un africano?
«Sono due grandi giocatori. Ma prima del Pallone d’oro viene questa finale. Mahrez ha vinto la Premier con il City e sta giocando benissimo la Coppa. La finale sarà vista in tutto il mondo. Se dovesse vincere l’Algeria, il Pallone d’oro si potrebbe anche dare a Mahrez. Perché no? Mahrez o Salah».

Madjer, un colpo di tacco è bellezza o vanità?
«Il colpo di tacco è il più alto gesto di bellezza nel calcio. Se si potesse scegliere un modo di far gol, tutti preferiremmo un tocco d’arte. Ma non si sceglie. Il gol conta farlo. Bellezza o vanità? Dipende dal risultato. Come sempre. È calcio».