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(afp)

La spavalderia di Pinot, Alaphilippe scricchiola sui Pirenei

Una tappa stupenda chiude la seconda settimana del Tour: la maglia gialla perde terreno, ma si salva. Decideranno tutto le Alpi
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FOIX-PRAT D’ALBIS - Un’altra bella tappa, decisamente questo Tour è meno avaro dei precedenti quanto a colpi di scena, emozioni, finali da cuore in gola (i corridori in salita, più di tutti). In cima a questa salita mai scalata prima ci ritroviamo con una maglia gialla, Alaphilippe, non in crisi nera ma al primo vero momento di difficoltà. E un secondo classificato, già primo sul Tourmalet, ossia Pinot, che sembra destinato a succedergli e forse gli succederà davvero, sulle Alpi. Con qualche punto interrogativo. Il primo non riguarda gli avversari, tanto più che in salita ha dimostrato fin qui d’essere il più forte, ma le condizioni atmosferiche. Canicola è annunciata sulle Alpi, e Pinot detesta il caldo.

Quanto agli avversari, basta guardare la classifica per capire che il Tour è apertissimo a ogni soluzione, perché troviamo, dopo Alaphilippe, cinque corridori stretti nello spazio di 39”. I…
FOIX-PRAT D’ALBIS - Un’altra bella tappa, decisamente questo Tour è meno avaro dei precedenti quanto a colpi di scena, emozioni, finali da cuore in gola (i corridori in salita, più di tutti). In cima a questa salita mai scalata prima ci ritroviamo con una maglia gialla, Alaphilippe, non in crisi nera ma al primo vero momento di difficoltà. E un secondo classificato, già primo sul Tourmalet, ossia Pinot, che sembra destinato a succedergli e forse gli succederà davvero, sulle Alpi. Con qualche punto interrogativo. Il primo non riguarda gli avversari, tanto più che in salita ha dimostrato fin qui d’essere il più forte, ma le condizioni atmosferiche. Canicola è annunciata sulle Alpi, e Pinot detesta il caldo.

Quanto agli avversari, basta guardare la classifica per capire che il Tour è apertissimo a ogni soluzione, perché troviamo, dopo Alaphilippe, cinque corridori stretti nello spazio di 39”. Il più sorprendente è Buchmann. Il più regolare, senza grandi squilli ma sempre lì, è Kruijswijk. Restano Thomas e Bernal. Il secondo perde qualcosa dallo scatenato Pinot e Landa ma guadagna sugli altri. Il primo è parso più reattivo che sul Tourmalet. Là aveva limitato i danni, qui ha attaccato Alaphilippe a 1200 metri dal traguardo, dopo che il francese aveva tirato in testa al gruppetto. Errore tattico, il primo che commette, è vero che aveva la maglia gialla e stava dando l’anima ma avrebbe potuto scansarsi e vedere che soluzione avrebbe adottato il gallese, con Bernal più avanti. L’Ineos, pur non solida come negli anni passati, può fare la tattica della forbice, almeno fino a quando non sarà la strada a decidere chi è il numero uno tra Thomas e Bernal.

Pinot tre giorni fa era decimo in classifica, adesso è quarto. Suo fratello Julien, che è anche suo preparatore atletico, dice che Thibaut è stato programmato per avere al Tour le gambe del Lombardia. Programma centrato. Ma Pinot è migliorato anche sotto il profilo psicologico. In passato, dopo una sberla come quella di Albi, non si sarebbe ripreso. Adesso è sicuro di sé fino ai confini della spavalderia. Sull’ultima salita, dopo il consueto lavoro di scrematura del piccolo Gaudu, attacca a più riprese, la prima a 6 km dalla cima, e poi ancora, l’ultimo a cedere è Bernal. E a ruota gli resiste Landa, che dal gruppo era uscito da solo sul Mur de Péguère, in discesa aveva recuperato Soler e Amador, aveva sorpassato Ciccone, e via via, verso il Prat d’Albis, tutti quelli della maxifuga. Tutti tranne uno, Simon Yates, il vincitore di Bagnères-de-Bigorre, che a 9 km dal traguardo aveva piantato anche Geschke. Ironia della sorte: Simon parte cercando la vittoria nel punto in cui crollerà Adam, il gemello (arriverà a 24’). Dice Simon: «Sono uscito presto dall’alta classifica e adesso posso correre in libertà, come preferisco. Ho fatto bene a muovermi con tanto anticipo, nel gruppetto non c’era intesa».

Nella maxifuga, 36 corridori, tutte le squadre rappresentate tranne Deceuninck, Ineos e Lotto-Soudal. Corridori assortiti. Cacciatori di tappe: Caruso, Pello Bilbao, Gallopin, Geschke. Grandi delusi alla ricerca del cono di luce: Nibali, Bardet, Quintana, Dan Martin. E Simon Yates, il relativamente deluso che però ha già una tappa in tasca e ne aggiungerà un’altra più bella ancora, a dimostrazione che la felicità bisogna andarla a cercare. Nella maxifuga c’è pure Guillaume Martin, il ciclista filosofo. In questi giorni al festival del teatro di Avignone va in scena un suo atto unico, intitolato “Platon versus Platoche”. Gli piacerebbe essere là ma deve essere qui. Mentre Nibali deve essere qui, non si sa ancora per quanto tempo, ma gli piacerebbe essere altrove, un altrove che si può riassumere in: dappertutto ma non al Tour. La sua presenza è pura illusione, non tiene neanche le ruote dei velocisti, arriva con mezz’ora sul groppone ma ormai non ha più importanza. Resiste di più Ciccone, «ma il dolore alla schiena non è passato, la testa mi dice di andare e poi vince il dolore». Aru ha chiuso poco dopo i pezzi grossi, sta correndo un Tour dignitoso, fa quello che può. Quanto a Nibali, il suo è un Tour in grigio e silenzio, come le poesie dei crepuscolari. Non aveva fatto promesse alla vigilia, era stato sul vago. Dopo due settimane è sul gradino 53 della classifica, staccato di 1h17’50”, non un bel vedere. Ma almeno ha l’alibi del Giro. Bardet nemmeno quello, la sua stagione era tutta incentrata sul Tour, il tonfo più clamoroso è il suo.

Dopo due settimane ho l’impressione, che le Alpi magari smentiranno, che questo Tour sia più una battaglia tra singoli che tra squadre. Dopo 20 anni di rulli compressori (prima la squadra di Armstrong, poi la Sky di Wiggins, Froome, Thomas, avevano sequestrato la corsa e reso impossibile un attacco alla maglia gialla) adesso il lavoro di squadra c’è, ma finisce prima. È una sfida tra capitani, tutti con un luogotenente tranne Alaphilippe, che ieri ha perso per strada Mas, senza energie per un virus intestinale e arrivato a 31’. «Ho ancora la maglia ed era l’obiettivo primario. Ho affrontato i Pirenei con 2’12” su Thomas e conservo 1’35”. Non sono crollato. Aspettate qualche giorno, ma non posso negare che la stanchezza cominci a farsi sentire. Ho speso moltissime energie ma ne valeva la pena, sono ugualmente felice. E sarò felice se Pinot dovesse vincere il Tour. È un grande». Ecco Pinot: «Il freddo e la pioggia sono miei alleati. Avevo deciso di partire da lontano per fare la differenza, gli ultimi chilometri non erano molto duri. Prossimo obiettivo: continuare la risalita». Fino a dove? Azzardo che sarà una questione tra lui e Bernal. Ecco Bernal: «Ho parlato con Thomas sul Péguère, mi ha detto di non avere buone sensazioni. È stato onesto. E alla fine ha perso poco. Sia chiaro che io non corro contro di lui, ma contro gli altri». Thomas: «Per me è stata una buona giornata. E sulle Alpi può succedere di tutto». Poco ma garantito.